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Forse Tiziana si poteva salvare: da mesi a Casalnuovo un centro contro il cyberbullismo

Sono 20 i casi trattati nella città della ragazza suicida, 7 a Pomigliano dove è attivo lo sportello antiviolenza.

Lo sappiamo tutti: la storia, anche quella tragica di Tiziana, non si fa con i se o con i ma. Intanto una sensazione tra il dispiaciuto e lo stizzito attraversa il corpo quando vieni a sapere che da alcuni mesi, precisamente da aprile, proprio a Casalnuovo è operativa una struttura ultra professionale contro il “cyberbullismo”, contro i nuovi boia della cattiveria via internet che si nascondono nel web, magari dietro identità anonime che diventano formidabili armi per insultare e abusare delle persone più fragili. Tiziana Cantone però, che per ironia della sorte aveva la mamma che lavora da decenni nel municipio di Casalnuovo e che da molto tempo stava subendo le conseguenze della malignità digitale, non si è mai rivolta a questa struttura, cioè a questo attrezzato sportello comunale, un servizio formato da psicologi e sociologi che è costantemente in contatto con le scuole della zona. Un servizio sociale unico nel suo genere. Tutt’attorno non c’è un esempio simile. Niente di niente di questo tipo ad Afragola, Acerra, Castello di Cisterna, Casoria. Niente del genere nemmeno nella stessa Mugnano, dove la giovane donna ha vissuto per tanto tempo. Un qualcosa di molto vicino all’esperienza di Casalnuovo esiste anche nella vicina Pomigliano, dove c’è uno sportello anti violenza coordinato con le mamme dell’associazione “Sbulloniamoci”. Attualmente questo servizio di assistenza municipale sta aiutando a Casalnuovo 20 tra ragazzi e ragazze. A Pomigliano sono 7 i giovani assistiti. “Si – conferma la vicesindaco e assessore alle politiche sociali, Nicoletta Romano – tutti i ragazzi che hanno bisogno di aiuto nel nostro comune possono rivolgersi agli psicologi, senza pagare nulla. Attualmente stiamo trattando più di venti casi. Le età variano dai 14 ai 30 anni. “Stiamo trattando anche vicende di isolamento – aggiunge Romano – abbiamo creato un centro, un luogo fisico in cui effettuare l’accompagnamento”. 30 anni: l’età di Tiziana. “Purtroppo lei non si è mai rivolta a noi – conclude l’amministratrice locale – c’è però – chiarisce la vicesindaco – da considerare il fatto che in questi casi bisogna combattere soprattutto contro l’auto isolamento che le vittime di questo fenomeno spesso si impongono allo scopo di tagliare con tutto ciò che le circonda”. Adesso si tenta di impedire il peggio. Ieri la mamma della ragazza, Teresa Giglio, dipendente dell’ufficio anagrafe del comune di Casalnuovo, durante il funerale della figlia è svenuta tra volte, l’ultima nel cimitero in cui è stata tumulata la ragazza. “Comunque la mamma di Tiziana non resterà sola – promette il sindaco di Casalnuovo, Massimo Pelliccia – abbiamo già provveduto per il funerale e provvederemo anche in seguito. Metteremo in campo tutta una serie di iniziative. In questi due giorni abbiamo pianificato con la famiglia Giglio il da farsi e lo faremo con loro anche nei prossimi giorni. Il nostro obiettivo è prendere iniziative allo scopo di premere sulle istituzioni nazionali, nelle mani delle quali c’è il destino dell’uso che è necessario fare del web”. Un contesto difficile. L’altro giorno, proprio quando Tiziana si è uccisa, alcuni trentenni di questo territorio hanno condannato comunque la giovane suicida. Generazioni difficili caratterizzate da una durezza ai limiti del cinismo. “Le generazioni di oggi – ribatte Pelliccia – vivono la quotidianità come se tutto fosse possibile e spesso cadono nell’illegalità. Noi, lo ripeto, stiamo facendo qualcosa con la struttura contro il cyberbullismo, che abbiamo presentato grazie all’ausilio di alti esponenti della polizia di Stato, i quali qui ci hanno spiegato, e lo hanno detto soprattutto ai ragazzi, la pericolosità del web. Ma faremo tanto altro, insieme a Teresa”. Durezza, cinismo, spietatezza. Anche a Casalnuovo, dove Tiziana è nata senza essere cresciuta da un padre, che ha abbandonato la famiglia quasi subito. Coetanei senza pietà, senza capacità di comprendere fino in fondo l’altro. E poi tanta gente quantomeno “distratta”, poco partecipe. Ieri al funerale della ragazza c’erano solo la sua già poco numerosa famiglia e i colleghi di lavoro di mamma Teresa, i dipendenti del comune. Un funerale dunque subito dimenticato, peraltro preceduto da una più che inopportuna protesta dei commercianti, che qualche ora prima dell’arrivo del feretro della giovane suicida hanno bloccato con un picchetto proprio la strada che porta alla chiesa, il corso Umberto. Motivo: le multe comminate dai vigili ai loro clienti che parcheggiano in divieto di sosta e i lavori di ristrutturazione della città che stanno creando forti disagi agi affari. Quindi il presidio degli esercenti sotto le mura del municipio. Sui volantini dei commercianti c’era una bara. Nessun riferimento alla morte di Tiziana però. Il simbolo funebre era riferito alla morte del commercio in città. “Non è vero che abbiamo fatto la protesta per approfittare dell’eco mediatica del suicidio della ragazza – la replica di un barista sceso sul piede di guerra – il fatto è che proprio ieri i vigili urbani hanno fatto una raffica di multe ai nostri clienti che hanno parcheggiato l’auto davanti ai nostri negozi. Per cui oggi dovevamo protestare”. Reazioni contingenti. Ma nessun pensiero a tutto quello che sta succedendo attorno al caso Cantone. Dopo il picchetto i commercianti hanno anche dato il via a una serrata. Non tutti però. “No, non tutti – hanno spiegato – perché altri colleghi sono trattati dall’amministrazione comunale, che non multa i clienti di molti altri negozi. I nostri si però…”. Ieri è stata davvero una giornata di lutto strana a Casalnuovo, quasi surreale. A un certo punto, mentre gli esercenti inviperiti mettevano in scena la loro protesta, un operaio è caduto da alcuni metri di altezza, mentre effettuava una riparazione a un edificio piazzato davanti alla chiesa di San Giacomo. L’uomo è rimasto steso a terra per un bel po’. Nulla di grave comunque, solo una contusione: “Ma è meglio che non mi muovo da qui, mi fa male…”.

 

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