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Fiat Pomigliano, la doccia fredda: niente più contratti di solidarietà. Lavoratori in cassa integrazione a zero ore. E ora torna la paura

Serpeggiano timori attorno alla situazione occupazionale e produttiva nella fabbrica più importante del Mezzogiorno che è anche, per fondati motivi sindacali, la più importante d’Italia, la FCA ex Fiat di Pomigliano. Ieri la multinazionale guidata dall’amministratore delegato Sergio Marchionne ha infatti annunciato ai sindacati firmatari del contratto specifico che non intende più adottare i contratti di solidarietà, così come era stato invece fatto finora, dal 2015, per oltre 3200 dei 4600 addetti dell’impianto. Scatterà dunque la cassa integrazione a zero ore per un anno dal primo luglio prossimo per tutti gli addetti dello stabilimento di Pomigliano, che sono 4320, e per i 280 del reparto logistico di Nola, in pianta organica insieme ai colleghi della fabbrica pomiglianese, fabbrica in cui dal dicembre del 2011 si produce la Panda. La cassa a zero ore “straordinaria per riorganizzazione” coinvolgerà per un anno, fino al 30 giugno 2019, i 4600 addetti napoletani ma sarà, secondo indiscrezioni, puntata in particolare sui lavoratori non direttamente impegnati nelle produzioni Panda, che attualmente sono circa 2000. Lavoratori che dunque con ogni probabilità non saranno impiegati nella realizzazione del nuovo modello premium, vettura che sostituirà la Panda, la cui nuova versione sarà prodotta in Polonia. Intanto questa notizia è sicuramente una doccia fredda dal punto di vista politico soprattutto per i sindacati firmatari dell’accordo Panda e del conseguente contratto specifico aziendale, che proprio da Pomigliano prese le mosse attraverso lo storico quanto drammatico referendum del 22 giugno 2010 con cui l’ad Marchionne chiese agli operai di Pomigliano il si alla fuoriuscita dalla contrattazione nazionale e alla creazione di un contratto specifico aziendale in grado di far applicare maggiore flessibilità organizzativa e salariale e di far regolamentare lo strumento dello sciopero in chiave più restrittiva rispetto a quanto consentito dal contratto nazionale dei metalmeccanici. A ogni modo il 62 % dei lavoratori di Pomigliano approvò la richiesta aziendale. Ma la Fiom non firmò il nuovo contratto e quindi i suoi iscritti e delegati furono estromessi dalla fabbrica di Pomigliano. Ci volle una sentenza della Corte Costituzionale per farli rientrare nello stabilimento e per restituire loro le funzioni sindacali. Nel frattempo la sola produzione Panda non ha potuto dare una risposta sufficiente ai livelli occupazionali per cui gli oltre 2mila esuberi dell’impianto di Pomigliano e di quello di Nola sono stati gestiti negli ultimi tre anni con i contratti di solidarietà, che hanno consentito salari più dignitosi rispetto a quelli della cassa integrazione applicata dal 2010 al 2014 e una sia pur sporadica rotazione al lavoro in fabbrica. Ora però torna lo spettro della cig a zero ore. Eppure erano stati proprio i sindacati dell’accordo Panda a sostenere che quest’anno i contratti di solidarietà sarebbero stati prorogati fino all’estate del 2019. Non è stato affatto così.  Si spera nel frattempo nell’arrivo a Pomigliano di due nuovi modelli di vetture da produrre, il solo antidoto agli esuberi. Intanto per domani, alle 10 e 30, i sindacati firmatari sono stati convocati nella sede romana di FCA. Oggetto: discutere il caso Pomigliano.

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