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Il successo della “Casa vinicola Giuseppe Scala” di Resina, produttrice di vari tipi di “lacrima”. La guerra dei dazi con la Francia e l’ affinamento del “lacrima spumante” presentato a Resina nel 1890. L’interesse dei banchieri Meuricoffre per l’esportazione dei vini “lacrima”. Presente nell’ Esposizione anche l’olio del Vesuvio. Una ditta di Ancona dichiara di produrre “maccheroni ad uso Napoli”.

 

La “Casa vinicola” di Giuseppe Scala, che aveva sede in Resina, ottenne medaglie e riconoscimenti nell’Esposizione Universale di Vienna, soprattutto per il “lacrima Christi” bianco e per il “lacrima rosso di Torre”: ma anche gli altri vini presentati dalla “Casa”, il “Gragnano”, il “lacrima spumante”, il “Capri” bianco e il “Capri” rosso vennero apprezzati dalla giuria e dal pubblico.  Il “Capri” bianco aveva conquistato la medaglia d’oro già all’Esposizione Universale di Parigi del 1867. I giurati lodarono anche la forma delle bottiglie, la raffinatezza delle etichette e l’alta qualità delle locandine pubblicitarie: la “Casa” aveva messo in mostra una confezione di 12 bottiglie, venduta, a seconda del vino, da lire 15 a lire 38. Gli eredi di Giuseppe Scala, i fratelli Raffaele, Giovanni e Vincenzo, portarono a compimento il progetto del fondatore della “Casa” di affinare il “lacrima spumante” seguendo le indicazioni di Giuseppe Frojo, che ai vini “napoletani” aveva già dedicato libri importanti. Il nuovo “lacrima spumante” venne presentato nel 1890, nello “stabilimento” di Resina, durante una “festa enologica” a cui parteciparono tutti i membri del “Comizio Agrario “ di Castellammare, il Presidente Fedele De Siervo, Giuseppe Frojo, Oreste Bordiga, Luigi Savastano che nel 1884 aveva pubblicato il fondamentale studio sulla “Cimatura delle viti” e gli amministratori della ditta Meuricoffre che da almeno dieci anni aveva aggiunto anche il commercio del vino a quello dell’olio e della canapa –  è utile ricordare che rimaneva centrale l’attività nel mercato finanziario – e aveva curato l’esportazione negli Stati Uniti e nel “Levante” dei “lacrima” della “Casa Vitiello e Torrese” di Torre del Greco e della “Casa Roux” di Napoli.

Guidati da Giuseppe Frojo, i giornalisti presenti notarono la novità tecnologica dei fusti da 400 hl., che impedivano all’odore del vino di diffondersi per i locali dello stabilimento, la modernità delle macchine impiegate nelle operazioni di travaso e di filtraggio, la destrezza degli operai incaricati di selezionare le uve, in gran parte fornite dai viticultori di Bosco e di Terzigno. Giuseppe Frojo spiegò che la “sciampagnizzazione del vino” era il risultato di un processo naturale, e non l’effetto dell’ “immissione forzata di acido carbonico, che fa del vino una gassosa qualunque, più o meno buona”. Bisogna dire che l’attenzione dei produttori italiani per i vini “spumanti” era anche la conseguenza della dura politica protezionistica che dal 1886 i Francesi avevano adottato contro i nostri vini, provocando, per reazione, l’inasprimento dei dazi sulle importazioni in Italia dello “champagne”. E infatti un giornalista, che era presente alla “festa”, raccontò il giorno dopo ai lettori che grazie agli Scala, definiti “i cantinieri d’Europa”, i vini del Vesuvio venivano esportati in Inghilterra, in Argentina e negli Stati Uniti e che il “lacrima spumante è destinato a combattere e a sostituire lo sciampagna per ora in Italia, in seguito, chi sa, anche fuori. Ciò deve confortare l’amor proprio di noi Italiani..”.Partecipò all’ Esposizione Universale di Vienna, attirando l’attenzione dei mercanti inglesi, austriaci e tedeschi anche l’oleificio di Matteo Capone che aveva sede a Salerno, ma che acquistava cospicue quantità di olive vesuviane, coltivate dai Contaldi di Terzigno nella Masseria del Mauro.. E infatti la ditta Capone non legò al territorio di Salerno l’olio presentato all’Esposizione, ma lo definì genericamente “olio campano”. Ricordiamo anche che nel 1888 l’olio di Angelo Sangiovanni, enfiteuta della Masseria Masche al Mauro, conquistò il diploma d’onore al Concorso di Castellammare, organizzato dall’Istituto Agrario di Portici.

Non possiamo non ricordare che tra gli espositori di Vienna c’erano anche Nicola Montagna di Marigliano che ricavava olio dai “residui di granone”, Filippo Somma di Napoli che produceva maccheroni, e Giovanni Metter, che era di Ancona, ma si dichiarava “fabbricante di maccheroni ad uso Napoli”: e l’”uso” si riferiva alla forma – ziti e vermicelli- , alle farine e alla lavorazione dell’impasto.