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Le innovazioni introdotte da Andrea Galliano nella produzione di vini e di liquori. L’attenzione per i liquori che erano di moda nei bistrot e nei salotti della “Belle ‘Epoque”. La cura dei manifesti, delle etichette e della forma delle bottiglie: celebre la bottiglia del “mandarino”, che aveva la forma di mandarino. I numerosi premi conquistati in tutta Europa. Erede della “Galliano” fu la “Pisanti”.

 

Quando, negli anni ’70 dell’Ottocento,  Andrea Galliano venne da Cuneo a Ottajano per fondare la distilleria che sarebbe diventata famosa in tutta Europa, la storia dei “liquoristi” e dei distillatori ottajanesi e vesuviani era già una storia antica e prestigiosa, grazie a un territorio che era un “paradiso” di vini e di “essenze”, e grazie alle innovazioni tecniche introdotte dai Principi di Ottajano, dai Caracciolo di Torchiarolo e dai produttori sommesi. Andrea Galliano arricchì la sua “arte” di liquorista stringendo relazioni prima commerciali e poi famigliari con Salvatore Ascione, un importante “liquorista” che col vermouth prodotto nelle sue distillerie di Barra e del Molo Piccolo a Napoli conquistò la medaglia d’ oro a Filadelfia nel 1876 e a Melbourne nel 1881, e quella d’argento a Liverpool nel 1887 e a Bruxelles l’anno dopo. Ma Galliano trasformò radicalmente l’intero sistema produttivo. Prima di tutto, ampliò il listino dei liquori, puntando su quei liquori che erano diventati protagonisti nei salotti e nei bistrot della “ Belle ‘Epoque”: la prunelle,  l’anisette, il curaçao speciale, imbottigliato in cruche, la lunga brocca cilindrica di terracotta, simbolo dei pirati dei Caraibi, e puntò, con una intuizione geniale, sulla raffinatezza di un liquore tipicamente “vesuviano”, il mandarino, offerto in bottiglie “di mia invenzione – scrive Galliano – a forma del frutto“: e avverte che il “liquore, rinomatissimo, è ricercato dal mondo elegante, che conserva sempre il suo aroma come fosse fresco, che il marchio è depositato in tutti gli Stati che hanno aderito alla Convenzione Internazionale di Berna, e che bisogna guardarsi dalle contraffazioni di disonesti speculatori” (v. l’immagine che apre l’articolo). Ai liquori Galliano  aggiunse i vini: il “madera”, che gli veniva fornito dai Bifulco di Terzigno, diventati anche importatori di vini stranieri, il “capri rosso” e il “capri bianco”, i vari tipi di “lacrima” e quello “spumante “Marca Stella” che conquistò la “Grande Medaglia” d’oro alla Esposizione Universale di Parigi del 1900, . A Parigi anche il “mandarino” meritò la medaglia d’oro, confermata cinque anni dopo all’ Esposizione Universale di Liegi. E’ lungo l’elenco dei premi assegnati ai liquori e ai vini della “Galliano”: medaglie d’oro e diplomi nel 1893 a Bruxelles, nel 1895 a Roma, nel 1899 a Nizza e a Genova. In tutte le motivazioni venivano elogiate la qualità dei prodotti, la “novità” delle bottiglie e l’ “eleganza” delle etichette e dei manifesti. Quanto importante fosse per Andrea Galliano la presentazione al pubblico dei liquori e dei vini della ditta è dimostrato dal fatto che egli fece stampare i cataloghi alle Arti Grafiche Bertarelli di Milano, l’officina tipografica più importante d’Italia, che commissionava i disegni e le immagini dei manifesti e delle “plaquettes” a pittori e a grafici di grande nome, come Leonetto Cappiello e Marcello Dudovich. Una cura particolare Andrea Galliano dedicò anche alla struttura delle “cantine” e alla scelta del legno per le botti e i “vasi”: ai suoi “bottai” egli faceva usare solo legno di “cerro giovane” – le selve di Ottajano ne erano ricche -, perché questo legno non trasmette ai vini il “cattivo odore e sapore che dicesi “gusto di botte”, il quale ne scema il valore”.I saloni del palazzo che ospitava gli uffici e le “cantine” della Ditta vennero aperti dalla famiglia Galliano a “serate” in cui si esibivano attori, cantanti e musicisti di grande nome: e bisogna dire che la “Pisanti” ereditò dalla Galliano  non solo il palazzo, il patrimonio tecnico e i vasti spazi del mercato italiano e europeo, ma anche l’interesse per le manifestazioni di arte e di cultura.

La famiglia Galliano abitava in una villa che si affacciava “sul luogo detto Croce Pistone”(oggi Piazza Durelli):  il “giardino” si estendeva fino a piazza San Lorenzo ed era “un vero e proprio luogo di delizie. Il Galliano avendo bisogno di agrumi per la sua industria, ne aveva fatto venire le più distinte e pregiate specialità, piantandole con il sistema che si tiene a Sorrento e concimandole con i concimi speciali e costosi i quali si usano nella costiera ligure…Vi erano inoltre molte viti che davano già uve prelibate, e una estesa piantagione a pere “spadone” e “Martiusech… simmetrici e eleganti viali, sedili di marmo e di pietrarsa, spiccanti tra i roseti ed altre pregiate piante di fiori deliziavano la vista e facevano gustare quel dolce benessere che si suscita in noi innanzi al lusso che a mezzo delle piante e dei fiori suole la natura sfoggiare” (Commissione per i danni vesuviani, relazione del 10 aprile 1910).