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Perdonate il gioco di parole, ma gli aggiornamenti quotidiani, inevitabili più che indispensabili, tendono a riportare un “andazzo” più che una tendenza: parlando di situazione epidemiologica, questo diventa un problema (tutto mediatico), tant’è che la disciplina biomedica dell’epidemiologia si avvale della statistica per provare a “spiegarsi”.

Come abbiamo riportato anche noi ieri sera, il dato del rapporto tra i positivi e i casi testati è in peggioramento: tra l’11 novembre e il 12 novembre si è passati, infatti, da un’incidenza del 26,1% a una del 28,5% (a tal proposito va considerato che i rapporti positivi/tamponi e positivi/persone testate ora si alzano anche per via dell’uso dei test rapidi antigenici, non contati come tamponi, ma confermati con l’esame molecolare quando positivi).
In media abbiamo avuto in Italia 485 decessi al giorno negli ultimi sette giorni, e 296 nei sette giorni precedenti. Nelle ultime ventiquattro ore 89 italiani sono entrati in terapia intensiva: il totale, al momento, ne conta 3.170 occupate. I ricoverati con sintomi sono 29.873 e solo ieri l’incremento ha fatto segnare un +429. Abbiamo oltre mezzo milione di persone (602.011) in isolamento domiciliare: 21.178 lo sono da ieri. Eppure solo ieri 15.645 persone sono state dimesse dai presidi ospedalieri e sono ritenute guarite dal sistema sanitario nazionale.

Tutti questi numeri per arrivare alle parole. Quelle del dott. Paolo Spada, che nel suo aggiornamento ottimista sulla tendenza, commenta: “Ce la stiamo facendo ad appiattire la curva. Molte province, anche tra le più colpite, frenano la corsa. Le misure funzionano, la resistenza paga”.
Come illustra Scienza in rete, Paolo Spada è medico, chirurgo vascolare, e opera dal 1997 presso l’Humanitas Research Hospital di Milano, Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico, centro di ricerca e sede dell’Humanitas University. Esperto di algoritmi applicati alla medicina, Spada pubblica dall’inizio dell’epidemia COVID-19 quotidiani report, con particolare focus sui dati del contagio.

Nel bollettino pubblicato ieri sera da Spada e dal suo team, il medico ha sottolineato, non senza sorpresa, l’atteggiamento di alcuni media che sembrano insistere nel voler riportare solo un aspetto dell’attuale emergenza sanitaria legata alla pandemia. “Nonostante alcuni TG insistano a distribuire panico – scrive la squadra di Pillole di Ottimismo – sono molti i media che finalmente riconoscono i segni della frenata della curva dei contagi, che sommessamente abbiamo evidenziato nei giorni scorsi. Non si tratta ancora di un calo, ma di una inequivocabile traiettoria che sta portando questa seconda ondata a rallentare progressivamente la salita sino al picco, già raggiunto o molto vicino in alcune province, più lontano per altre. Non significa quindi che la situazione sia rosea, tutt’altro, ma che si avvertono chiaramente i segni dell’azione delle prime misure adottate (e che ragionevolmente si sentirà a breve anche l’effetto delle ultime). Se non si accetta questa evidenza, o si nega esplicitamente, non sorprende che la chiusura totale sia avvertita come provvedimento inevitabile (salvo poi ricordare, magari nello stesso notiziario, gli effetti devastanti del rallentamento economico sull’economia, sul lavoro, sulle famiglie: e dunque?)”.

Parole che sembrano sostenere l’attuale linea del governo, in particolare quella del premier Conte, che a molti invece sembra un azzardo: non sono pochi, ormai, a chiamare il lockdown, eppure il Presidente del Consiglio tiene, difendendo a spada tratta la scelta di intervenire localmente con misure diversificate e, probabilmente, affidandosi alla traiettoria di cui parlava il dott. Spada: una curva che quotidianamente sale, tesa a raggiungere un picco che è prossimo, per poi lentamente tornare a scendere. Una prospettiva che già si intravede, a detta degli esperti, e che quindi chiama la popolazione a un’ultima, strenua resistenza.
Una resistenza che miete vittime.

“Certo che negli ospedali siamo in difficoltà. Certo che la gente muore. Nessuno qui vuole minimizzare il dramma, le perdite, l’incredibile affanno di chi deve far fronte. Ma capite l’importanza di aver resistito senza arrenderci? Di aver appiattito la curva, senza cedere su tutta la linea, fermare il lavoro, chiudere le scuole? È il risultato dello sforzo di tutti noi, e non è cosa da poco. Stiamo fermando la corsa del virus, siamo a un passo, lo stiamo facendo, tutti noi”, conclude Spada la sua pillola di ottimismo.

E che i media e l’informazione possano dare una grande mano al messaggio dei numeri, è indubbio. “Sono per la chirurgia etica: bisogna rifarsi il senno”, soleva dire Alessandro Bergonzoni. L’auspicio è che, al netto delle inderogabili vicissitudini da raccontare, ci si premuri di svolgere un lavoro eticamente corretto, non solo esteticamente tale.
Anche perché, come si legge altrove, forse una certa malasanità sta facendo anche più vittime del Covid: una volta fuori dalla pandemia, sapremo puntare i riflettori su questa cronica e letale carenza generica della prestazione dei servizi professionali rispetto alle loro capacità? Trovare magari i colpevoli (incompetenti che diventano leader) e finalmente condannarli?

E che la mascherina non diventi un bavaglio.