CONDIVIDI

In base all’inchiesta il figlio di un boss a 28 anni comandava una grossa e redditizia paranza della droga zeppa di giovani poco più che adolescenti, gregari e pusher. Uno strapotere locale che avrebbe dato alla testa al rampollo del capoclan fino a spingerlo a permettersi il “lusso” di violentare una minorenne, una bella ragazza di appena 16 anni, sotto le mura del Castello di Acerra, all’aperto, in pieno centro, praticamente davanti a tutti. E così Pasquale Di Buono, che ora ha trent’anni, ieri ha ricevuto in carcere dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli un’ordinanza di custodia cautelare che contiene una doppia accusa: associazione di stampo mafioso finalizzata allo smercio di ogni sorta di stupefacente e violenza sessuale ai danni di minore. Con l’accusa di essersi reso complice dell’abuso c’è anche un altro giovane, un 19enne indicato come il “gancio” di Di Buono. E’ sfuggito alla cattura. Ora è latitante. Risalgono al periodo tra il febbraio e il maggio del 2018 i fatti contestati a seguito delle indagini dei carabinieri della stazione di Acerra, diretti dal maresciallo Giovanni Caccavale, e dei capitani Ugo Mercurio e Marco Califano, rispettivamente a capo del nucleo radiomobile e della compagnia di Castello di Cisterna. Per l’accusa di associazione camorristica e spaccio di droga ieri all’alba sono stati arrestati a casa loro quattro presunti fiancheggiatori di Pasquale Di Buono. Si tratta di Pasquale Cozzolino, 37 anni, un affiliato che aveva il compito di smerciare al dettaglio le sostanze stupefacenti, Laurenc Lica, 22 anni, pusher di origine rumena, Gennaro Montano, 20 anni, stretto collaboratore di Di Buono accusato di gestire il traffico delle droghe pesanti, Giovanni Parità, 27 anni, un procacciatore di “clienti”. Rosario Esposito Soriano, 25 anni, accusato di avere il compito di procacciare clienti e di nascondere e vendere la droga, ha invece ricevuto dalla DDA un’ordinanza di divieto di dimora. L’ordinanza di custodia cautelare è stata emessa anche dalla Procura per i Minorenni di Napoli. L’accusa di violenza sessuale ora infatti pende sul groppone non solo di Pasquale Di Buono ma anche di un suo fiancheggiatore, un giovane di Acerra per il quale è scattato l’ordine di arresto. Ma il ragazzo, un nipote di Di Buono, minorenne all’epoca dei fatti, si è reso latitante. E’ scappato. La vicenda della violenza è scaturita dall’attività investigativa dei carabinieri, intercettazioni telefoniche e pedinamenti. La vittima infatti non ha denunciato nulla. G.G., ora 18enne, un’avvenente ragazza di Acerra, quando ha subito la violenza sessuale aveva solo 16 anni. Una ragazza talmente bella da suscitare il veleno dei soliti odiatori seriali, che su Facebook ieri hanno scritto che “se la sarebbe cercata perché è una poco di buono”. La giovanissima sarebbe stata violentata una sera della primavera del 2018 durante una delle solite affollate e caotiche riunioni dei “guaglioni” del paese nella rinnovata piazza del Castello Baronale, sotto le mura del grande monumento medievale. Una violenza che però si sarebbe consumata nella più completa omertà. Pasquale Di Buono è il fratello di Antonio, in carcere con l’accusa di associazione mafiosa, ed è il figlio del boss Vincenzo, 55 anni, capoclan dei cosiddetti “Marcianisielli” catturato dai carabinieri a Cardito due anni fa.  Una famiglia che incute timore dunque. Da qui, sulla base delle accuse formulate dagli investigatori, la mancata denuncia del presunto stupro da parte della vittima e dei suoi genitori. A ogni modo i carabinieri, nel ricostruire la rete dello spaccio sono riusciti anche a far emergere questa brutta vicenda. Per quanto riguarda invece lo spaccio gli inquirenti parlano di ingenti quantitativi di hashish, cocaina e marijuana (parte dei quali sequestrati ), di piazze di spaccio localizzate nel centro storico e di un servizio capillare di consegna degli stupefacenti col metodo “porta a porta”: piccoli quantitativi di droga consegnati dai pusher direttamente a casa dei clienti.  Quantitativi spesso talmente minuti che consentivano agli spacciatori, in caso di controlli, di rivendicare la legge sulla detenzione della modica quantità e quindi di farla franca. Intanto molti dei clienti sono stati individuati dai carabinieri e segnalati alla Prefettura di Napoli come assuntori abituali di stupefacenti. Tutta questa indagine è scaturita dall’arresto di tre giovani componenti dell’organizzazione sorpresi durante la notte di Capodanno del 2018 con un fucile e alcuni quantitativi di droga.