Dialogare con i figli, oggi, significa riuscire a restare presenti in un mondo pieno di distrazioni, pressioni e stanchezza emotiva. Questo articolo esplora come ascolto, presenza e coerenza possano trasformare le conversazioni quotidiane con bambini e adolescenti, passando dal “dimmi cosa hai fatto” al “fammi capire come stai davvero”.
Ce lo regaliamo come nuovo auspicio, augurio ed impegno per il nuovo anno.
Ci sono sere in cui tuo figlio o tua figlia rientra, ti lancia un “tutto bene” al volo e si chiude in camera. Tu senti che non è davvero “tutto bene”, ma non sai da dove iniziare. Altre volte provi a fare domande e ti arrivano solo monosillabi, sguardi al telefono, sospiri. E nel frattempo, in sottofondo, una sensazione amara: “Forse sto sbagliando qualcosa, ma non so cosa”.
Essere genitori oggi significa muoversi in un equilibrio delicatissimo: vuoi essere presente ma non invadente, autorevole ma non autoritario, comprensivo ma non complice di tutto. E accettare consigli dall’esterno è difficile: chi non conosce la fatica reale di certe giornate rischia di sembrare teorico o giudicante.
Quello che propongo qui non è un manuale di perfezione genitoriale: è uno sguardo diverso sulla comunicazione con i figli, basato su tre pilastri concreti e allenabili: ascolto, presenza, coerenza. Non per avere figli “perfetti”, ma per costruire relazioni più solide, anche nei momenti di scontro.
Comunicazione e ascolto: oltre le parole “sto bene”
I figli, soprattutto preadolescenti e adolescenti, non sempre dicono quello che provano. Spesso lo mostrano: nel tono, nei silenzi, nei gesti.
Ascoltare davvero significa rallentare, sospendere il giudizio e fare spazio.
Se vuoi dire: “Mi interessa davvero come stai, non solo cosa fai”
Evita: Ma com’è andata? Tutto bene sì? Dai, su, non fare la tragedia per ogni cosa.
Prova così: Ti vedo un po’ giù stasera. Non ti chiedo di raccontarmi tutto se non te la senti, ma sappi che se vuoi parlare io ci sono, senza giudicarti.
La differenza è sottile ma enorme: nel primo caso il figlio si sente messo sotto pressione e minimizzato, nel secondo sente che ha uno spazio aperto, senza obbligo.
Comunicazione e presenza: esserci davvero, non solo “stare lì”
I figli percepiscono se ci siamo al cento per cento o se siamo fisicamente presenti ma mentalmente altrove, tra notifiche e pensieri di lavoro.
Presenza non significa passare tutto il tempo con loro, ma avere momenti in cui sanno che li stai davvero guardando e ascoltando.
Se vuoi dire: “Quello che mi racconti conta per me”
Evita: Parlami, ti ascolto, mentre scorri il telefono, rispondi alle mail o ti alzi mille volte.
Prova così: Adesso finisco questa cosa in dieci minuti, poi spengo tutto e sono solo per te. Se vuoi, mi racconti la tua giornata mentre ceniamo.
E poi mantieni ciò che hai promesso: spegni davvero il telefono, non interrompere ogni due minuti. In questo modo non stai solo “parlando con tuo figlio”: gli stai comunicando che ha un posto preciso nella tua agenda emotiva.
Comunicazione e coerenza: quello che fai pesa più di quello che dici
I figli imparano molto più da ciò che vedono che da ciò che sentono proclamare.
Se vuoi dire: “Il rispetto è importante”
Evita: Urlare al traffico, parlare male dei colleghi a tavola, alzare la voce per ogni minima cosa, e poi fare la lezione sul rispetto.
Prova così: Capita a tutti di perdere la pazienza. Quando ti rendi conto di aver alzato troppo il tono, puoi dire: Oggi ho esagerato, ero molto stanco e mi sono arrabbiato più del necessario. Mi dispiace. Il rispetto è importante anche da parte mia, non solo dalla vostra.
In questo modo non perdi autorevolezza, la rafforzi: mostri che anche gli adulti sbagliano, ma sono in grado di riconoscerlo e riparare.
Comunicazione genitori/figli: esempi pratici di dialogo quotidiano
Quando tuo figlio ha sbagliato.
Se vuoi dire: “Hai sbagliato, ma posso aiutarti a capire e rimediare”
Evita: Sei sempre il solito, non impari mai. Non ti rendi conto delle conseguenze delle tue azioni?
Prova così: Quello che è successo non va bene e ne parleremo con calma. Prima però voglio capire: cosa pensavi, cosa ti ha portato a fare questa scelta?
Messaggio implicito: non sei “sbagliato” come persona, ma alcune tue azioni vanno riviste.
Quando tuo figlio si chiude.
Se vuoi dire: “Ti rispetto anche quando non vuoi parlare”
Evita: Adesso mi dici cosa c’è, non esiste che fai così. Finché vivi in questa casa, si parla!
Prova così: Vedo che in questo momento non vuoi parlarne, lo rispetto. Sappi però che se e quando vorrai, io ci sono. Per me quello che provi conta, anche se non trovi le parole subito.
Quando vuoi trasmettere fiducia.
Se vuoi dire: “Credo in te, anche quando fatichi”
Evita: Se continui così non combinerai mai niente nella vita. Non ti impegni abbastanza.
Prova così: Vedo che in questo periodo fai più fatica. Non significa che non ce la farai, ma che forse serve un modo diverso. Vediamo insieme come posso aiutarti, ma l’impegno deve mettercelo anche tu.
Qui offri alleanza, non condanna.
Comunicazione genitori/figli: tre leve da ricordare ogni giorno
Ascolto: Mi sto davvero interessando a cosa prova mio figlio o sto solo cercando la risposta giusta da dare o la lezione da fare
Presenza: In questo momento sono con lui/lei al cento per cento o sto facendo tre cose insieme, mandandogli il messaggio che non è una priorità
Coerenza: Quello che faccio è allineato con ciò che predico oppure sto chiedendo a mio figlio comportamenti che io per primo non modello
Non esistono genitori perfetti, ma genitori che, passo dopo passo, imparano a comunicare in modo più consapevole. E questo, spesso, basta a cambiare la qualità del legame.
Simona Letizia Ilardo



