Da Sant’Anastasia al Kosovo, l’azienda casearia Beneduce regala un futuro agli orfani di guerra

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Questa mattina (sabato 11 settembre) nella sede del caseificio in via Eduardo De Filippo, l’inaugurazione in videoconferenza. Presenti autorità militari, civili e religiose. 

In Kosovo, un caseificio italiano che darà lavoro agli orfani di guerra. Un sogno realizzato, una sfida all’insegna della solidarietà: questa mattina, nella sede del caseificio Beneduce di via Eduardo De Filippo, ci si collegherà in videoconferenza con Leskoc, in Kosovo, per l’inaugurazione del caseificio «Beneduce – Casa Umbra», opera resa possibile dall’azienda dei fratelli Giuseppe e Antonio Beneduce e dal team di Military Police dell’Arma dei carabinieri in missione di pace alla base italiana di Pristina. Un’idea nata circa quattro anni fa e che oggi vedrà finalmente la luce. «Il nostro “viaggio” in Kosovo inizia nel 2018 – spiegano i titolari – grazie all’amicizia con il vicebrigadiere Sandro Capezzone all’epoca in servizio a Pristina». Così, cominciarono i contatti tra Sant’Anastasia e il Kosovo, tra l’azienda Beneduce e il team Military Police Msu di Pristina composto dal comandante maresciallo maggiore Giampaolo Clerico, dal maresciallo ordinario Alessio Borrelli, dal vicebrigadiere Dario Marsocci. L’obiettivo, nato da una chiacchierata e un incontro informale dinanzi ad un caffè, era ambizioso: realizzare un caseificio presso la la struttura di accoglienza «Casa Umbra» e dare così un aiuto concreto e duraturo alla struttura di Leskoc che accoglie i ragazzi rimasti da soli. L’idea iniziò a prendere forma e, a marzo 2018, Giuseppe Beneduce, con il figlio Daniele, partirono alla volta del Kosovo raggiungendo Casa Umbra in compagnia del team Military Police dei carabinieri. Il viaggio servì a compiere un’analisi preliminare, indispensabile per capire se e come si potesse realizzare un’azienda, definire l’acquisto dei macchinari, posizionare gli impianti e, soprattutto, per testare il latte proveniente dall’allevamento di Casa Umbra in tutte le sue fasi di trasformazione. La materia prima, insomma, c’era. Tutte le altre spese, per l’azienda che oggi si inaugura, sono state sostenute dalla famiglia Beneduce. Man mano il progetto di sviluppo dell’opera solidale prese forma, con il beneplacito del comandante del reggimento, colonnello Marco Di Stefano, e con l’aiuto e l’assistenza di altri carabinieri, il brigadiere capo Riccardo La Fauci, il brigadiere capo Maurizio Caserta e il brigadiere Sandro Podda. «Una volta giunti a Casa Umbra, trovammo l’accoglienza del responsabile Massimo e dei suoi ragazzi – ricordano i Beneduce – tutto sembrò possibile, realizzabile». Infatti, fu proprio così. A marzo dell’anno dopo, il 2019, Mirvete e Costantin, accompagnati da Fabiano di Casa Umbra, arrivarono a Sant’Anastasia, ospiti dei titolari del caseificio. Giorni di formazione a contatto diretto, con le materie e i macchinari che avrebbero poi dovuto usare per far partire la «loro» azienda. «Si sono impegnati tanto, e noi con loro», dicono i titolari. «Poi, nel maggio 2021, mentre il monto continuava a lottare contro la pandemia, abbiamo inviato in Kosovo uno dei ragazzi della nostra azienda, esperto di impianti e di trasformazione del latte, in maniera da effettuare gli ultimi controlli sulle attrezzature. Ed ecco, oggi tutto si compie». L’inaugurazione avverrà questa mattina in videoconferenza, con la sede dei maestri caseari Beneduce in collegamento con il nuovo impianto realizzato in Kosovo. Per l’evento di oggi è attesa la presenza del vescovo di Nola, Monsignor Francesco Marino, del sindaco di Sant’Anastasia Carmine Esposito e di moltissime altre autorità civili, militari e religiose. Start alle 9 per l’accoglienza, una visita guidata al caseficio, la proiezione di foto e video, il collegamento in videoconferenza con il caseificio «Casa Umbra», la benedizione e i vari interventi.  Non è solo frutto di solidarietà, il nuovo impianto in Kosovo che produrrà mozzarelle e altri prodotti caseari, è una missione, non si tratta soltanto di un’iniziativa caritatevole perché con quegli impianti, con l’azienda, con il tempo speso per formare chi ci lavorerà, si sta regalando a tanti giovani un futuro. «Non potremmo essere più felici di essere stati utili, di aver contribuito ad alimentare sogni e speranze dei giovani, sopravvissuti alla guerra, che ne faranno parte» – dice la famiglia Beneduce.