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Il dott. Michele Saviano che è stato sindaco di Ottaviano, dice  che la città deve tornare ad essere “la perla dei Paesi Vesuviani” celebrata dalla Serao. La necessità di dissolvere tutte le ombre del passato. Il turismo ambientale e il turismo culturale: la novità di un progetto che richiede la collaborazione sistematica delle istituzioni politiche, della scuola, delle associazioni. I giovani sono al centro della visione del dott. Saviano.

 

Il dott. Michele Saviano è, per carattere, un combattente di prima fila: e questa immagine a lui cara della “ battaglia in prima fila” l’ha usata anche nel “post” di qualche giorno fa, con il quale ci comunicava che, in qualità di segretario provinciale del “Cipe”, uno dei tre sindacati dei “pediatri di libera scelta”, aveva sottoscritto con i dirigenti dell’ Asl Napoli3 un protocollo d’intesa per il quale da lunedì 15 marzo i pediatri partecipano, con i medici di “Medicina Generale”, alla campagna di vaccinazione. Alla sensibilità generosa del medico, all’esperienza del politico e alla sincerità dell’Uomo che non sa né dissimulare, né mentire chiedo qual è la strada che Ottaviano dovrà imboccare per “risorgere” dal disastro assoluto provocato da questa pandemia. Egli mi risponde che, prima di tutto, non è giusto che la nostra città, “patria di tradizioni gastronomiche di enorme pregio, sede di una sontuosa dimora medicea,” posta al centro di un territorio che ha ispirato scrittori e pittori, debba essere ricordata quasi esclusivamente come culla della Nuova Camorra Organizzata”. Le caratteristiche del territorio vesuviano non consentono l’insediamento di un polo tecnologico e industriale: queste strutture, i corrispondenti sistemi produttivi e la connessa rete di strade e di linee ferroviarie hanno definitivamente trovato il loro “luogo” nella pianura tra Nola e Sarno, e dunque a Ottaviano non resta che affidare il proprio futuro a un progetto di turismo culturale che possa e sappia “conciliare la tutela dell’ambiente, lo sviluppo economico, la valorizzazione delle radici storiche e del patrimonio artistico con l’integrazione in un mondo sempre più interconnesso e globalizzato”. La politica locale ha il dovere, dice il dott. Saviano, di “costruire un sistema sociale che offra concrete prospettive al domani dei nostri giovani: solo in questo modo essi potranno affrancarsi dalla pesante ipoteca – che purtroppo grava su tutto il Mezzogiorno – di una malavita organizzata che mette radici robuste e profonde approfittando spesso anche del silenzio di chi produce e della lentezza delle istituzioni”. “La nostra Montagna – continua il dott. Saviano – negli ultimi anni devastata dagli incendi e troppo spesso abbandonata all’incuria, va protetta e posta al centro di un’idea politica e culturale: infinite risorse, economiche e sociali, potrebbero venire al nostro territorio dall’interazione con l’Ente Parco, dalla collocazione della nostra città all’interno di un percorso turistico  che si sviluppi non solo attraverso l’ambiente naturale del Somma- Vesuvio, ma anche lungo il patrimonio d’arte e di storia della Campania Felix. Insomma, bisogna scegliere un’opzione orientata verso un futuro che guardi al passato come radice ancora viva, e dunque come risorsa.”. Il “percorso turistico” disegnato dal dott. Saviano potrebbe sembrare troppo lungo e troppo ambizioso, ma invece ha una sua valida giustificazione: per esempio, è corretto, da ogni punto di vista, costruire un “percorso augusteo” che tocchi Ottaviano, Somma e Nola, e se dovessi spiegare a un gruppo di turisti il rapporto tra i Medici di Ottajano e gli artisti napoletani, li condurrei prima ad ammirare la scala e la facciata del Palazzo “disegnati” da Luca Vecchione e ciò che resta delle decorazioni “pompeiane” del Mozzillo, poi ci recheremmo nella piazza di San Gennarello a cogliere la bellezza del “San Gennaro” scolpito da Matteo Bottiglieri e, infine, partiremmo per Sorrento, perché nel Museo Correale ci sono i quadri e le porcellane che Angelica de’ Medici, una delle eredi del patrimonio di famiglia, portò, come dote,  dal palazzo di Ottajano nel palazzo del marito, il barone Correale. Questo turismo culturale a vasto raggio chiede il potenziamento della rete dei trasporti, “oggi largamente insufficiente”, e delle strutture ricettive, e impone di valorizzare, con tutti i mezzi messi a disposizione dai sistemi di comunicazione, “il nostro patrimonio di storia, di arte, di architettura”. Ma se i nostri giovani devono vivere di turismo culturale e ambientale, è necessario che le scuole di Ottaviano li preparino a questa attività: “A tale vocazione- dice il dott. Saviano – va improntata la formazione dei nostri giovani, in un percorso che sappia coinvolgere scuole, aziende e associazioni, per dar vita ad una visione comune sulla nostra Ottaviano possibile. Sono proprio loro, i nostri giovani, a dover cucire e indossare  questo abito nuovo di città futura; saranno loro, i giovani ottavanesi, le guide che scorteranno i visitatori alla scoperta delle nostre bellezze, che daranno nuova vita alle tradizioni manufatturiere e agroalimentari della nostra città, che proteggeranno questo equilibrio fragile da speculazioni e malgoverno.”. E il dottor Saviano conclude il nostro colloquio dichiarando che solo “una nuova alleanza tra buona politica, società produttiva, scuola e enti locali” consentirà agli Ottavianesi di conseguire un obiettivo “arduo, ma bellissimo: portare a nuova vita i nostri sentieri, le nostre chiese, le case e le pietre del nostro centro storico, i nostri vini, i nostri “piatti”, le nostre eccellenze e i nostri racconti, affinché Ottaviano sappia proiettarsi nel domani e, allo stesso tempo, tornare ad essere quella che Matilde Serao chiamò “la perla” dei Paesi Vesuviani”. Sì, è un obiettivo bellissimo.