Coronavirus, confermato il primo decesso all’ospedale di Nola

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Ospedale di Nola, Santa Maria della Pietà

Confermato poco fa anche dal sindaco di Ottaviano, Luca Capasso, il caso di una signora di 84 anni residente nel comune vesuviano, colpita dal Covid-19 e purtroppo deceduta ieri presso il Presidio Ospedaliero “Santa Maria della Pietà” di Nola.

L’anziana, che soffriva di ulteriori patologie, era giunta al pronto soccorso dell’ospedale nolano già in gravi condizioni: in seguito all’accertamento del decesso è stato effettuato anche il tampone che ha confermato il contagio da Coronavirus. Ad accompagnarla al pronto soccorso la figlia, residente al nord Italia ma a quanto pare non nella zona rossa, ormai sigillata dalle recenti e più restrittive disposizioni del governo. Come sottolineato anche dal sindaco Capasso, è stata adottata immediatamente la quarantena per i familiari e anche per i condomini dello stabile dove la signora abitava, a Ottaviano.

Dal nosocomio della città bruniana non trapelano ulteriori informazioni, soprattutto in merito alla effettiva attivazione della grande tenda all’esterno del pronto soccorso, indispensabile per attuare il pre-triage, orientamento comunicato dal presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, già alla fine di febbraio. L’ospedale da campo è stato allestito già nel pomeriggio del 1 marzo scorso, come annunciato dal sindaco di Nola Gaetano Minieri, ma servirebbe una maggiore efficacia nel costituire una zona per la terapia sub intensiva, al fine di agevolare il lavoro degli operatori sanitari che si dedicano esclusivamente al contagio.

Il cosiddetto triage, lo ricordiamo, è il metodo di valutazione e selezione immediata utilizzato per assegnare il grado di priorità del trattamento quando si è in presenza di molti pazienti, oppure quando si è in presenza di un’emergenza extraospedaliera e si deve valutare la gravità delle condizioni cliniche del paziente, proprio come nel caso dell’attuale contagio. In un pronto soccorso l’applicazione del triage è motivata dall’aumento progressivo delle persone che vi afferiscono, soprattutto di casi non urgenti. Così facendo è possibile razionalizzare i tempi di attesa in funzione delle necessità dei pazienti, utilizzando quale criterio di scelta le condizioni cliniche degli stessi e non il criterio dell’ordine di arrivo.

A tal proposito l’ufficio amministrativo dell’ospedale non rilascia dichiarazioni, ma sappiamo che è in corso la sanificazione del reparto che ha accolto la signora di Ottaviano, il pronto soccorso è stato temporaneamente chiuso ieri e le condizioni di salute dei dipendenti che hanno avuto a che fare con la paziente vengono monitorate costantemente: probabile anche per loro la quarantena. Il rischio più concreto è quello di una emergenza nell’emergenza, con la chiusura delle unità operative degli ospedali dedicate ai casi di urgenza: temporaneamente chiuso, ma già riaperto e sanificato anche il pronto soccorso del Cardarelli di Napoli, in seguito alla scoperta di un primario positivo al tampone. Vedremo se questo darà un input ulteriore  alla funzionalizzazione delle tendostrutture previste per la fase di pre-smistamento dei pazienti contagiati, magari adottando le buone pratiche già messe in campo altrove, anche nel nostro Paese.