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Stampato in numero limitato di copie, è uscito in questi giorni l’ultimo contributo di storiografia locale dedicato alla chiesa di Sant’Anna all’Oliveto in Cava dei Tirreni.  Gli autori – Carmine Di Domenico, Felice Marciano e Pasquale Marciano –  raccontano la storia artistica, culturale e sociale dell’edificio sacro.

 

Il libro esalta la storia artistica, culturale e sociale di questo sacro luogo, sorto da una costola della più antica chiesa di Santa Lucia tra il 1855 e il 1867. L’appellativo deriva, appunto, dall’omonima confraternita di Sant’Anna, già esistente nella chiesa matrice di Santa Lucia, alla quale le famiglie di quel luogo aggiunsero l’identificativo “all’Oliveto”. Il 6 aprile del 1918 il Vescovo di Cava e di Sarno, Mons. Luigi Lavitrano (1874-1950), con proprio decreto, concesse alla chiesa il titolo di parrocchia, nominando come primo parroco il reverendo Don Michele Giordano. Il tempio sorge, attualmente, sulla piccola altura che caratterizza il centro della frazione Sant’Anna, in un ambiente di carattere rurale e collinare, con abitazioni sparse tra i terreni coltivati. Il luogo è anche conosciuto in tutta Italia per la presenza dell’antico gruppo dei Trombonieri di Sant’Anna all’Oliveto, che con i loro cortei ci deliziano in tante manifestazioni. Oggi ha il primato di essere il sodalizio più antico di Cava de’ Tirreni.

Il Rev. Michele Giordano, comunque, tenne il possesso canonico dal 1919 fino al 1927, quando fu trasferito nella Collegiata di S. Maria Maggiore nella località Corpo di Cava. Il successore fu il Rev. Luigi Fasano. Seguirono in ordine di tempo: Mons. Carmine Di Domenico, Rev. Panfilo Spighi, Rev. Camillo Spadea,  Rev. Giuseppe Di Donato, Rev. Salvatore Convertino,  Rev. Salvatore D’Agostino, Rev. Carlo Papa, Rev. Attilio Razzano e, l’attuale parroco, Rev. Alessandro Buono. La facciata, in stile neoclassico e dall’aspetto di tempio greco, prospetta direttamente sulla strada, oltre la quale si apre una piazza trapezoidale aperta sulla valle metelliana, dove un tempo fu luogo di riposo del console romano Metello. Il restauro più importante fu quello del 1936, curato dal parroco Mons. Carmine Di Domenico e consistette nel consolidamento dell’intero edificio e nel  ripristino del tetto. Il volume in questione consta di 256 pagine ed è ricco di illustrazioni in bianco e nero: sono foto d’epoca che ripercorrono la storia locale attraverso immagini, processioni, personaggi locali, opere d’arte, affreschi, lapidi, documenti e così via. La prefazione è del parroco Don Alessandro Buono.