Operazione del Nas di Napoli anche in altri due caseifici, a Pomigliano e a Sant’Antimo.
Carenze igieniche nei luoghi adibiti alla produzione di mozzarelle e di altri latticini e mancata rintracciabilità dei prodotti. Con queste due motivazioni i carabinieri del Nas di Napoli, il Nucleo anti sofisticazioni, hanno fatto chiudere, insieme ai tecnici dell’Asl Napoli 3 sud, un grande caseificio nuovo di zecca, il caseificio Coppola di Castello di Cisterna, ubicato in via Selva, accanto alla sopraelevata dell’autostrada Napoli-Bari. La chiusura è stata disposta l’altro ieri per la seconda volta in quanto i responsabili dell’impianto, dopo la prima serrata decisa dai militari e dai tecnici dell’azienda sanitaria locale, il 15 gennaio scorso, avevano deciso di mantenere comunque aperto al pubblico il caseificio. Una condotta, questa dei titolari della struttura, che ha indotto io carabinieri a denunciarli a piede libero all’autorità giudiziaria per la sostanziale violazione dei sigilli. Secondo quanto riferito dai militari l’area in cui venivano prodotti i latticini nel caseificio Coppola presentava in alcuni punti un intonaco che cadeva a pezzi, cosa che non consente di realizzare prodotti così sensibili alle condizioni igieniche ambientali. Inoltre circa mezza tonnellata di latticini non risultavano tracciati e quindi rintracciabili. Questo quantitativo è stato sequestrato. Per lo stesso motivo ( la mancata rintracciabilità ) è stata sequestrata un’altra mezza tonnellata di latticini presso i caseifici “Nonno Crescenzo” di Pomigliano e “La Piramide” di Sant’ Antimo.



