CONDIVIDI

Secondo Beppe Grillo ai vecchi va tolto il diritto di votare, perché la loro saggezza sa solo di passato e non guarda al futuro: l’hanno già detto scrittori e filosofi. Ma ci sono dei vecchi che restano “giovani”. La prova dei  bucatini “allardiati”: nel lardo, nel peperoncino e nei bucatini ci sono le “virtù” che mantengono giovani i vecchi e consentono ad essi di aprire gli occhi sul futuro.  Viviani “cantò” la sofferenza quotidiana del capocomico che è costretto a far ridere ogni sera il pubblico con qualche novità. Annibale e i Romani.

 

Ingredienti: 500 gr. di bucatini; 200 gr. di lardo; , 400 gr,di pomodorini datterini; olio,una cipolla, un bicchiere di vino bianco, pecorino grattugiato; rosmarino; peperoncino; sale e pepe. Tagliate la cipolla alla “Julienne”, il lardo a listarelle o a dadini – il lardo non deve essere “allacciato” in crema -, il rosmarino e il peperoncino a frammenti e mettete il tutto in un tegame con poco olio, fate soffriggere a lungo, a fiamma dolce;  versate il vino bianco e fate sfumare; aggiungete i datterini e fate cuocere per venti minuti; poi scolate la pasta al dente, amalgamate il tutto e servite dopo aver sparso sul “piatto” una “punta” di pecorino e di pepe.

 

Non ci resta che ridere. Anche se non è facile.

 

Dunque, il signor Peppe Grillo ha proposto, tra il serio e il faceto, ma più vicino al serio, che ai vecchi venga tolto il diritto di voto: perché i loro interessi e le loro idee non corrispondono ai progetti e ai modi di vedere e di agire dei giovani. Contro di lui si è subito levata la rivolta delle chiacchiere, e tutti i parolai, malati di banalità, hanno ricordato, in tono sprezzante, che il Grillo è un comico, o tenta di essere un comico: e nel ricordarlo hanno dimostrato tutta la loro ignoranza, perché fior di filosofi come Epitteto, Humboldt e Nietzche hanno sentenziato che la nebbia del presente e la luce del futuro può svelarle agli uomini solo il genio comico. Qualcuno, più malizioso, ha citato i versi dedicati da Raffaele Viviani al “capocomico”, che per attirare il pubblico, cerca continuamente “le novità”: e nel cercarle “se spremme e se sfrutta”, insomma vive una vita infelice. Ma poi il signor Grillo cosa ha detto che non sia già stato detto? La saggezza dei vecchi? E’ costruita sul passato, guarda solo a ciò che fu, e non può né vedere, né immaginare il futuro: i vecchi non sono rivoluzionari: lo diceva Danton, che la rivoluzione l’aveva fatta. E il signor Grillo sa che i vecchi sono i nemici più terribili del giovane movimento che egli ha fondato, e che finalmente farà dell’Italia un nuovo Eldorado, e un vero Paese delle Meraviglie. La saggezza dei vecchi, poi, potrebbe essere un falso mito: confessava il Mencken: “quanto più invecchio, tanto più diffido della popolare dottrina che l’età porta saggezza.  Giovanni Verga notava che i giovani, avendo la memoria corta, guardano solo a oriente, dove sorge il sole, mentre i vecchi, che hanno visto tramontare il sole tante volte, volgono lo sguardo solo verso occidente. E Kafka, che dice? Dice che quasi tutti i vecchi nelle loro relazioni con i giovani sono infidi e bugiardi.Quando a Canne Annibale rivoluzionò l’arte della guerra, i Romani capirono che i loro condottieri anziani non sarebbero stai capaci di liberarsi dagli schemi del passato – dall’”esperienza” -e che dunque il Cartaginese li avrebbe sempre sconfitti; perciò affidarono le legioni a generali giovani e, per fortuna di Roma, inesperti: i quali, proprio perché inesperti, si aprirono alle novità, diventarono più innovativi di Annibale stesso e lo sconfissero. Certo, Giordano Bruno ha sentenziato, parafrasando Aristotele, che non c’è cosa nuova che non possa essere vecchia, e che non c’è cosa vecchia che non sia stata nuova. Ma Bruno lo conoscete bene: dice tutto e il contrario di tutto.

Dobbiamo convincerci tutti che il signor Grillo solleva una questione strategica. Ma anche lui sa che non c’è legge che non preveda eccezioni. Ci sono giovani che a venti anni sono già vecchi, e vecchi che guardano a oriente con più coraggio dei giovani. Questi vecchi “giovani” devono conservare il diritto di voto. Ma come riconoscerli? Effetti sicuri e rapidi potrebbe produrre la “prova del cuoco”. Un vecchio che sia capace di mangiare e di gustare un giorno sì e uno no il piatto proposto dallo chef Biagio ha certamente lo stomaco e la salute di un giovane. Ma il “piatto” lo rende ancora più giovane. Il lardo, che era la base della dieta quotidiana dei legionari romani in guerra, consolida i nervi, lubrifica i riflessi, sveglia l’attenzione; il peperoncino, il rosmarino e il vino bianco infiammano i sensi, accendono la virilità – e su questo argomento è inutile che mi dilunghi -, dissolvono quella mania tipica dei vecchi di abbandonarsi alla memoria del passato e alle nebbie e ai torpori del “come eravamo”, e perciò predispongono alla condivisione delle novità. E poi i bucatini: non c’è tipo di pasta che esprima meglio il simbolo del tempo che viene, del domani che ci attende. Questo “piatto” perderebbe una parte notevole della sua funzione, se al posto dei bucatini venissero usati i “mezzanelli”, la pasta del tempo che non c’è, del passato che si confonde con il presente e non conosce futuro.

Ma della simbologia della pasta parleremo più diffusamente in altri articoli. Nella speranza che ai vecchi non venga impedito anche di scrivere. Per fortuna, non ci possono togliere il diritto di ridere: sì, lo so, c’è poco da ridere; ma approfittiamo di quel poco, tra una forchettata di bucatini e l’altra.