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Bombe a Cisterna, l’ombra della faida sullo spaccio

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La 219 è la base logistica di diverse attività illecite. Cresce la tensione tra i clan Orefice – D’ambrosio che si traduce in stese e bombe carta per la gestione delle piazze di spaccio. 

 

Stiamo nella 219 di Castello di Cisterna, le cosiddette ‘case popolari’ che negli anni diventano il simbolo di periferia, ghetto, violenza e, soprattutto, spaccio. Infatti, negli ultimi tempi, gran parte dello spaccio nel napoletano si è trasferito in quest’area. Lo scontro tra i clan Orefice – D’Ambrosio si traduce in stese e bombe carta, come quella esplosa qualche giorno fa. Il petrolio bianco non conosce crisi. È proprio l’egemonia sul mercato della droga la causa scatenante della faida, in cui le famiglie lottano per accaparrarsi la fetta di torta più grande. In questo paese, agonizzante sul lavoro, si registra, inoltre, l’attivismo di compagini criminali minori impegnate principalmente nello spaccio di sostanze stupefacenti.

Siamo all’inizio di una faida. Stanno cominciando a creare reti, alleanze e, la paura tra i cittadini cresce – dichiara Luigi Maiello, associazione nazionale polizie locali.

Ma questa struttura criminale è dotata anche di una particolare valenza politica, in quanto rappresenta un serbatoio elettorale. È un meccanismo a spirale, che è destinato ad aggravarsi proprio perché l’economia della camorra non è altro che un cancro che alimenta se stesso: un susseguirsi di investimenti, traffici e guadagni che generano il medesimo effetto: profitti da una parte, ma dall’altra l’aumento esponenziale di povertà e degrado che regna sovrano all’ombra della 219, in quel paese di Castello di Cisterna, piazza di spaccio molto ambita. Una realtà che tutti conoscono, che pochi la vivono e quasi nessuno ne parla. Una realtà che paradossalmente ci insegna a percorrere una strada con un’unica direzione: quella del silenzio. Qui non c’è nessuno che vuole sentirti parlare e denunciare, meglio abbassare la voce, abbassare la testa e non rompere il silenzio.

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