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La prof.ssa Anna Paola Napoli con le sue argute argomentazioni ci trascina alla scoperta del grande pittore Francesco Solimena e la sua bottega nel Real Casale della Barra, svelando i sottili dettagli della sua vita e della sua arte. 

 

Anna Paola Napoli  nasce Cercola nel 1981, ma risiede per i primi 3 anni della sua vita a Somma Vesuviana. Attualmente vive nel quartiere della zona orientale di Napoli a Barra. Il suo iter formativo nasce dall’amore paterno per la storia dell’arte. Da qui la scelta di frequentare il liceo artistico di Napoli SS. Apostoli. Nel 2006 si  laurea con lode in Lettere con indirizzo moderno – storico – artistico e si affaccia nel mondo del lavoro, prestando servizio per due anni come dipendente comunale presso i servizi del patrimonio artistico e dei grandi eventi della Municipalità di Napoli. Questo fu il motivo che generò in lei  l’amore per la conoscenza degli infiniti beni in possesso della città di Napoli. La sua grande passione, ora, è  far conoscere il proprio territorio, organizzando eventi privati e pubblici. L’intervista nasce in relazione alla riscoperta del  grande pittore Francesco Solimena: personalità di spicco della cultura tardo – barocca in Italia e  figura di rilievo europeo che Napoli vantava in quell’epoca. Solimena nacque a Canale di Serino, in provincia di Avellino, il 4 ottobre del 1657 e morì a Barra il 5 aprile del 1747.

 

Prof.ssa Napoli, come nacque la scelta di Francesco Solimena per Barra?

“La scelta del sito di Barra nasceva, probabilmente, dal desiderio di materializzare quell’ideale aristocratico di raccoglimento nel seno di una bucolica e composta bellezza che l’ accademia letteraria Arcadia, all’epoca, andava propugnando in tutta Europa. Furono le verdi campagne del luogo che lo stimolarono a edificare una solitaria dimora, che egli stesso disegnò accuratamente. Pur possedendo case a Napoli, l’artista visse in questa villa tutta la seconda parte della sua vita, lunga quasi 90 anni. In questi ameni luoghi cercò e trovò la giusta ispirazione per la sua opera, tanto pittorica che letteraria. Oggi, grazie alla Carta topografica di Napoli e dintorni di Giovanni Carafa del 1775, ci è nota l’esatta collocazione di questo podere detto Le Pigne. Oltretutto, una bella incisione, tuttora esistente, è ben visibile in un volume del Voyage en Italie dell’abate Jean Claude Saint-Non (1727 – 1791). La villa viene così descritta: un ingresso, costituito da una volta a botte tra due piccoli bastioni cilindrici di piperno, introduce ad un ampio cortile, sul quale affaccia un nobile edificio a due piani, affiancato da una caratteristica torre. L’insieme dà una sensazione di compatto rifugio, come un piccolo castello, e nello stesso tempo di leggerezza e di grazia”.

Che cosa rappresentò per Barra la sua bottega di pittura?

“Le sue opere pittoriche furono richieste da committenti laici ed ecclesiastici di tutta Europa e numerosi artisti giunsero nel casale di Barra per confrontarsi con la sua opera. Qui tenne, infatti, la sua celebre bottega di pittura, dove approdarono anche i figli delle più cospicue famiglie del Regno. Tra i nomi illustri della bottega ricordiamo: Francesco De Mura, Domenico Antonio Vaccaro, Lorenzo De Caro, Leonardo Antonio Olivieri, Evangelista Schiano, Bernardino Fera, Michele Foschini e così via. Il Solimena, memore delle sue umili origini e consapevole che l’arte non era prerogativa  nobiliare, volle tenere presso di sé discepoli di ogni classe sociale, purché volenterosi e promettenti. Ciò spiega il fatto che, oltre a figli dei nobili napoletani ed europei, trovarono posto anche giovani barresi, come Giambattista Vela.

A Barra, il Solimena ebbe comunque la possibilità di frequentare le case dei nobili villeggianti locali. In questo armonioso contesto, pensò bene di nobilitarsi, comprando, al prezzo di 72 mila scudi,  il titolo ed il feudo dei signori d’Altavilla, le cui origini risalivano addirittura all’epoca normanna. Con questo titolo lo troviamo menzionato nell’atto di morte, custodito presso l’archivio della parrocchia Ave gratia plena di Barra”.

Quale fu il suo rapporto con la vita religiosa locale?

“Iscritto alla venerabile confraternita del SS. Rosario, frequentò attivamente anche la chiesa di S. Maria della Sanità dei Domenicani di Barra, partecipando alla formazione religiosa in qualità di terziario domenicano. Tutto ciò gli valse appellativo in paese di abate Ciccio, avendo scelto, oltretutto, una forma di vita celibataria”.

 Quali opere ha lasciato a Barra?

“Appena arrivò a Barra, il Solimena entrò subito nelle simpatie dei nobili e del popolo, regalando alla chiesa parrocchiale dell’ Ave Gratia Plena una sua bellissima tela, raffigurante la Madonna delle Grazie con anime purganti (vedi foto). La tela è tuttora visibile nella seconda cappella, a sinistra di chi entra, e reca la firma e la scritta ex sua devotione con la data 1697. Un’altra tela, bella e misteriosa, lasciata a Barra, raffigura l’apparizione della Vergine ad una donna di nome Giovannetta de’ Vacchi. Il fatto avvenne nella località di Caravaggio, in provincia di Bergamo, al tramonto di lunedì 26 maggio del 1432. La pittura è chiaramente firmata Franciscus Solimena ed è datata 31 dicembre 1746, come accuratamente documentato dal prof. Erminio Paoletta nel suo studio effettuato in occasione del restauro ultimato nel 1994. Evidentemente, il Solimena, all’età  di 89 anni –  su commissione di Fabrizio III Pignatelli (1718-1763), X duca di Monteleone, e di sua madre Margherita Pignatelli (1698-1774), V duchessa di Bellosguardo – eseguì l’opera per essere collocata sull’altar maggiore della costruenda cappella gentilizia della famiglia nella grande villa di Barra. La raffigurazione della Vergine, apparsa all’ umile donna del paesino di Caravaggio, fu probabilmente la sua ultima opera che lo accompagnò, con la sua cecità, fino alle soglie della morte. Il suo atto di morte, contenuto nei registri della parrocchia Ave Gratia Plena di Barra, così riporta testualmente:

A dì 5 aprile 1747, il Sig. D. Franc(is)co Solimena, celebre pittore, dei Sig.ri d’Altavilla, è morto in età d’anni 89, mesi 6, ed un giorno, in questa villa della Barra, nel proprio palazzo. E’ stato inumato nella ven(rabi)le Chiesa della Sanità, nella Sua cappella gentilizia sotto il titolo del nome di Gesù, e quella proprio che sta in cornu Evangelii, dopo aver ricevuto tutti i Sant(issi)mi Sagramenti, per mano di Don Salvatore Roselli Par(oc)co”.

Che cosa è rimasto della villa dell’artista?

“Attualmente della villa di Solimena in Barra è rimasto ben poco: l’immagine, tanto esaltata nei volumi di Saint-Non, basta a farci rimpiangere quanto è andato perduto a causa dell’incuria degli uomini. Rimane l’odonimo via Pini di Solimena  a perpetuare  il luogo in cui sorgeva.  Nel 1997, in occasione del 250° anniversario della sua morte, fu apposta una lapide sul luogo della sua sepoltura nella chiesa dei Domenicani di Barra”:

QUI RIPOSA

FRANCESCO SOLIMENA

GRANDE PITTORE E ARCHITETTO

NATO A CANALE DI SERINO (AV) IL 4-10-1657

MORTO A BARRA IL 5-4-1747

COMUNE DI NAPOLI PADRI DOMENICANI E CIRCOSCRIZIONE DI BARRA

POSERO

NEL 250° ANNIVERSARIO DELLA MORTE

5-4-1997