Autismo e selettività alimentare a scuola

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Autismo e disturbi pervasivi dello sviluppo: di cosa stiamo parlando?
È sicuramente uno degli argomenti più discussi ed analizzati nel panorama scolastico. Peccato che, talvolta, i dati scientifici di cui disponiamo, frutto di studi specifici e ponderati si perdono nella miriade di informazioni false che circolano sul web, depistando anche il più attento genitore o educatore. Altre volte, invece, capita che l’assimilazione delle nozioni subisca un forte rallentamento nella pratica educativa compromettendo l’esito del percorso.
Perseguire obiettivi di inclusione per un bambino che risulta poco “attrezzato” a vivere con gli altri, a causa dei deficit di interazione e comunicazione sociale oltre che di comportamento, tipologia di interessi e di selettività alimentare, rappresenta una grande opportunità per la famiglia ma anche per la scuola ed il bambino stesso. Opportunità che trovano la loro motivazione nella prospettiva sia di ricercare apprendimenti funzionali, sia di comprendere meglio il mondo con le sue regole e di generalizzare nella vita quotidiana apprendimenti specifici acquisiti in ambito riabilitativo.
Ed è proprio dei Disturbi dello Spettro Autistico e di Selettività Alimentare che parleremo con il dott. Pietro Tortora, specialista in Diagnostica Molecolare e perfezionato in Igiene Alimentare – Nutrizione – Benessere.
Dottore, prima di tutto penso sia giusto spiegare cosa si intende per Disturbo dello Spettro Autistico. 
Quando mi chiedono cosa sia il Disturbo dello Spettro Autistico, mi piace descriverlo con una citazione del grande scrittore e paroliere britannico Nick Hornby: “Autismo può voler dire di tutto: da un bambino che neanche riconosce i propri genitori, a uno studente di Oxford che ha comportamenti un po’ strani”. L’autismo è una sindrome comportamentale causata da un disordine dello sviluppo biologicamente determinato, ed è forse il più enigmatico tra i disturbi dello sviluppo e per essere precisi, Il DSM 5, la più recente edizione del principale sistema diagnostico, ha sostituito il termine autismo con Disturbo dello Spettro Autistico, includendo in un’unica voce tutte le varie tipologie.
Da un punto di vista nutrizionale, qual è il più grande problema da affrontare per quanto riguarda il Disturbo dello Spettro Autistico?
Bisogna considerare che il bambino autistico è un bambino che presenza alcuni canali sensoriali alterati. Nella maggior parte dei casi, l’ostacolo più ostico da superare è sicuramente la Food Selectivity, ossia la Selettività Alimentare che è quella condizione sicuramente multifattoriale in quanto descrive situazioni e comportamenti alimentari abbastanza diversi tra loro: dal rifiuto di uno o più alimenti, all’avversione per specifici sapori, colori, consistenze ma anche temperature, alla presenza di un regime dietetico ristretto a specifiche categorie di alimenti.
Ha parlato di alterazione dei canali sensoriali, cosa intende?
Nel soggetto autistico l’alterazione sensoriale del gusto è una delle cause per la quale il bambino presenta problemi di alimentazione. Il bambino autistico con problemi gustativi non solo si presenta denutrito per una carente o inadeguata alimentazione, ma può, ad esempio, mangiare sostanze non commestibili come detergenti o sapone compromettendo la propria salute; può essere selettivo, nutrendosi per lunghi periodi sempre con gli stessi alimenti; addirittura, in alcuni casi può rigurgitare il cibo ingerito per poi riassumerlo. Bisogna capire che le abitudini e le preferenze alimentari dei bambini autistici sono atipiche. La scelta si manifesta con una preferenza per alcuni cibi particolari, e si basa sulla consistenza, sul colore e sulla forma degli alimenti; solitamente è rivolta verso cibi asciutti, secchi o semiliquidi.
Tutto questo cosa determina nel tempo?
Il comportamento autistico si accompagna spesso a numerosi sintomi fastidiosi del sistema gastro-intestinale, come dolore addominale, nausea, vomito, costipazione o diarrea, che provocano inappetenza e malassorbimento del cibo. Tali problemi sono spesso connessi con uno squilibrio della microflora intestinale.
Ci sono strategie per evitare tutto ciò?
Lei ha toccato un tasto dolente, purtroppo. Ci sono strategie che ci aiutano, in maniera furtiva, ad introdurre nel piano alimentare del soggetto cibi “non scelti” ma nessuna terapia o percorso terapeutico-nutrizionale ci viene in soccorso. Come le dicevo esistono strategie che noi nutrizionisti adottiamo quotidianamente quando interagiamo con soggetti autistici arrivando in soccorso a genitori ormai disperati che sono strategie molto semplici che nella maggior parte dei casi risultano anche molto efficienti come l’introduzione di piccole dosi, con quantitativo crescente nel tempo, di cibi “non scelti” all’interno di quelli “scelti”.
Considerando il quadro generale del Disturbo dello Spettro Autistico, cosa pensa riguardo la scuola?
La sfida è quella metodologica: cosa fare e come fare; non può essere affrontata con le sole forze dell’insegnante di sostegno e richiede di fatto, lo stabilirsi di alleanze fra colleghi, operatori di diversa professionalità e famiglie, oltre che una flessibilità organizzativa dell’ambiente scuola.