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Arci Somma Vesuviana, “Prove di Futuro” apre un focus sul post pandemia

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“Cambiare non significa adattare”: è così che “Prove di Futuro” apre la terza puntata del suo salotto culturale. Uno spazio dedicato a ciò che verrà, al post pandemia, moderato dallo scrittore e storico  Ciro Raia. A discutere di futuro Michele Buonomo di Legambiente, il Consigliere Regionale Carmine Mocerino, il prof. di Antropologia Giovanni Pizza e Tommaso Sodano di Città Aperta.

Grande successo per la terza puntata di “Prove di Futuro. Cambiare non significa adattare”, l’evento che da tre settimane vede alternarsi esponenti provenienti dall’ambito politico, sociale e culturale in un ideale salotto intellettuale. Un vero e proprio momento per far fiorire riflessioni su argomenti legati in particolar modo al nostro territorio. La rubrica culturale è ideata e curata da Arci Somma Vesuviana, Legambiente Somma Vesuviana, I.RE.S.CO.L e Universo di Mimì, associazioni da anni impegnate in iniziative tese a promuovere solidarietà e partecipazione attiva alla res publica. Un progetto nato con e per il territorio, affinché si possano intavolare discussioni pubbliche e politiche per affrontare al meglio le fasi del post pandemia.

In un periodo tra i più duri che la storia dell’umanità abbia mai affrontato, con una pandemia in atto che ha messo in ginocchio non un singolo Stato, ma il mondo intero, il Paese oggi deve fare i conti con le conseguenze della crisi economica e sanitaria, frutto di ormai un anno di continua attività del virus. Povertà educativa, spirituale, economica, morale si aggiungono alla lunga lista di dirette conseguenze che l’Italia è costretta a fronteggiare. È tempo di tirare le somme, proiettandosi verso un futuro che non è poi così lontano. «Ricostruzione che può partire solo da fede, laica o cristiana, e lungimiranza – commenta il prof. Ciro Raia in apertura -perché bisogna che ciascuno di noi ascolti l’altro e abbia la capacità di sognare». Un monito che risuona con forza: oggi c’è la necessità di essere coraggiosi e audaci, perché nel buio più profondo di questo tunnel, anche sognare diventa un’impresa.

Fin da subito bisogna impegnarsi e lavorare concretamente alla creazione del domani, perché la pandemia ha devastato una realtà precaria e già trafitta da troppi mali. Emerge con chiarezza l’urgente bisogno di una conversione ecologica della società. La crisi climatica, infatti, si aggiunge a quella pandemica; sebbene quest’ultima sia ormai al centro dell’attenzione dei principali notiziari e tavoli tecnici,  non è giusto sottovalutare o lasciare in secondo piano la questione ambientale. L’habitat umano dà evidenti segni di distruzione e non può più passare inosservato. Volontariato, associazionismo, partiti, è fondamentale essere uniti in questo momento di grave difficoltà. Sono d’accordo Michele Buonomo di Legambiente e Tommaso Sodano di Città Aperta, i messaggeri che in questo dibattito culturale si son fatti portavoce di un messaggio green ed ecologico: l’UE ha proposto agli Stati membri importanti sfide, raggiungere entro il 2030 il 55% di riduzione di emissione di CO2. Obiettivi senz’altro ambiziosi, ma è fondamentale agire da subito. Le risorse riservate al Paese dovranno mettere in campo una vera e propria rivoluzione culturale. La sfida è capire cosa fare per i prossimi anni. C’è la necessità di cambiare il modello di economia, spostando l’attenzione sulla green economy all’interno degli stessi consigli comunali per azioni concrete sul territorio.

Servono prove di alleanza che richiedono «impegno, passione e molto tempo» aggiunge il Consigliere Regionale Carmine Mocerino. «Ci scontreremo con una serie di delusioni che nella nostra vita non sono mancate, ma non è questo l’elemento che ci può frenare».

«L’adattamento ha bisogno di una forma attiva di cittadinanza», spiega il prof. di Antropologia dell’Università di Perugia, Giovanni Pizza. Emerge un chiaro bisogno di adattamento attivo, cioè spinto dalla forza sociale dell’amore. La crisi c’è e ne stiamo già pagando le conseguenze, ma è fondamentale l’alleanza per costruire un modello di società migliore con uno sguardo volto al futuro.

«Le alleanze richiedono passione, disponibilità, altruismo, alta moralità, capacità di saper dire no, rinunce. Per riportare questa necessità di cambiamento, il “momento delle scelte”, bisogna superare l’elenco dei buoni propositi, quelli che un tempo chiamavamo “la lista della lavandaia”, sul territorio vesuviano, per ripartire e non ritornare alla normalità della pre-pandemia. Abbiamo il problema della Terra dei Fuochi, del Parco del Vesuvio, abbiamo la necessità di poli culturali e di istruzione sul territorio, una rete di trasporti carente e la necessità di investimenti in posti di lavoro», spiega il prof. Ciro Raia alla luce delle questioni sollevate durante l’incontro culturale. È questo il passato a cui non bisogna puntare. Uscire dalla crisi non vuol dire adattarsi a quella realtà pregressa che ancora non può dirsi chiusa, ma analizzarla e interrogarla per capire come agire e in quale direzione dirigersi al fine di evitare i grandi mali con cui ancora siamo costretti a convivere.

È proprio per questo motivo che “Prove di Futuro”, visto anche il grande successo riscosso in sole tre puntate, si mostra disponibile ad ospitare nuovi salotti culturali per tenere sempre aperta la finestra sul mondo, sul nostro territorio affinché politica e associazionismo possano fondersi, operando solo ed esclusivamente per il bene della comunità.