L’Italia è impegnata a ridurre le emissioni inquinanti in atmosfera. Nove mesi dopo la conferenza internazionale di Parigi nulla è stato fatto.
L’ambiente è il tema su cui i nostri partiti sinora si sono dichiarati praticamente d’accordo su tutto. E’ strano, quindi, che all’interno della maggioranza di governo si registrino polemiche e stonature. Succede in questi giorni tra il Presidente della Commissione Ambiente della Camera – il battagliero Ermete Realacci – e il Ministro dell’Ambiente Gianluca Galletti. Vicini, ma distanti. La vicenda riguarda la ratifica degli accordi internazionali di dicembre di Parigi sulla riduzione delle emissione inquinanti. Galletti sostiene che il governo entro questo mese invierà alle Camere il disegno di legge di ratifica degli accordi. Per fine anno il Parlamento dovrebbe dare il suo si. Realacci, e con lui una parte del Pd, non ha molta fiducia su questa tempistica. La partita è importante, perché oltre al piano generale stabilito dalla Conferenza Cop 21, c’è una sensibilità dei singoli Paesi. Gli interessi in gioco toccano strategie assai complesse equivalenti a milioni di euro e a migliaia di posti di lavoro. Le aziende dovranno adeguare gli impianti di produzione, per dire. La quasi totalità dei Comuni dovrà mettere mano a piani di risparmio energetico credibili e ad interventi di sostenibilità urbana. I sindaci sono chiamati a cambiare radicalmente l’approccio ambientale. Si fa fatica anche a credere che senza sostegno economico del governo e delle Regioni i buoni propositi della conferenza di Parigi possano tradursi in realtà. L’Italia si è appassionata ed impegnata, ma tutto può anche andare a morire. E nonostante le firme. Di emissioni di gas climalteranti siamo pieni. Nessuno può pensare che ridurre la temperatura di 1,5 gradi per non soffocare tutti sia un esercizio soltanto politico. Diventiamo ancora più sfiduciati se ci fermiamo alle sole dichiarazioni di buon senso. Realacci spiega che l’Europa e l’Italia mancano all’appello della Conferenza Onu, nonostante ai negoziati francesi abbia esultato. Nel botta e risposta con il Ministro ricorda che quattro mesi fa è stato lo stesso Renzi a mettere la firma su quelle carte nella sede dell’Onu a New York. Ciò che conta e preoccupa, insomma, è la ratifica formale del Parlamento italiano. L’unico atto che può davvero far sperare nella riduzione del 40 per cento di gas serra nei prossimi anni ed evitare catastrofi ambientali. I riflessi degli accordi di Parigi sulla filiera ambientale italiana confermano che ogni anno da noi si gestiscono 40 mila tonnellate di rifiuti tecnologici, di cui il 90 per cento viene recuperato con impatto zero. Un lavoro enorme e ben fatto che nel 2015 ha evitato di buttare nell’atmosfera 550 mila tonnellate di Co2. Il titolare dell’Ambiente Galletti non ci sta a passare per inadempiente. Respinge le polemiche, scrive all’Unità e precisa che le attività del suo Ministero sono in corso con la raccolta dei pareri di diversi enti. Il programma è tracciato e bisogna aspettare. Curioso, lamenta con qualche ragione il fronte ambientalista, che siano passati 9 mesi per portare a ratifica documenti su cui il governo ha già posto la propria firma. La disputa tocca l’orgoglio e la credibilità dei contendenti, con uno spettro che comincia ad aleggiare: e se il Parlamento – capriccioso quanto mai – non dovesse approvare i documenti di Parigi?



