All’Università di Vienna un giovane ingegnere palmese, Alessandro Ferrara, “studia” i veicoli a idrogeno

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Proprio nel giorno in cui il giornale “La Repubblica” dedica l’inserto “Motore” alla “invasione” delle automobili elettriche parliamo del giovane ingegnere palmese Alessandro Ferrara che presso il Politecnico di Vienna conduce le sue ricerche sui veicoli a idrogeno, sollecita l’attenzione di riviste importanti e conquista premi di notevole rilievo. Anche i “colossi” del petrolio fanno investimenti di grande sostanza sull’idrogeno “pulito”.

 

Alessandro Ferrara, nato a Palma Campania 28 anni fa, ha conseguito la Laurea magistrale in Ingegneria Meccanica all’Università di Salerno, e ora è assistente universitario presso l’Istituto di Meccatronica del Politecnico di Vienna e partecipa al progetto “HyTruck Austria”: il nome deriva dalla fusione delle parole inglesi “Hydrogen Truck”, cioè “autocarro a idrogeno”. Dunque, il giovane ingegnere palmese fa il ricercatore, a Vienna, sui veicoli a idrogeno, e così illustra alla mia ignoranza l’importanza delle sue ricerche. “Nei normali veicoli elettrici un sistema di batterie alimenta il motore elettrico. Quando le batterie sono scariche, per ricaricarle è necessario che il veicolo resti collegato per ore alla rete elettrica. Invece, i veicoli a idrogeno usano un sistema di “fuel cell” per produrre energia elettrica a bordo. L’idrogeno necessario per la conversione è conservato all’interno di un serbatoio: quando si svuota, questo serbatoio può essere ricaricato in pochi minuti presso una stazione attrezzata.”. Le ricerche dell’ing. Alessandro riguardano lo sviluppo del sistema di “energy management”, che, all’interno del veicolo, regola la distribuzione dei carichi tra il sistema di “fuel cell” e il sistema delle batterie: non si tratta solo di ridurre i consumi, ma anche di sostenere la carica delle batterie, di evitare problemi termici, di accrescere i tempi di durata utile dell’intero sistema.

E’ superfluo sottolineare l’importanza, per l’economia mondiale, per la tutela dell’ambiente e anche, e forse soprattutto, per gli equilibri della politica internazionale, degli studi sui veicoli a idrogeno. Non è un caso che il Politecnico di Vienna dedichi tanta attenzione alle ricerche sull’idrogeno. A partire dall’estate del 2020 nella capitale austriaca solo il 20 % degli edifici è autorizzato a usare il riscaldamento a gas e a petrolio. Per tentare di bloccare subito, e poi di eliminare del tutto le nefaste conseguenze della crisi climatica, Vienna promuove lo sfruttamento delle energie rinnovabili, e cioè l’energia solare e quella prodotta dalle biomasse. Sulla crisi climatica si concentra tutta l’attenzione della Comunità Europea. Nel luglio del 2020, con il piano “Hydrogen Strategy”, la Comunità  ha indicato nell’idrogeno “pulito”, cioè ottenuto da fonti rinnovabili, il protagonista di quella “transizione energetica” che è l’obiettivo primario dell’Europa: e per raggiungere questo obiettivo sono pronti investimenti per centinaia di miliardi di euro, già programmati dal “Green Deal” e dal Recovery Fund. E investimenti sostanziosi sull’ idrogeno sono stati previsti anche dai “colossi” del petrolio e del gas: la britannica “BP” sta lavorando alla realizzazione del più grande impianto europeo per la produzione di “H2” da fonti rinnovabili. Nell’inserto “Motori” pubblicato proprio oggi dal giornale “La Repubblica” Valerio Berruti dedica l’editoriale all’ “addio al petrolio” e alla “rivoluzione” che avverrà nei prossimi dieci anni e Graziella Marino sottolinea il fatto che questa rivoluzione sarà possibile solo quando le batterie consentiranno di “fare il pieno in pochi minuti”. E dunque si comprende l’importanza delle ricerche a cui si è dedicato il giovane ingegnere di Palma Campania, e anche noi sentiamo un moto d’orgoglio nell’apprendere che le sue pubblicazioni sono state ospitate da giornali importanti, e che le “strategie” proposte da Alessandro Ferrara e da C. Hametner  sono state al centro della “Vehicle Power and Propulsion Conference” tenuta a Gijon e che hanno vinto già due premi internazionali. Questi risultati forse indurrebbero altri giovani ricercatori a indossare la maschera greve e “mutriosa” dello scienziato che si sente “chiamato” dalla Storia e dal Fato a svelare i segreti della Natura e a indicare nuove strade al Progresso: insomma, la maschera di Archimede nel quadro di Domenico Fetti, la cui immagine correda l’articolo. Questa maschera non la vedrete mai sul volto di Alessandro Ferrara: perché egli ha anche la doppia virtù dell’ironia e dell’autoironia: una doppia virtù che rasserena e illimpidisce il suo sguardo, e gli consente e gli consentirà di “vedere” in profondità le sorgenti delle forze che muovono la Natura e il progresso. Chapeau, Alessandro Ferrara, vanto di Palma Campania. E non solo.

 

 

Alessandro Ferrara