Mentre il calcare altera le caratteristiche del prezioso liquido e l’acquedotto versa in condizioni fatiscenti i pentastellati annunciano il piano di fuoriuscita dai privati.
Si abbassa ogni giorno la qualità dell’acqua che esce dai rubinetti dell’acquedotto gestito dalla Gori, la società che, a prezzi giudicati ormai stellari, gestisce l’acquedotto nelle zone più popolate del Napoletano e del Salernitano. In base ad alcune segnalazioni giunte da varie zone del Vesuviano, a Somma Vesuviana, San’Anastasia, Ottaviano, San Giuseppe Vesuviano, San Giorgio a Cremano, il prezioso liquido starebbe acquisendo sempre più caratteristiche di particolare durezza. Acqua dunque molto più calcarea di prima ma, si badi bene, in ogni caso più che potabile. Nulla a che vedere, però, con quella di alcuni anni fa, nettamente più leggera e in molti casi nettamente migliore di molte minerali in bottiglia. Più difficile la situazione sul fronte infrastrutturale a causa delle perdite e delle captazioni abusive, spesso operate da gente che gravita in ambienti malavitosi, lungo tutto la tubazione dell’acquedotto. Intanto, dopo lo scandalo sollevato dall’operazione Medea, l’inchiesta della Dda che ha illuminato il torbido mondo dei rapporti tra clan, politica e appalti idrici, il Movimento Cinque Stelle annuncia per stamattina una conferenza stampa in consiglio regionale. E già il titolo dell’appuntamento è di quelli espliciti: “Il fallimento della gestione privata e la strada per una gestione pubblica dell’acqua “. Il deputato del Movimento Cinque Stelle Luigi Gallo e il gruppo consiliare regionale del M5S denunceranno ” tutte le perdite generate dalla gestione GORI “e” presenteranno “una mozione che chiude la stagione fallimentare della gestione privata delle risorse idriche”.



