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Acerra, progetto Atr, gli ambientalisti: 400mila tonnellate all’anno di scorie chimiche

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Gli ecologisti della zona rendono noti i particolari della  ripresentazione del piano di smaltimento dei rifiuti.    

 

Ambientalisti che spulciano tra le carte, che verificano, che tentano di controllare ciò che gli organismi preposti non vogliono controllare. Ambientalisti che denunciano e che danno l’allarme. L’ultimo in ordine di tempo è quello scaturito dalla ripresentazione alla Regione Campania e al Comune di Acerra, da parte degli imprenditori Pellini, del progetto di stoccaggio, trattamento e smaltimento di centinaia di migliaia di tonnellate di scorie. Un piano sospeso dalla Regione a dicembre per mancanza di dati aggiornati. E ora che l’aggiornamento è stato preparato e consegnato dagli imprenditori condannati in secondo grado, a gennaio, per disastro ambientale, gli ecologisti si sono recati in municipio a controllare le carte. Ne è emerso che la società Atr ha presentato la valutazione di impatto ambientale del 2005, ma con una integrazione preparata evidentemente per far comprendere che si tratta di un aggiornamento a tutti gli effetti. Valutazione d’impatto ambientale che però risale sostanzialmente a dieci anni fa e che la Regione Campania ha rigettato nel dicembre scorso in quanto ritenuta troppo vecchia. Dal 2005 a oggi infatti la situazione ambientale del territorio è cambiata a causa soprattutto dell’insediamento dell’inceneritore, della centrale elettrica a olio di palma e di altre industrie di trattamento dei rifiuti. Inoltre il progetto ripresentato manca di un piano di caratterizzazione, strumento che serve a verificare lo stato dei terreni e della falda acquifera, cioè del luogo in cui si vuole realizzare l’impianto. C’è poi la questione relativa alla richiesta di sanatoria di alcuni manufatti abusivi realizzati nell’area dove è previsto il nuovo stoccaggio e trattamento dei rifiuti pericolosi e non. Manufatti per i quali l’Atr aveva chiesto al comune la regolarizzazione. Ma il comune finora non ha risposto. ” Un’altra questione per nulla secondaria – fanno rilevare Alessandro Cannavacciuolo e Antonio Montesarchio, ambientalisti della zona – è la denuncia alla procura della Repubblica di Nola che abbiamo depositato nel gennaio del 2014. Denuncia attraverso cui abbiamo invitato la magistratura inquirente a verificare la presenza di scorie occultate nel sottosuolo dell’Atr. A tutt’oggi però nessun controllo è stato effettuato. Questa denuncia è stata pure oggetto di una discussione nell’osservatorio comunale ambientale indipendente, discussione voluta dagli stessi membri dell’osservatorio indicati dalle associazioni “. Ma ciò che preoccupa di più gli ambientalisti è l’essenza stessa del piano di smaltimento appena ripresentato. Si tratta di un progetto per lo stoccaggio, il trattamento e lo smaltimento di una serie molto lunga di sostanze per un totale di 1300 tonnellate al giorno. 600 tonnellate al giorno di rifiuti liquidi pericolosi e non e 700 tonnellate al giorno di rifiuti solidi pericolosi e non. Quantità che portano a un bilancio di quasi 400mila tonnellate all’anno di rifiuti. Acidi delle concerie, scorie industriali, solventi, batterie al piombo, terreni provenienti da bonifiche: c’è di tutto e di più nel progetto. Anche un impianto di inertizzazione dei materiali inquinanti.  Intanto il consiglio comunale, alcuni mesi fa, ha votato all’unanimità una richiesta alla Regione Campania di moratoria. Richiesta che punta a non avere più nel territorio impianti inquinanti. ” Si tratta però solo di un atto di indirizzo questo preso dal consiglio comunale – specifica Cannavacciuolo – il comune infatti potrebbe prendere decisioni ben più concrete ed efficaci semplicemente applicando il piano regionale dei rifiuti, piano che vieta l’insediamento di nuovi impianti di trattamento delle scorie nelle aree vincolate sotto il profilo ambientale “.

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