L’esposto è stato trasmesso anche all’Autorità Nazionale Anti Corruzione.
Proprio non vogliono fermarsi gli attivisti del Movimento Cinque Stelle di Acerra, Alessandro Cannavacciuolo e Antonio Montesarchio. Ieri hanno fatto redigere ed hanno sottoscritto un esposto nel comando della polizia municipale, una denuncia inviata alla Procura di Nola, al Tribunale dei minori, all’Ispettorato del Lavoro, al Prefetto e all’Anac, l’Autorità nazionale anti corruzione presieduta dal magistrato Raffaele Cantone. E’ un documento attraverso cui si vuole mettere a nudo la realtà della case famiglie ad Acerra. Qui sono decine. Una percentuale davvero strepitosa per una città di 60mila abitanti. La case famiglia si trovano all’interno di appartamenti privati presi in affitto. Ospitano tutta la disperazione che c’è: disabili, rifugiati, emarginati, minori. Con danaro che viene dallo Stato. All’interno vi opera personale spesso giovane. Intanto Cannavacciuolo e Montesarchio con questa denuncia vogliono sapere praticamente tutto: se queste strutture siano a norma, se rispettano la legge, da chi sono gestite e in che modo chi le gestisce paghi il personale che vi opera. ” Abbiamo chiesto anche – spiega Cannavacciuolo – se nelle assegnazioni dei minori provenienti da situazioni disagiate siano state messe in atto corsie preferenziali capaci di dirottare gli assistiti solo su alcune case famiglia, come dire, “privilegiate”, cioè condizionate da eventuali ingerenze esterne di natura politica o dirigenziale, magari facendo leva sulle necessità di soggetti in evidenti e gravi difficoltà”. Attenzione puntata pure sui contratti che regolano il lavoro del personale di queste strutture. Si vuole sapere innanzitutto se si tratti di personale legalmente qualificato e se questo stesso personale sia regolarmente retribuito. “Non solo – aggiunge Cannavacciuolo – si tratta di capire anche se la qualità e la quantità degli alimenti somministrati alle persone assistite siano adeguate o meno”. Dopo un’approfondita ricerca documentale i due attivisti pentastellati hanno rilevato che nelle determine di pagamento delle case famiglia non risulta il Durc, il Documento unico di regolarità contributiva, obbligatorio per legge in tutte le erogazioni effettuate da enti pubblici. Chiesti inoltre controlli dei requisiti igienico sanitari, previsti già nella fase autorizzativa delle strutture, e se vengano o meno effettuati i controlli periodici relativi. Dubbi infine sulle capacità ricettive delle case famiglia e sul rispetto della legge sulle barriere architettoniche. In questo caso si tratterà di effettuare controlli legati al numero di persone che le frequentano e a come si presentano gli alloggi.








