Acerra, consigliere di opposizione assenteista salvato dalla maggioranza

0
82
una seduta del consiglio comunale di Acerra
una seduta del consiglio comunale di Acerra

 

ACERRA – Esponente del partito democratico doveva essere dichiarato decaduto per le troppe assenze dal consiglio comunale ma la maggioranza politica lo ha perdonato.

 

 

La legge nazionale, cioè il testo unico sugli enti locali, e gli statuti municipali non scherzano su questo punto: se un consigliere comunale non partecipa più ai lavori dell’assemblea cittadina deve essere rimosso, espulso, buttato fuori. Come ? Con una procedura di decadenza che deve essere ratificata con il voto dello stesso consiglio. Invece ad Acerra è scoppiato un caso. Un consigliere comunale di opposizione si è assentato alle sedute dell’assemblea per un numero di volte oltre i limiti consentiti dalla norma ma alla fine è stato salvato dalla maggioranza che domina questo territorio da quasi dieci anni. La maggioranza ha votato no alla decadenza di un consigliere del Partito Democratico. L’esponente politico locale appena “salvato” è stato eletto a 21 anni in consiglio, nel 2017, con 431 consensi personali, risultando il candidato democrat all’assemblea municipale più votato. Ma poi si è assentato più del dovuto. Quindi, per evitare la dichiarazione di decadenza dall’incarico, ha presentato al Comune una memoria con allegati i certificati medici giustificativi delle sue ripetute assenze dai lavori dell’assemblea. E alla fine l’ha spuntata. Al voto sulla decadenza hanno partecipato 13 dei 17 consiglieri presenti. Risultato della consultazione: 7 no alla rimozione, 2 si e 4 schede bianche. Sulla questione, comunque, Andrea Piatto, presidente del consiglio comunale di Acerra nonché esponente di punta dalla maggioranza politica locale, composta da civiche di centro e centrosinistra, commenta sicuro. “Chi ha partecipato alla votazione – spiega – ha ritenuto che le controdeduzioni del consigliere comunale oggetto del procedimento di decadenza fossero idonee a giustificare le assenze”. In ogni caso Piatto non ha partecipato al voto. Le controdeduzioni del consigliere, che contengono giustificazioni di natura medica, non sono state rese note perché il Comune ha apposto su di esse il vincolo della privacy. Ora però ci s’interroga su questo strano voto. Negli ambienti politici locali si tende a escludere che il salvataggio sia dipeso anche dal fatto che Vittoria Lettieri, la giovanissima figlia del sindaco, Raffaele, sia un consigliere regionale della maggioranza capeggiata dal governatore Vincenzo De Luca, noto caposaldo del PD campano. Ma allora cosa c’è dietro questo salvataggio ? Il mistero resta fitto.

 

Il consigliere del Movimento Cinque Stelle, Carmela Auriemma, che ha votato si alla decadenza probabilmente insieme con un altro collega del PD (il voto è stato segreto), parla di mancata trasparenza. “Noi consiglieri comunali – racconta – su decisione del segretario comunale, non abbiamo avuto la possibilità di avere le copie dei certificati allegati forniti dal consigliere ma soltanto le memorie, cioè le sue dichiarazioni, ma non le documentazioni specifiche che provano queste sue dichiarazioni. Il diritto di privacy vantato dal consigliere in questione era già garantito dal dovere di riservatezza che dobbiamo rispettare noi consiglieri comunali. Ma avevamo tutto il diritto e il dovere di avere l’intera documentazione fornita”.

 

In una nota pubblicata sui social Auriemma scrive di aver potuto “visionare i certificati nell’ufficio di Presidenza” ma di “non averli potuti analizzare nel dettaglio” perché non le sono stati consegnati. critica anche la posizione di Carmine Siracusa, segretario cittadino del PD. “ Non ho letto le carte tutelate dalla privacy – risponde – ma la legge è chiara: i consiglieri devono valutare tecnicamente gli atti giustificativi presentati dal consigliere verso il quale è stato avviato il procedimento di decadenza. E proprio a tutela del consigliere, non sono ammesse valutazioni “politiche”, altrimenti qualsiasi maggioranza potrebbe, con i numeri di cui dispone, “sbarazzarsi” di un consigliere che dà fastidio politicamente. Per questo non ho compreso le astensioni e il non voto di alcuni consiglieri comunali della maggioranza. In questi casi, o si vota si o si vota no. Non è che un atto prodotto dal consigliere si giustifica a metà. Ciò detto, prendo atto delle valutazioni espresse dalla maggioranza”.

 

C’è però un precedente che contrasta con quanto avvenuto. Il 4 giugno del 2013 il consigliere comunale Nicola Ricchiuti, all’epoca 37enne, imprenditore, ritenuto da più parti esponente “strategico” della maggioranza del sindaco Lettieri, fu fatto decadere per le ripetute assenze, silurato dal fuoco amico dei suoi alleati di coalizione. Ricchiuti aveva giustificato una delle sue defezioni scrivendo di aver avuto un mal di pancia contratto a seguito della partecipazione a una festa. Nel frattempo fu indagato per voto di scambio. E’ stato condannato dal tribunale due anni fa.