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Il “tondo” di Carlo Cignani è conservato nella Chiesa di San Michele, dove si può ammirare anche un “San Giovannino”, attribuito, dopo il restauro di alcuni anni fa, a Guido Reni.  Nel testamento di Giuseppe IV Medici, principe di Ottajano, è catalogata una “Santa Maria Egiziaca” di Guido Reni,  ma documenti trovati in archivio qualche anno fa escludono che si tratti del “tondo” della Chiesa di San Michele.

 

Carlo Cignani ( 1628- 1719) fu il più importante pittore bolognese nell’ultimo ventennio del Seicento e nel primo del Settecento. Gli studiosi ritengono che egli contribuisca in maniera incisiva a realizzare una sintesi  “estetica” e tecnica tra le tendenze dell’ultima stagione del Barocco e il ritorno ai moduli del classicismo, tra le lezioni di Correggio, di Annibale Carracci e di Guido Reni. Il “classicismo” di Carlo Cignani è documentato con immediatezza dalla sua attenzione per la simmetria, dal suo “amore” per la linea curva e per gli atteggiamenti “meditativi” dei suoi personaggi, mentre l’eco del Barocco  si percepisce nella cura dei particolari, nel “realismo” di alcune soluzioni, nei contrasti spesso netti tra luce e ombra, e nell’interesse, talvolta “malizioso”, per il corpo femminile.  A questa lettura “maliziosa” si presta la figura di Santa Maria Egiziaca,  la misteriosa eremita egiziana che, prima di convertirsi alla fede in Cristo, visse giorni di manifesta dissolutezza. Il restauro, eseguito qualche anno fa dal dott. Umberto Maggio, ha rivelato lo smalto dei colori e permette di cogliere, nella sua pienezza,  la raffinatezza dell’ “impaginazione”.  La forma stessa del “tondo” consente di vedere con chiarezza che la testa dell’angelo e il fluire dei suoi capelli servono a bilanciare la rilassatezza, verso il basso, del florido corpo dell’ Egiziaca:  una rilassatezza che conferisce all’estasi il carattere di una morbida sensualità. Le lunghe trecce di capelli conducono il nostro sguardo verso il volto trasognato della santa eremita, dopo aver sottolineato, incrociandosi sul petto con la linea dell’ombra,  la pienezza del seno e gli ultimi impulsi della tensione. Il verde, i grigi, l’azzurro della veste che copre la parte inferiore del “tondo” contribuiscono a rendere più netta la suggestione del silenzio mistico, in cui le pieghe dei panni, l’asimmetrico “movimento” dei lacci e delle chiome e i colori delle carne introducono note significative di realismo.  Memore della lezione del Correggio e di Guido Reni, Carlo Cignani  affida alle mani, splendidamente disegnate e dipinte, il compito di “commentare” le “intenzioni” del personaggio:  è chiaro che qui esse esprimono un “abbandono” assoluto, totale: Maria Egiziaca si affida tutta alla luce della fede che sta rischiarando il suo cuore e il suo corpo. In questo quadro le soluzioni tecniche realizzano con rigorosa coerenza l’ “idea” dell’artista, che par di vedere, mentre con l’aiuto del figlio Felice,  dipinge le figure con i piccoli pennelli  e con quella “lentezza” che i contemporanei consideravano una caratteristica della sua tecnica di lavoro: una lentezza causata, soprattutto, dalla cura con cui egli stendeva il colore fresco – i chiari, in primo luogo – sugli strati di colore già perfettamente asciutti.