A Ottaviano, il 29 settembre, si festeggia San Michele con la “tammorra” e i fuochi d’artificio

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Il 15 aprile 1663, quando nella pubblica piazza di Ottajano si concluse l’assemblea di “deputati” e di cittadini che “elesse” San Michele Patrono della città e consacrò alla Sua festa l’8 maggio – come richiedeva il culto garganico -, gli Ottajanesi espressero la loro gioia  “intrecciando danze al suono dei tamburi e delle viole”. La processione del 29 settembre. La statua di San Michele “’o gruosso”.

 

Quest’ anno Ottaviano festeggia San Michele il 29 settembre con i riti religiosi, con la “tammorra” del “gruppo Contadino della Zabatta” e con i fuochi d’artificio. Il 15 aprile 1663, nella pubblica piazza, presenti il Governatore Lelio Barone, gli Eletti Didaco Bifulco, Baldassare de Lugo, Carlo dell’Annunziata, Matteo Finelli e il cancelliere notaio Giuseppe Mazza, si riunirono deputati e cittadini: erano stati convocati dal messo Giovan Battista Menechino per discutere di cose importanti. Prima si stabilì di firmar la pace e di sottoscrivere un nuovo capitolato col Principe di Ottajano, Giuseppe I Medici, poi si discusse del giorno da consacrare a San Michele. “Anco se propone come al tempo della buona memoria di Innocenzo X Summo Pontefice furono levate con bulla particolare tutte le feste riserbandose però ogni città et terra di eligere un Santo protettore et di quello se ne facesse festa comandata nella sua giornata et poiché questa nostra Università per sua particolare devozione sempre ha tenuto e tiene per suo particulare Protettore il Glorioso San Michele Arcangelo, la festa del quale da pochi anni a questa parte si è indotta a farsi fra l’ottava di sua festa, però per evitarsi alcuni inconvenienti et impedimenti che possono nascere in detta festa, saria però da bene supplicarne i Signori Superiori Ecc.mi, che la giornata dell’8 maggio fusse festa comandata per celebrarne detta festa solenne di detto Glorioso Santo.”. La proposta degli Eletti fu approvata all’unanimità da deputati e cittadini. E gli Ottajanesi manifestarono tutta la loro gioia “intrecciando carole al suono dei tamburi e delle viole”.  Gli aspetti “vesuviani” del culto, intensificati, a partire dal 1631, dalle eruzioni del Vesuvio, si innestarono nella funzione antiluterana che la Controriforma aveva conferito ai carismi dell’Arcangelo, sollecitando i pittori  a dar forma e colore a questa idea e a rappresentare il duello tra angelo e diavolo, in ogni possibile modo, non escluso quello dell’ironia. Si pensi alla rabbia dolente del diavolo che Filippo Vitale dipinse alla Pietà dei Turchini, e alle sconvolte espressioni dei demoni che Angelo Mozzillo disegnò nel quadro che si conserva nella sacrestia della  Chiesa Madre di Ottaviano. Quando l’8 maggio fu consacrato a San Michele, su Ottajano già vegliava il gigantesco arcangelo di legno,  che negli anni ’30 dell’Ottocento venne sostituito, durante le processioni, dalla statua di San Michele “’o piccerillo”, donata alla Chiesa da Luigi de’ Medici. Nell’assemblea generale del 6 luglio 1664- sindaco Giuseppe Del Giudice, Eletti Fabio Iovino, Simone Di Lugo e Andrea Bifulco, cancelliere Giuseppe Mazza- gli Ottajanesi, dopo aver ascoltato attentamente la lettura dei 30 articoli della bozza di capitolato elaborata dai loro avvocati e da quelli di Giuseppe I Medici, furono informati dagli Eletti che Carlo Mazza aveva comprato per 30 ducati due moggia di territorio demaniale al Campitello, e che i 15 ducati che toccavano alla “Universitas Octajani” erano stati dati  “per elemosina alla nostra Magistrale Chiesa di San  Michele Arcangelo  in subsidio dell’opera et spesa fatta nell’indoratura della cona et baldacchino di detto Glorioso Santo Protettore con apparenza grande a sodisfazione di tutti…”.I Prefetti dell’Italia unita cancellarono dal calendario la processione del 29 settembre, che portava la statua del Patrono fino agli orti di Recupo e della Zabatta, mentre la processione dell’ 8 maggio percorreva un tratto della strada che portava, e porta, a Somma:  era giusto che il Santo Patrono volgesse il suo benefico sguardo a tutto il territorio di Ottaviano, da un capo all’altro.