Luci e ombre sulla storica sentenza d’appello del processo Carosello Ultimo Atto, che ha riconosciuto il disastro ambientale in provincia di Napoli. Alla fine sono stati condannati solo 4 imputati su 20: 3 acerrani e il cognato di un boss del Casertano.
Il disastro ambientale provocato dall’ingente traffico di rifiuti scoperto dai carabinieri del Noe nel 2006 è stato riconosciuto dal tribunale che, in appello, a Napoli, l’altro ieri ha emesso una sentenza attesa da nove anni. Sversamenti illeciti di milioni di tonnellate di veleni per i quali sono stati condannati a quattro anni e mezzo di reclusione Giuseppe Buttone, cognato del boss di Marcianise, Domenico Belforte, e a sette anni i fratelli di Acerra Cuono, Giovanni e Salvatore Pellini, quest’ultimo maresciallo dei carabinieri sospeso dal servizio.
Intanto si tratterà di stabilire attraverso la lettura delle motivazioni della sentenza dove esattamente i giudici abbiano individuato il disastro ambientale. Secondo Mimmo Paolella, avvocato della parte civile relativa ai pastori Cannavacciuolo, le cui greggi furono abbattute a causa del tasso troppo elevato di diossina nel sangue, ” poichè l’unica istanza presentata al processo, che punta al riconoscimento di disastro ambientale, è legata al solo territorio di Acerra allora la cosa dovrebbe essere limitata al solo territorio di 54 chilometri quadrati che circonda l’inceneritore “.
Si vedrà. Le motivazioni della sentenza saranno pubblicate entro aprile. Rimane il rebus grande quanto una montagna relativo alle condanne, inflitte agli intermediari del traffico di rifiuti, vale a dire agli imprenditori dello smaltimento Giovanni, Cuono e Salvatore Pellini e al cognato del boss di Marcianise Giuseppe Buttone. Tutto prescritto invece per i tecnici comunali di Acerra, in un primo momento considerati complici dei Pellini, e, soprattutto, per i titolari delle discariche di Pozzuoli, Bacoli e Qualiano, dove i Pellini hanno portato una parte dei rifiuti trasportati dal Nord Italia. Ma l’hanno fatta franca grazie alla prescrizione soprattutto i fornitori dei veleni che tra il 2002 e il 2006 hanno appestato aria, acqua e suolo della provincia di Napoli. Vale a dire i responsabili di Decoindustria, Nuova Esa e Servizi Costieri. E ora è più che netta la sensazione che siano stati fatti due pesi e due misure sulla bilancia della nostra scalcagnata giustizia .

