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Terra dei Fuochi, il processo sui rifiuti tossici nel Napoletano: per i giudici è disastro ambientale

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La sentenza della Corte d’Appello ribalta quella di primo grado. Per i magistrati i rifiuti pericolosi sversati dai fratelli Pellini, condannati a 7 anni, hanno provocato un disastro ambientale. Assolti con formula piena i carabinieri Curcio e Addonisio.Il processo sul traffico di rifiuti tossici più imponente mai scoperto nel Napoletano: condanne aumentate per i principali imputati e disastro ambientale riconosciuto dai giudici nel territorio in cui sono stati rinvenuti gli sversamenti illeciti.

Assolti due carabinieri e la stragrande maggioranza degli imputati. Dunque, ieri pomeriggio, la Corte d’Appello di Napoli ha aumentato le condanne inflitte in primo grado ai danni dei tre fratelli Cuono, Giovanni e Salvatore Pellini, quest’ultimo maresciallo dei carabinieri temporaneamente sospeso dal servizio. Per loro sette anni di reclusione, cioè tra uno e due anni e mezzo in più rispetto al primo grado. Condanna di primo grado confermata per Giuseppe Buttone: quattro anni e mezzo al cognato del boss della camorra di Marcianise, Domenico Belforte.

Assolti, invece, per non aver commesso il fatto e perchè il fatto non sussiste, il maresciallo dei carabinieri Giuseppe Curcio e l’appuntato Vincenzo Addonisio, accusati in un primo momento di aver depistato le indagini sul traffico di rifiuti tossici più grande scoperto nel Napoletano: milioni di tonnellate di veleni sversati tra Acerra, Bacoli e Qualiano. Ma la notizia più importante è che la Corte d’Appello ha riconosciuto che questo traffico di rifiuti ha creato un disastro ambientale nel territorio della provincia di Napoli e, in particolare, ad Acerra, dove erano dislocate la maggior parte delle attività di smaltimento dei fratelli Pellini.

Assolti nel frattempo, oltre a Curcio e ad Addonisio, tutti gli altri 15imputati, imprenditori del Napoletano, i loro tecnici e i funzionari del comune di Acerra, vale a dire alcuni ex responsabili dell’ufficio tecnico. “E’ finito un incubo”, ha dichiarato, a caldo, il maresciallo Curcio, ex comandante della stazione dei carabinieri di Acerra all’epoca della scoperta del traffico di rifiuti. E’ stato un processo durato nove anni. La prima udienza risale infatti al 6 giugno del 2006 mentre le indagini scattarono il 20 ottobre del 2002.

Determinanti ai fini dell’esito di questo appello sono state le dichiarazioni dei pastori Cannavacciuolo e, in particolare, del pastore-ambientalista Alessandro Cannavacciuolo, allevatori che dieci anni fa subirono l’abbattimento delle loro greggi (circa 3mila capi) a causa dell’elevata presenza di diossina rilevata nel sangue degli animali. “A sorpresa è stato accolto l’appello del pm sul disastro ambientale, per il quale c’è stata assoluzione in primo grado – spiega l’avvocato Marco Bassetta, legale difensore dei fratelli Pellini – leggeremo le motivazioni della sentenza per capire come ha fatto la Corte d’Appello a ritenere raggiunta la prova di questo reato e, ovviamente, faremo a quel punto ricorso per Cassazione”.

La sensazione dei condannati è che sia stata commessa una palese ingiustizia anche a causa del fatto che tutti gli altri imputati sono stati assolti, compresi i produttori dei rifiuti del Nord che avrebbero procurato il disastro ambientale.

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