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Storia dell’Arte alla riscossa! Dopo le sollecitazioni dei mesi scorsi verrà incrementata

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È ufficiale: i ministri Giannini e Franceschini sottoscrivono un protocollo d’intesa assumendosi l’impegno di valorizzare e rafforzare, laddove fosse stata ridotta, la disciplina che la riforma Gelmini aveva condannato all’oblio.

I venti di tempesta sono rientrati. Mesi di scioperi, indignazioni popolari e la vicenda assurda del ridimensionamento della storia dell’arte nelle scuole sembra passata. In un’escalation di dissensi, le vibranti proteste erano confluite in una petizione web (#salvArte) lanciata da Alfonso Pecoraro Scanio sul portale change.org, con una richiesta piuttosto esplicita: sollecitare la numero uno del Miur, Stefania Giannini, nel porre rimedio allo “scandalo” messo in essere dalla riforma Gelmini che aveva ridotto le ore di storia dell’arte al punto tale da spingere Michelangelo, Caravaggio e colleghi sempre più lontano dai banchi di scuola. L’istanza online ha raccolto in poche settimane quasi 115.000 firme e, grazie al sostegno di 100 deputati, è stata presentata al ministro. Un risultato eccezionale ed annunciato, considerando la forte premura dell’opinione pubblica rispetto al problema.

Date queste premesse, è nato – e il 28 maggio scorso è stato ufficializzato – l’impegno del Ministero dell’Istruzione e del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo teso a rinsaldare il mondo della cultura riportando in auge l’arte. Stando a quanto dichiarato da Dario Franceschini, vige “un impegno comune a reintrodurre dove è stata tolta e valorizzare dove è stata ridotta la storia dell’arte nelle scuole. Le scelte politiche sbagliate vanno corrette. Non si può pensare di non far amare e studiare l’arte nelle scuole”. Il neo ministro dei Beni Culturali lo ha affermato in occasione della firma del protocollo di intesa tra Miur e Mibact, il cui obiettivo è consolidare la collaborazione dei due ambiti di competenza, beni culturali e scuola. La collega dell’Istruzione, Stefania Giannini, ha inoltre ribadito l’urgenza di una riforma degli ordinamenti didattici, necessità primaria da sottoporre al governo per offrire gli strumenti necessari ad un rafforzamento della tanto vituperata materia.

Ancora molto c’è da fare; ma, pur aspettando che quanto teoricamente pianificato venga messo in atto nel più breve tempo possibile, campeggia e si rafforza la consapevolezza di una priorità: la tanto agognata valorizzazione di una disciplina universale, ma forse salvata in extremis, come spesso accade nel nostro Paese per le questioni di capitale importanza; eppure non ci rimane che dire: meglio tardi che mai!

STORIE D’ARTE

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