Pomodorini del piennolo, passate di pomodoro, catalanesca, sottoli a base di friarielli e “carcioffole”. A quarant’anni Salvatore Di Sarno ha dismesso il negozio da fruttivendolo. e oggi è presenza fissa nei mercatini bio, a Napoli e altrove.
«Il Sud che cammina. Storie dal Mezzogiorno che inventa, investe, innova».
Il logo contiene l’immancabile icona del Vesuvio più monte Somma. Non particolarmente originale, ma rende bene l’identità dei prodotti proposti da questa giovane azienda agricola sommese. Si chiama L’oro della Terra, ed è nata da circa un anno nell’area di Mercatovecchio, dove il titolare, Salvatore Di Sarno, 43 anni, possiede piccoli appezzamenti di terreno, a pochi metri dagli scavi della villa “augustea”.
Nel catalogo, troviamo pomodorini del piennolo, passate di pomodori, uva catalanesca, poi le crisommole vesuviane, cioè albicocche della varietà pellecchiella. E ancora: sottoli a base di friarielli, puparuoli, carcioffole, cucuzzielli. Se preferite: broccoletti, peperoni, carciofi, zucchine. Senza dimenticare il vino, anche questo da catalanesca, non da molto riconosciuta come Igt, Indicazione geografica tipica.
Di Sarno ha gestito per più di dieci anni un negozio di ortofrutta a Portici. «Ma – racconta – mi sono scontrato con l’aumento del pigione, l’aumento delle tasse, la concorrenza della grande distribuzione. Ho un po’ di terra a Somma, e una moglie e un padre disposti ad aiutarmi, e allora mi sono detto: perché non cambiare attività? Così ho lasciato il negozio: ora giro solo per sagre e fiere, oppure vendo direttamente da casa».
Quando lo raggiungiamo, Salvatore è reduce dal mercatino organizzato ogni mercoledì mattina da Confagricoltura nella centralissima via Cervantes, a Napoli (info www.confagricolturanapoli.it). La mattina, dunque, si gira per mercati, e il pomeriggio ci si dedica alla terra. «Per intenderci, lavoriamo rigorosamente con la zappa», sottolinea Di Sarno.
La sua ditta non ha (perlomeno non ancora) la certificazione di agricoltura biologica, ma il titolare assicura, in termini tecnici, di adoperare il metodo della “lotta integrata” contro i parassiti, che riduce l’uso di fitofarmaci a favore dei metodi biologici.
Da un lato, dunque, i costi di produzione aumentano, anche perché “L’oro della Terra” non può contare sui grandi numeri: le passate di pomodori costituiscono la parte più cospicua della produzione, con circa 12mila confezioni all’anno. D’altra parte, però, si tagliano i costi di intermediazione, dato che il prodotto arriva direttamente al consumatore dal produttore. Certo, la grande distribuzione può offrire, in alcuni casi, prezzi stracciati, «ma se si soppesa anche la qualità del prodotto», sottolinea Di Sarno, «allora il rapporto qualità/prezzo offerto da noi diventa interessante».
Molti, in questo settore, si arrangiano come possono, e accanto alle aziende che operano alla luce del sole, c’è – com’è prevedibile – una certa quota di sommerso che rischia, anche non volendo, di fare concorrenza sleale a chi si sforza di rispettare le regole. Si moltiplicano, insomma, i sottoscala, gli scantinati e gli orticelli, ma la sfida per il futuro immediato e fare di tutto ciò una vera economia. Per informazioni su L’oro della Terra, www.lorodellaterravesuviana.it.
(Luigi Mosca: ilsudchecammina@gmail.com)


