Durante la kermesse in Piazza Europa, si è discusso del futuro della città, dei beni culturali presenti sul territorio e di legalità.
La pioggia insistente di venerdì sera non ha fermato l’inizio della II edizione della Festa della Sinistra, che anche quest’anno ha scelto come location l’accogliente Piazza Europa. Buona musica, mostre fotografiche, stand espositivi ed informativi, tra cui anche quello dell’ufficio ecologia sulla raccolta differenziata, e soprattutto dibattiti e riflessioni su temi attuali di interesse locale e non, sul valore e il vero significato della politica e sulla legalità. In memoria dei compianti Pasquale Morisco e di Oreste Santamaria, esempi di dedizione, di passione e di militanza sempre coerente agli ideali di sinistra, la Sinistra per Somma ha dato inizio alla festa aprendo il dibattito su politica, territorio e sviluppo.
Il primo dibattito ha visto la partecipazione di noti esponenti della politica locale e regionale, tra cui il neo segretario provinciale del PD Gino Cimmino, dell’UDC Carmine Mocerino, della Federazione della Sinistra Ciccio Barra e del segretario regionale di SEL Arturo Scotto. Un confronto che ha portato i relatori a sviscerare e ad analizzare e, quindi, ad ammettere anche gli errori del centrosinistra e quelli perpetrati a lungo dal governo di centrodestra sulla politica occupazionale, completamente assente o quantomeno inefficace sui nostri territori, dove da anni ormai prevalgono conflitti di interessi derivanti dallo stretto ed intricato intreccio tra affari e politica.
“Dal Castello d’Alagno agli altri beni comuni: il rilancio di una terra” è il titolo del dibattito della seconda serata e che ha visto la partecipazione di Antonio De Simone, docente universitario di archeologia, Michele Buonomo presidente Legambiente Campania, Franco Mosca presidente Proloco Somma Vesuviana e di Mariangela Parisi di cittadinanza attiva per i beni comuni. Tutti d’accordo sulla necessità di valorizzare al meglio l’immenso patrimonio storico monumentale delle nostre terre, magari creando una rete di associazioni e di enti locali limitrofi che si facciano carico, insieme, degli impegnativi costi di gestione. É il prof De Simone, con la chiarezza disarmante che lo contraddistingue da sempre, ad affrontare la questione sulla gestione dei beni culturali e, quindi, del Castello D’Alagno, spiegando che esistono problemi di costi, di regole e di competenze.
«La tutela dei beni e dei monumenti – chiarisce De Simone – spetta solo allo Stato e non all’ente locale, che invece si deve occupare del piano di sviluppo e di utilizzo del bene e lo deve fare all’interno di una convenzione con lo Stato, che si deve vedere garantito nell’attività di tutela. Gli enti locali devono attivarsi per armonizzare ed ottimizzare le risorse, pianificando efficaci piani di sviluppo dei beni che possiede, predisponendo regolamenti compatibili con la normativa della tutela. Regolamenti, dunque, che non ledono e non offendono la dignità del monumento. Una struttura come il Castello d’Alagno comporta dei costi elevati e questo è un fatto che va tenuto in conto, l’ente locale deve attivarsi cercando di trovare soluzioni consone che, senza offendere il monumento, riescano a garantirne la gestione». Pensiero condiviso e consolidato dagli altri relatori, che hanno portato la testimonianza della loro lotta quotidiana contro i tagli finanziari, l’indifferenza istituzionale e l’irresponsabilità umana.
L’approfondimento sulla legalità è proseguito con la presentazione del libro “Il Casalese”, con la partecipazione di Luisa Bossa, parlamentare PD, Massimiliano Amato, giornalista “L’Unità”, Gianni Cerchia, docente universitario. A moderare il dibattito Ciro Raia, scrittore, Dirigente Scolastico e presidente dell’Istituto studi socialisti “G. Arfè”. «Questa è una serata- ha esordito Raia- all’insegna della promozione della cultura della legalità come progetto di vita. La Sinistra ha nel proprio dna i nessi inscindibili che legano tra loro legalità, cittadinanza e democrazia. E credo che questa serata Somma la debba dedicare ad un grande maestro di legalità, al compiante prof. Amato Lamberti».
Nel porre la domanda a Gianni Cerchia, autore della postfazione del libro, sul concetto di imbarbarimento della dinamica politico-istituzionale, Raia non può non sottolineare come in «questo paese spira purtroppo una brutta aria di restaurazione, in questo paese, ricordiamo, è stata cancellata in piazza la targa a Francesco De Martino, questo paese è balzato sulle testate nazionali per il saluto fascista del presidente del consiglio comunale». La collera e la delusione di Raia è tanta quanta quella di Gianni Cerchia, nativo di Caserta, che ha raccontato come nella figura di Nick ‘O Americano ovvero dell’On. Nicola Consentino la dimensione politica, economica e camorristica si fondono in una sintesi che ha condizionato e continua a condizionare la vita della Provincia di Caserta e dell’intera Regione Campania.
Il giornalista Massimiliano Amato, uno degli autori del libro “Il Casalese”, viene sollecitato da Raia a spiegare perché sui nostri territori la leadership politica più che consenso elettorale è diventato potere dei soldi. E Amato ha ribadito il concetto che fa da sfondo al libro, ovvero l’intreccio politica, imprenditoria e camorra, concetto che porta a comprendere meglio la distinzione tra potere e responsabilità. «Il Casalese -spiega Amato- non porta nessuna dedica, ma dopo gli ultimi fatti di cronaca, oggi vogliamo dedicare questo libro a tutte quelle famiglie che in questi ultimi 17-18 anni di governo di centrodestra sono sprofondati nel tunnel della povertà. Mentre a Roma avanzava il berlusconismo e in Campania la famiglia Cosentino allargava smisuratamente i propri affari, migliaia d famiglie perdevano il lavoro e cadevano nell’abisso della depressione e della povertà: è a queste famiglie, che nonostante le intimidazioni e le difficoltà, continueremo a dedicare i nostri racconti onesti, le verità scomode».
Dallo storico all’autore fino a passare per la politica, rappresentata dalla parlamentare Luisa Bossa che pone l’accento sull’inadeguatezza dell’attuale legge elettorale, «che non consente ai cittadini di scegliere i propri parlamentari. Inoltre -aggiunge la parlamentare- è inutile negare che sui nostri territori ci conosciamo tutti, per cui i partiti devono essere spietati rigorosi e intransigenti sulla scelta dei candidati. Far finta di non sapere è uno schiaffo alla trasparenza e alla legalità e l’ascesa di Cosentino ne è l’esempio più esplicativo». Facendo riferimento al tentativo di censura del libro, Luisa Bossa ritiene che « il libro è stato fin troppo clemente: dalla presunzione di innocenza, siamo passati alla presunzione dell’impunità del potere. Il vero problema non è il potere ma come si gestisce il potere. Quello di Cosentino è un potere fine a se stesso, un potere che non conosce la responsabilità e la legalità».
La kermesse, sfidando la pioggia e il freddo autunnale, si è colorata di sapori e colori vesuviani, allietando e riscaldando l’atmosfera con la musica popolare del gruppo di zi Riccardo, con la buona e raffinata musica della Mala banda Vesuviana, con la musica travolgente degli R&Fusion, e con Ballads.

