Tra il dissenso del Sindaco di Marsala e quello dei vertici della Uilpa Penitenziari, è stato deciso di chiudere il carcere di Marsala. Polemiche per il provvedimento del Ministro Severino.
Nel panorama generale dell’articolato sistema carcere, in Campania come in tutto il territorio nazionale, si continua a parlare incessantemente di sovraffollamento penitenziario e di misure alternative alla detenzione, nella silente ma inespressa convinzione che la soluzione al problema possa provenire, seppur in parte, dalla creazione di nuove strutture detentive, cosa che tra l’altro consentirebbe di impiegare forza lavoro qualificata nel settore penitenziario, allo stato paralizzata dall’assoluta mancanza di collocazione lavorativa nel settore.
Non può, pertanto, che suscitare scalpore la recente notizia della chiusura della Casa Circondariale di Marsala, preannunciata già da tempo dal Governo, nonostante la ferma opposizione tra gli altri del Sindaco di Marsala e dei vertici della Uilpa Penitenziari, nella persona del segretario generale Gioacchino Veneziano. E’ dell’ultima ora, peraltro, la notizia che i 52 detenuti ancora ristretti a Marsala siano in corso di trasferimento, verosimilmente presso le residue carceri siciliane (Favignana, Trapani e Castelvetrano), in conformità alla decisione del Provveditore regionale, ancorchè non scevra da polemiche e da interrogativi, allo stato senza risposta.
La Uilpa, a mezzo di comunicati stampa, ha palesato apertamente il proprio dissenso, evidenziando come alcun beneficio in termini di spesa pubblica possa derivare dalla soppressione del carcere di Marsala, comportando al contrario l’unico evidente risultato di ingolfare le altre carceri esistenti sul territorio, senza considerare le enormi spese connesse al trasferimento dei detenuti e delle altre forze lavoro già impiegate nella struttura, alimentando una situazione già ampiamente compromessa dalla carenza di mezzi, personale e risorse economiche.
Su un totale di 206 carceri già esistenti in Italia, alcune delle quali assolutamente fatiscenti, la chiusura della struttura di Marsala appare destituita di ogni logica: alla base del provvedimento, una legge del lontano anno 2001, probabilmente rispolverata allo scopo di incrementare l’organico delle carceri delle altre città della provincia, che stride fortemente con la realtà dei recenti lavori di ristrutturazione nonchè con le soddisfacenti condizioni igienico sanitarie dei detenuti ivi ristretti, a detta di chi vi è entrato di recente.
Sorprende, pertanto, il provvedimento del ministro della Giustizia Severino che, nell’ordinare la chiusura del carcere ha addotto tra i motivi non solo i tagli del sistema giustizia, ma anche e soprattutto le scarse condizioni igienico sanitarie della struttura: parole che, oggi, suonano come un semplice pretesto agli addetti ai lavori. Sarebbe opportuno, alla luce dei fatti, auspicare interventi di analogo rigore sulle carceri di tutta Italia, specie quelle in emergenza socio-sanitaria e di altro e vario genere, finalizzati ad una radicale revisione del sistema giustizia che non si limiti, di fatto, a provvedimenti ah hoc di dubbia efficacia, ma consenta il raggiungimento di obiettivi minimi di rieducazione e civiltà della pena detentiva.
(Fonte foto: Rete Internet)






