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San Giuseppe Vesuviano. Consuetudini e legalità

Le consuetudini spesso cozzano con le Leggi dello Stato, per riportare i comportamenti nell’alveo della legalità serve una cosa sola: la trasparenza.

La consuetudine (o uso) è una fonte non scritta e non statuale del diritto. La consuetudine consiste in un comportamento ripetuto, generale ed uniforme del corpo sociale compiuto in una determinata circostanza con la convinzione psicologica di rispondere ad un obbligo giuridico. (Okpedia)

Questa riportata è la definizione copiata dalla rete, nella realtà possiamo fare degli esempi un poco più aderenti alla vita di tutti i giorni come la reazione terrorizzata dei dipendenti del Comune di San Giuseppe Vesuviano quando un cittadino gli chiedeva conto degli atti pubblici: era consuetudine rispondere in modo stizzito e proibire qualsiasi accesso agli atti non fosse stato richiesto dagli amministratori che hanno governato dal 2002 al 2009.

Oppure, un’altra definizione di consuetudine a San Giuseppe Vesuviano, era fare la Sagra della Zeppola la settimana prima di San Giuseppe Santo Patrono, senza allestire i bagni pubblici. Eppure un anno l’amministrazione in carica si vantò che furono distribuite in piazza Elena D’Aosta ben 500.000 zeppole (dato non verificato da organi indipendenti), non sappiamo come abbiano fatto gli acquirenti di tanto ben di Dio a disfarsi dei postumi di un simile abbuffata.

Sempre nel periodo 2002-2009 era consuetudine che a seguito dei crolli sistematici di intonaco nelle scuole sangiuseppesi, fosse proibito a giornalisti e genitori di fotografare gli angusti locali dove erano sistemati gli alunni per seguire le lezioni. Qualcuno che riuscì a rubare qualche scatto fu denunciato, a spese del Comune, all’Autorità Giudiziaria. Ne seguì un lungo iter persosi poi nei corridoi del Palazzo di Giustizia di Nola ma che fu da monito a tutti gli altri. Il motto era: colpirne uno per educarne cento.

Ma veniamo ad una delle più vecchie consuetudini pubbliche sangiuseppesi che in questi giorni sta provocando polemiche al calor bianco sia nei palazzi del potere che fin dentro le famiglie: le luminarie natalizie. Da sempre è uso che le luminarie natalizie, ma anche quelle del Santo Patrono, vengono montate in prossimità dei pali della pubblica illuminazione per poter accedere facilmente all’alimentazione elettrica attraverso gli stessi pali. Non si è mai capito se per risparmiare sull’appalto o per sciatteria di chi, negli ultimi trent’anni, avrebbe dovuto controllare e sovrintendere a queste cose.

Per accertarsi di ciò non serve scavare in polverosi archivi, basta alzare gli occhi verso i lampioni del centro per vedere degli strani fili penzoloni, la foto ritrae uno di questi pali in via Salvati dove la stessa legatura alimenta sia un ulteriore lampione posto in uno dei tanti cortili, presumibilmente privato, e sia la periodica istallazione di luminarie. E’ tanto forte questa consuetudine che anche i cittadini che si istallano stelle luminose all’ingresso delle loro attività hanno sempre allacciato sulla rete pubblica. In fondo, è il pensiero generale, ma non usufruiscono tutti della bellezza delle luminarie?

Ad avviare il pensionamento definitivo delle consuetudini rispetto alle leggi è stato il duo Catapano-De Lorenzo che appena insediatosi in Municipio ha preteso il rigido rispetto dei regolamenti, ciò ha scatenato l’ira del consigliere Ambrosio A.A. che è straripata in una furia selvaggia visibile su You Tube, il quale per niente pentito della triste esibizione durante il primo consiglio comunale ha replicato producendo denunce a raffica fra cui quella sull’istallazione delle luminarie natalizie. Denunce che sono state prese nelle giuste considerazioni dalle forze dell’ordine le quali dopo attente indagini hanno denunciato l’installatore per furto di energia elettrica. Purtroppo il capitolato d’appalto non è stato pubblicato sul sito internet del comune e quindi i cittadini non possono verificare se il lavoro è stato o meno eseguito a regola d’arte,l’unico dato accessibile è la determina da cui abbiamo saputo che la spesa è stata di euro 48.363,69 nettamente inferiore alle consuete spese a cui ci aveva abituato la precedente amministrazione. Possiamo solo dire che quest’anno il risultato è stato più che soddisfacente.

Chi è senza peccato scagli la prima pietra, recita la Chiesa Cattolica, principio che dovrebbe essere da monito a chiunque, specialmente quando si occupano posti di responsabilità. Certo, non rispettare le regole è la cosa peggiore che può accadere ad un qualsiasi amministratore, ma se poi il critico di questo comportamento è chi è vissuto sempre ai limiti di leggi e regolamenti fino a ad essere sciolto per infiltrazione camorristica ben tre volte nella sua infinita carriera politica, viene difficile pretendere l’applicazione della legge senza se e senza ma.

Forte deve essere anche l’imbarazzo dei funzionari dello Stato impegnati ad analizzare queste spinose situazioni,sappiamo che esposti denuncia sono arrivati nell’ordine ad Ufficio Tecnico,Comando Polizia Locale, Carabinieri, Polizia di Stato e si ipotizza anche Guardia di Finanza, Corpo Forestale dello Stato e Corte dei Conti. Voci di corridoio ci informano delle risatine provocate dalla lettura di tali esposti.

Queste situazioni, degne di un film dei Fratelli Vanzina, se da una parte provocano ilarità e chiacchiere da bar, dall’altro sminuiscono la sacralità delle istituzioni che sono costrette a prendere i dovuti provvedimenti. Occorre che l’opinione pubblica sostenga le istituzioni e i loro rappresentanti, nessuno può pensare di cambiare il risultato elettorale attraverso cervellotiche interpretazioni di leggi e cavilli burocratici che finiranno solo per ingolfare la macchina amministrativa. La crisi di sistema che stiamo attraversando non concede di perdere un solo secondo, tutte le energie devono essere messe al servizio del bene comune. Sempre nel rispetto delle leggi, si intende.

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