Dal 17 al 26 maggio il Massimo napoletano ospita l’opera verdiana per celebrare i duecento anni dalla nascita del compositore.
La scena inventa uno spazio nello spazio; gli scaffali di un’enorme biblioteca avvolgono il palco in semicerchio, quasi fossero le gradinate di un’arena dove al centro rivive una piccola città rinascimentale. Dopo la "Traviata" e "La Messa da Requiem", con "Rigoletto" il san Carlo presenta il terzo omaggio della stagione dedicato a Giuseppe Verdi nel bicentenario dalla nascita.
Singolare la storia del Rigoletto, che è un’opera “trasformata” a seguito di interventi della censura. Infatti, in base ad un contratto che aveva con il teatro la “Fenice” di Venezia nel 1850, Verdi propose a Francesco Maria Piave di musicare “Le Roi s’amuse”, un dramma di Victor Hugo che negli anni precedenti aveva suscitato scandalo. Ma la censura non accettò la presentazione del re di Francia Francesco I (il protagonista) come cinico e libertino e Verdi, ed il suo librettista, non si persero d’animo. Trasformarono l’opera cambiando il protagonista nel Duca di Mantova, cambiando nomi a molti personaggi e facendo diventare lo stesso protagonista un buffone di corte. Il titolo “Rigoletto” derivò poi dalla parola francese Tribolet e l’opera “trasformata” ebbe comunque un grande successo.
Stavolta, il debutto al san Carlo coincide con quello del soprano palermitano Desirèe Rancatore, che si presenta all’esigente pubblico con uno dei suoi ruoli di riferimento, Gilda, nonostante abbia già interpretato il personaggio nei più importanti teatri del mondo, come la Fenice di Venezia e la san Francisco Opera House. L’opera verdiana in questa occasione sarà diretta da Pier Giorgio Morandi alla bacchetta e da Bernard Arnaud alla regia; nel cast anche le voci del baritono Dimitri Hvorostovsky nel ruolo protagonista e del tenore spagnolo Celso Albelo in quello del Duca di Mantova.
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