L’assessore al bilancio del comune di Acerra D’Iorio, si affida a un comunicato stampa per spiegare la sua presenza al processo sul traffico di rifiuti tossici. Veleni che hanno avvelenato terra, aria ed acqua da Bacoli ad Acerra, passando per Giugliano.
Tribunale di Napoli, è l’una del pomeriggio. L’assessore al bilancio del comune di Acerra, Alessandro D’Iorio, si trova nell’aula in cui è in corso il processo ai fratelli acerrani Cuono, Salvatore e Giovanni Pellini, che poco prima il pubblico ministero Maria Cristina Ribera non ha esitato a definire “camorristi del traffico di rifiuti tossici”.
La presenza dell’amministratore comunale, rimasto sempre nella zona in cui sono seduti gli avvocati difensori dei Pellini, risulta subito indigesta agli ambientalisti, accorsi numerosi da Acerra e dalle zone limitrofe. “Che ci fai qui?”, l’interrogativo degli indignati. D’Iorio però non si scompone più di tanto. Ha lo sguardo di chi fa finta di niente. Allora decido di capirci meglio. Mi avvicino all’assessore, che sta ritto in piedi, alla destra dei banchi dei difensori, leggermente appoggiato alle sbarre di ferro della gabbia riservata agli imputati in regime detentivo.
“Scusi assessore D’Iorio, le posso fare una domanda?”, gli chiedo, gentile come mio solito. L’amministratore comunale si gira quasi subito. La sua risposta è secca, bruciante: “No! ”. E io insisto: “Ma, assessore, mi chiamo Pino Neri, sono un giornalista…”. La precisazione sembra rassicurare l’avvocato-assessore. Che si rigira e corregge il tiro: “Sì, va bene”. Tiro un sospiro di sollievo e penso che tra un po’ il responsabile delle casse del comune di Acerra mi chiarirà il motivo che l’ha spinto a venire qui e a piazzarsi proprio nello spazio frequentato dai legali di chi è accusato del disastro ambientale di Acerra. Aspetto qualche minuto, fiducioso. Passano altri minuti e la fiducia si rimpicciolisce.
Viene meno del tutto con questa scenetta: l’assessore fa un veloce passo in avanti e guadagna la porta secondaria piazzata dietro alla sedia del pubblico ministero. E’ un attimo. D’Iorio mi sparisce sotto gli occhi, nel breve volgere di un lampo. Altro pensiero inevitabile: “Ma guarda un po’ questo qui, me l’ha proprio fatta, s’è dileguato! ”. Qualche ora dopo chiamo il sindaco di Acerra, Raffaele Lettieri. Gli spiego tutto. “Resto sorpreso – mi risponde il primo cittadino – proprio di recente io e D’Iorio abbiamo firmato una denuncia contro i Pellini”. La versione di Lettieri finisce, come doveroso, nell’articolo sul “giallo dell’assessore”, che pubblico a mia firma sul Mediano, il venerdì successivo. Nel frattempo gli ambientalisti si scatenano attraverso il web. Chiedono le dimissioni dell’assessore, ormai giudicato “complice” degli inquinatori. Anche il Pd di Acerra fa lo stesso, con un comunicato stampa che non lascia spazio ai dubbi.
Ma nel pomeriggio dello stesso giorno l’avvocato D’Iorio decide di farsi vivo, con un comunicato diramato dall’ufficio stampa del comune di Acerra. “L’assessore D’Iorio non è assolutamente il legale dei Pellini; l’assessore D’Iorio non ha alcun tipo di rapporto professionale e personale con alcun procedimento penale che riguarda i Pellini; l’Assessore D’Iorio non fa parte di alcun collegio difensivo dei Pellini”, la smentita a ritmo quasi ossessivo.
Di nuovo: “L’assessore Alessandro D’Iorio non è il legale dei Pellini, l’assessore D’Iorio”… Ma è la parte centrale del comunicato a lasciarmi di stucco: “L’assessore D’Iorio ieri si è recato in tribunale e ha incontrato i cittadini acerrani, nonché i giornalisti, chiacchierando amichevolmente con gli ambientalisti e con i giornalisti, rispondendo e spiegando cordialmente alle loro domande, chiudendo sul nascere ogni questione”… Strabuzzo gli occhi e mi faccio un’ultima domanda: “Ma allora, Pino Neri, sei proprio uno sfigato?”.
(Fonte foto: Rete Internet)




