Una coppia diventa famiglia con la nascita di un figlio. Da quel momento i due partner, diventati genitori, devono aprire i loro confini per accogliere il nuovo nato.
La nascita di un figlio è un evento unico nella vita di una coppia poichè i due coniugi devono assumere il ruolo di genitori, ridefinire la loro relazione e prendersi cura >in toto del benessere psi-fisico di un altro essere umano. È pur vero che se, da un lato, la nascita di un figlio è un evento che coinvolge entrambi i coniugi, è soprattutto la donna a sperimentare e vivere la presenza crescente di un altro dentro di lei.
Due esperienze infatti accomunano la maggior parte delle donne gravide: da una parte la donna è concentrata su se stessa e sui cambiamenti evidenti del proprio corpo, dall’altro la futura mamma tende sempre più a spostare la preoccupazione da sè al feto e alla sua crescita. Ciò avviene prevalentemente a partire dal terzo/quarto mese, a partire cioè dai primi movimenti fetali che testimoniano sempre più la presenza all’interno del suo corpo di un altro essere umano dotato di una propria vitalità ed espressività .
A partire da quel periodo infatti, nella mente dei genitori prendono vita una serie di fantasie, emozioni, pensieri e desideri rispetto al bambino che nascerà . A questo proposito, si dice che i genitori sviluppino un vero e proprio “attaccamento prenatale” nei confronti del figlio: i coniugi insieme fantasticano su come sarà , quale sarà il suo aspetto, a chi somiglierà . Da quanto si apprende l’arrivo di figlio prevede una duplice nascita poichè se è vero che un genitore genera un figlio, è altrettanto vero che un figlio genera un genitore, perchè lo induce a profondi cambiamenti e a radicali trasformazioni.
Il periodo della gravidanza e di quello immediatamente successivo costituisce dunque un periodo particolarmente delicato dal punto di vista sia fisico che psicologico. Ecco perchè a partire dagli anni settanta il sistema sanitario ha iniziato ad interessarsi della salute della donna e alle implicazioni psicologiche del periodo della gravidanza e del parto attraverso l’istituzione dei “percorsi di accompagnato alla nascita”.
Si utilizza tale espressione piuttosto che quella di corso pre-parto, proprio per sottolineare l’importanza dei fattori psicologici legati all’evento e perchè la donna ha diritto ad un percorso assistenziale definito per l’appunto “percorso nascita”, che le consente di essere seguita, all’interno delle strutture distrettuali ed ospedaliere dal Servizio Sanitario Nazionale, dai mesi precedenti il concepimento fino al primo anno di vita del bambino. Tali percorsi di accompagnamento alla nascita prevedono una serie di incontri teorici-pratici-esperenziali condotti da un’equipe multidisciplinare costituita da ostetrico, ginecologo, psicologo e pediatra.
Le evidenze scientifiche rispetto alla partecipazione a tali corsi sono diversificate anche se alcune sono condivise da tutti gli studi: le donne che frequentano tali corsi sono a minor rischio di incorrere in un parto cesareo o di ripeterlo qualora ne abbiano già avuto uno precedentemente; ricorrono in misura minore all’uso di analgesici farmacologici preferendo altri espedienti; sono a minor rischio di vivere difficoltà o disagi emotivi dopo il parto (ad esempio depressione post-partum). In alcuni casi i corsi di accompagnamento alla nascita prevedono anche degli incontri definiti di sostegno alla genitorialità il cui obiettivo è quello di sostenere la coppia genitoriale nell’incontro e nella conoscenza del loro bambino e di trovare risposte a dubbi e interrogativi attraverso la condivisione degli stessi con altri neo-genitori.
In definitiva, per una coppia, decidere di partecipare ad un corso di preparazione alla nascita vuol dire intraprendere un percorso personale e di coppia che consenta di avvicinarsi alla genitorialità con una sensibilità e una consapevolezza maggiore dell’evento nascita e dei cambiamenti che tale evento richiede a due futuri genitori oltrechè di vivere la nascita con serenità e naturalezza.
(>Fonte foto: Rete internet)






