Tragedia ieri sera a Portici. Durante la festa del Santo Patrono crolla un balcone uccidendo tre persone e ferendo vari presenti. Panico tra la folla incredula che pochi minuti prima stava festeggiando. LE FOTO
E’ il giorno più importante per i porticesi. Il giorno della gioia, il giorno in cui la tradizione si mescola con la modernità. La festa di San Ciro è da sempre quel momento di coesione collettiva che riunisce giovani e anziani, generazioni di credenti e non credenti in un solo abbraccio. Ogni prima domenica di maggio ciascuno dei residenti sente viva la sua appartenenza alla città.
La comunità si ritrova a comprare dolci in piazza, a seguire la lunghissima processione del carro con la statua del Santo Patrono. E’ una festa che odora d’infanzia, di ricordi, di fede e di immutato rispetto nei confronti del protettore, una festa sentita e sana, nonostante gli inquinamenti storici della malavita organizzata. Le tradizioni, la fede, così come la cultura di un luogo, aiutano a mantenere uniti i membri della sua comunità, ed è questo che rende da sempre unica la festa di San Ciro, non solo per i porticesi ma per moltissimi cittadini dell’hinterland napoletano. Nel giorno della processione, in città si respira un’aria benevola, fatta di fierezza e di voglia di vivere. Vivere. Perché è quello che le vittime di ieri sera dimostravano affacciati a quel maledetto balcone. Una voglia di vivere e di festeggiare salutando il Santo che in quel momento stava passando a pochi metri.
La scena è accaduta improvvisamente, in modo inaspettato, mentre la musica, i cori e le risate echeggiavano in una serata serena e piena di vitalità. Verso le 21.00 il carro con il Santo Patrono passa per il Corso Garibaldi quasi al termine del suo lungo tragitto, iniziato la mattina, e che avrebbe dovuto terminare, com’è usanza, con applausi e fuochi d’artificio al rientro in chiesa del carro. All’improvviso un rumore assordante crea il panico tra la folla. In un primo momento le migliaia di persone presenti hanno temuto si trattasse di un agguato con colpi di pistola, le testimonianze hanno riportato una scena difficile da descrivere. Grida, panico, gente che correva, spingeva, cadeva, senza capire cosa esattamente stesse accadendo. Il corteo del carro si è interrotto bruscamente, mentre gli uomini delle forze dell’ordine hanno scortato tra la folla il Cardinale Sepe, impaurito e sconvolto.
A crollare è stata la base di un balcone di uno dei palazzi antichi del corso, la ringhiera è rimasta intatta. Sono accorsi sul posto vari candidati alle prossime elezioni, nonché l’ex sindaco Vincenzo Cuomo. Quelli che erano canti di gioia si tramutano in grida di strazio. Le ambulanze iniziano a far sentire le proprie sirene per tutta la città ma nelle prime ore le notizie sono trapelate con difficoltà e senza certezza, non è apparsa subito chiara infatti, l’entità del disastro. Portati via i cittadini coinvolti, sono immediatamente iniziati i rilievi necessari ad una prima indagine, utile per capire la dinamica dell’accaduto. E’ solo in tarda serata che si ha la conferma ufficiale del tragico epilogo: hanno perso la vita Aniello Scognamiglio (65 anni), Maria Vela, detta Marinella (67 anni), Concetta Evangelista (65 anni).
Verso le due del mattino viene confermato che altri due cittadini vertono in gravi condizioni, si tratta di Michele Fiengo e Aniello Fiengo. Varie le testimonianze raccolte subito dopo, in tutte il dolore e il rammarico di aver vissuto un momento così triste in un giorno così importante per i residenti. “Non è possibile morire così”, “Quelle persone salutavano commosse il loro Santo, senza sospettare che dopo qualche secondo avrebbero perso la vita”, “La folla tra curiosi e spaventati ha creato un panico incredibile”, “L’intera città è vicina al dolore immenso dei parenti delle vittime”. Commenti e lacrime di chi è sconvolto da questa ingiustizia del destino. Una tristezza profonda nella voce di chi ha vissuto quel momento, un dispiacere che nasce dalla rabbia nell’assistere ad una fine assurda in un giorno così speciale. Intanto stanotte la strada è stata chiusa al traffico per facilitare i lavori degli uomini delle forze dell’ordine impegnati da subito in questa fatale disgrazia.
Della festa di San Ciro resta il silenzio, restano fuochi d’artificio non sparati, un’allegria spezzata e quelle grosse macchie di sangue sul marciapiede che si confondono tra i petali di rose lanciati dai balconi verso il carro di San Ciro.


