Pomigliano, tutti in piazza per “adottare” un cittadino

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Ieri la manifestazione per dare il via all’iniziativa di solidarietà che punta a fermare i suicidi. L’imprenditore Romano: “Un minuto di silenzio per ricordare il nostro Francesco”. Fotogallery

Il ricordo di Francesco Carlucci è più che mai vivo in piazza Primavera, la piazza più grande e importante di Pomigliano. Sguardi ancora turbati pensando all’ennesimo suicidio, stavolta quello del farmacista sessantunenne, rimasto solo e senza lavoro, che si è impiccato giovedì scorso, in un modesto alloggio del centro storico di Pomigliano per il quale non riusciva più a pagare l’affitto.

A mezzogiorno piazza Primavera è piuttosto affollata. Non c’è il pienone ma un po’ di gente sì. Qualcosa più di un centinaio di persone. Inizia a parlare Felice Romano, il piccolo imprenditore che ha deciso di radunare il maggior numero possibile di cittadini benestanti e quindi in grado di “adottare”, cioè di assumere un concittadino in difficoltà. Ma dal palco l’incipit di Romano è polemico: “Il vicesindaco di Napoli, Sodano, nostro concittadino, non è presente. Anche il sindaco Russo non è presente per difendere il lavoro e la dignità dei pomiglianesi”. Poi, l’invito al silenzio nel minuto di raccoglimento in ricordo dell’ultima vittima dell’indifferenza. “Tre suicidi in pochi giorni – grida Romano attraverso il microfono – sono omicidi di Stato: denunceremo Napolitano e Letta. Basta all’isolamento delle persone, oggi ognuno si fa gli affari propri. I cinquantenni che perdono il lavoro perdono tutto e hanno pudore a chiedere aiuto”.

Romano informa che in un giorno e mezzo è stato possibile trovare 4-5 occasioni di lavoro e che c’è già un comitato che si riunirà periodicamente “perchè – conclude – gli altri siamo noi ed essere meno soli significa condividere con gli altri il nostro futuro”. L’applauso è sentito. Al microfono sopraggiunge Mino Iorio, responsabile locale del Codacons, associazione per la tutela del consumatore: “Non se ne può più: nelle case c’è paura”. E Ciro Esposito, presidente dei piccoli commercianti della città: “Se ci riusciremo noi che veniamo dalla strada di sicuro costringeremo anche la politica a seguirci”. Salvatore Cantone, costruttore e presidente dell’associazione antiracket “Pomigliano per la Legalità – Domenico Noviello”, ricorda di aver recentemente incontrato una ragazza, una giovane imprenditrice già sul lastrico, disperata.

“Farò il possibile per non lasciarla sola – promette – lei deve liberarsi del cappio di una banca. Dovete ricordare che dietro le imprese ci sono delle persone”. Imprenditori uniti nel segno della solidarietà ma non solo. C’è un esperto di software, Ciro Lanzillo, che in men che non si dica ha confezionato il portale web con cui sarà possibile sapere quali occasioni di lavoro si aprono. Un sito che consente il massimo della privacy e che si chiama wwwpomiglianosolidale.it. Dopo poco più di mezz’ora il comizio volge al temine. L’esortazione conclusiva è di don Peppino Gambardella, parroco della chiesa madre di San Felice:

“la morte di Francesco è un momento di accusa: non siamo stati in grado di proteggerlo. Nella sua lettera d’addio ha scritto che “dopo la morte non siamo più soli”, perché è arrivato alla morte nella solitudine. Dobbiamo organizzarci. Giovanni Paolo II ha detto: organizziamo la speranza. E Gesù: non abbiate timore, non si turbi il nostro cuore. Il mio ufficio parrocchiale è un via vai giornaliero di persone che implorano aiuto ma affinché si realizzi ciò che Gesù ha detto c’è bisogno di una comunità solidale. Un tempo era il cortile la comunità solidale. Non possiamo andare avanti così. Gesù ha detto: beati i misericordiosi. Per cui la strada è la solidarietà, la condivisione, la partecipazione. In questo momento siamo qui per dire che noi ci siamo. Ma non è più il momento di dire al politico: mi trovi un posto? No, nessun politico: il lavoro è dignità e dobbiamo far valere i diritti. Infine: se non potete pagare le bollette non pagate ! Vediamo cosa si può fare ma proteggete la vostra vita ! Salvate la vostra vita!”.

Un appello che strappa l’ultimo e più sentito applauso.

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