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Pomigliano e Casalnuovo, il rebus elezioni

Mancano pochi mesi alle consultazioni locali per la carica di sindaco e di consigliere comunale nei due centri a est di Napoli. Ma il futuro prossimo appare sfumato, quasi invisibile.

Più di novantamila abitanti per quasi settantamila elettori. Le grandi fabbriche, Fiat, Alenia e Avio, che fanno da cornice a nord e a est di questi due territori da sempre contigui per tanti motivi, non solo urbanistici.

Con qualche differenza politica però, anche sostanziale. In questo senso l’assenza di forze della sinistra organizzate e in grado di ottenere voti è per esempio una delle peculiarità di Casalnuovo. E’ un centro di oltre cinquantamila residenti dominato storicamente da un gruppo di costruttori e di piccoli imprenditori del settore immobiliare e del commercio geneticamente schierati a destra o, al massimo, nell’ambito di quel che rimane della vecchia Democrazia Cristiana.

I sindaci spuntati da questo contesto negli ultimi 17 anni (sono solo due, Antonio Peluso, sindaco “eterno”e ammiccamenti con Forza Italia e col nuovo Psi, e Antonio Manna, radici Dc ed appena un anno alla guida della città a causa dello scandalo dei palazzi abusivi e del successivo commissariamento antimafia) non hanno quasi mai avvicinato l’asse a sinistra. Solo una volta è successo, quando nel 2009 Peluso è riuscito nell’alchimia di unire le sue liste civiche agli emuli berlusconiani della zona e a quelli che hanno flirtato o flirtano tuttora con Nichi Vendola.

Intanto di recente quel poco di sinistra che restava nella giunta casalnuovese ha lasciato l’esecutivo mentre l’Udc, sulla carta all’opposizione, si prepara a riabbracciare l’antico alleato-dominatore di sempre. Sinistra assente. A Casalnuovo del Pd e di Rifondazione ormai non c’è quasi più traccia da un pezzo, a meno di qualche festa cittadina e di sorprese dell’ultimo momento. Diverso è invece il quadro di Pomigliano, la città delle fabbriche, storica roccaforte Pds-Ds-Pd fino al 2010, quando l’anziano ex sindaco socialista craxiano, Raffaele Russo, dopo l’assoluzione incassata in un processo di camorra si è tolto il sassolino dalla scarpa battendo tra le fila del Pdl il candidato del Pd, Onofrio Piccolo, al ballottaggio.

Ora però il quadro politico a Pomigliano è cambiato. In primo luogo perché c’è un terzo “incomodo”, quel Movimento Cinque Stelle del vicepresidente della Camera, Luigi Di Maio, che è anche pomiglianese doc. Da queste parti i grillini alle ultime elezioni nazionali ed europee si sono piazzati al secondo posto nei consensi dopo il Pd. Ma allo stesso tempo il Partito Democratico si presenta diviso, soprattutto se si osserva il comportamento dei suoi consiglieri comunali, alcuni vogliosi di fare opposizione, altri decisamente attendisti. Nel frattempo non si sa se Russo si ricandiderà e se si ricandiderà in una compagine totalmente civica o di nuovo tra le fila berlusconiane.

Corre voce che stia tentando di scompaginare il Pd attirando nella sua orbita elementi locali di spicco dei democratici. Si vedrà. Divisioni a go go. Divisa a Pomigliano è infatti anche la sinistra di Sel, peraltro poco attrattiva sotto il profilo del consenso. E sempre qui da tempo sono ridotti al lumicino anche i voti per quella Rifondazione Comunista del vicesindaco di Napoli Tommaso Sodano, anche lui, come Di Maio, pomiglianese doc.

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