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Pomigliano. Il sindaco Russo: “La Fiom è la rovina dell’Italia”

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Dopo l’invettiva il primo cittadino mette alla porta gli operai cassintegrati che nel suo ufficio avevano chiesto un consiglio comunale straordinario sulla grave situazione dello stabilimento della nuova Panda. Tensione ormai alle stelle.

«La Fiom è la tragedia dell’Italia, è la rovina del Paese, siete i veri nemici degli operai e ora la seduta è finita: andate a lavorare!». Si è conclusa così la giornata di mobilitazione dei cassintegrati Fiat, con le invettive del sindaco di Pomigliano all’indirizzo dei metalmeccanici della Cgil.

Dopo l’assemblea dei lavoratori tenuta nel centro storico e le conseguenti manifestazioni messe a segno nelle arterie strategiche della città, c’è stato, nel pomeriggio, un tesissimo faccia a faccia in municipio tra il sindaco del Pdl, Raffaele Russo, e la delegazione di operai in cassa integrazione iscritti alla Fiom. Le tute blu, cinque in tutto, sono entrate nell’ufficio del primo cittadino quando ormai in strada non c’era più nessuno a manifestare. Hanno chiesto a Russo l’impegno a sollecitare un consiglio comunale straordinario sulla preoccupante situazione produttiva e occupazionale in cui si trova il grande stabilimento automobilistico e il suo vasto indotto.

«Ma cosa può risolvere?», l’interrogativo posto dal sindaco, che ha suscitato l’ilarità di Franco Percuoco, esponente locale di punta della Fiom. «Lei non faccia dello spirito », la furiosa reazione di Russo, che si è lanciato in una durissima invettiva: « la Fiom e la tragedia dell’Italia, la rovina del Paese: siete i nemici degli operai!». Immediata la replica di Percuoco: «Voi politici siete la tragedia dell’Italia!». A quel punto il sindaco si è alzato indicando l’uscita: «La seduta è finita: andate a lavorare, fannulloni!». L’incontro, ma sarebbe meglio dire lo scontro deflagrante, è stato tutto improntato a un botta e risposta molto duro sin dall’esordio. Eccone, in sintesi, il resoconto letterale.

Franco Percuoco (Fiom) al sindaco: «Chiediamo un consiglio comunale, visto che lei si è attivato per la Panda ora le chiediamo di attivarsi per tutti i cassintegrati». Stefano Birotti (Fiom): «Chiediamo un’assemblea pubblica con la partecipazione di tutte le segreterie sindacali». Sindaco Raffaele Russo: «Queste domande vanno fatte al presidente del consiglio comunale e alla conferenza dei capigruppo». Percuoco: «Noi abbiamo già svolto la prassi, abbiamo mandato i fax a giugno, noi le stiamo chiedendo il suo impegno perché lei rappresenta la cittadinanza, non vogliamo arrivare a una rottura prima di iniziare perché non serve né a noi né a voi». Ciro Ferola (Fiom): «Lei si deve assumere la responsabilità di aver sbandierato il piano Marchionne».

Sindaco: «Certo! Questa è la mia colpa? Dovete chiedere l’assemblea al presidente del consiglio comunale!». Arcangelo De Falco (Fiom): «Lei deve dare le dimissioni!». Sindaco: «Le dimissioni non le darò mai ! Allora volete proprio che torni in municipio il vostro amico Michele Caiazzo? Non mi dimetterò mai!». Percuoco: «Sindaco, noi non siamo amici di nessun politico, noi non votiamo per le persone che sta citando». Maurizio Caiazzo ( presidente del consiglio comunale ): «Oggi pomeriggio riunirò la conferenza dei capigruppo e dirò che la Fiom ha chiesto un consiglio comunale aperto. Ci riuniremo venerdì». Carmen Abbazzia (Fiom): «Dovete capire che è un problema sociale, di bisogno per tante famiglie».

Caiazzo «C’è tanta gente che vive con meno di 800 euro al mese». Percuoco: «Chiediamo il consiglio comunale». Sindaco: «Ma allora non hai capito? Ma ti ci vuole uno psicologo ? Ma un consiglio comunale che cosa può fare? Questa strada dove porta?». Percuoco sussurra, fa allusioni poco comprensibili. Sindaco: «Non faccia lo spirito! La Fiom è la tragedia dell’Italia, la rovina del Paese! Siete voi i nemici dei lavoratori». Percuoco: «I politici sono la tragedia dell’Italia!». Quindi i delegati Fiom si alzano e fanno per andarsene. Anche il sindaco si alza e indica la porta: «La seduta è finita! Vai a lavorare (rivolto a Percuoco)!».

Nel frattempo il presidente del consiglio comunale, Maurizio Caiazzo (Udc), e un altro operaio, Arcangelo De Falco, si stavano fronteggiando minacciosamente tanto che sembrava che ormai la rissa fosse solo una questione di attimi. A far tornare la calma nello stanzone arroventato dalla tensione c’hanno pensato il vicequestore Vincenzo Gioia, dirigente del vicino commissariato di Acerra, i suoi uomini e i carabinieri che li affiancavano. Davvero una brutta pagina, dunque. Alla fine gli amministratori di Pomigliano e gli attivisti del comitato di lotta dei cassintegrati si sono lasciati l’uno contro l’altro armati.

Comunque, a qualche ora di distanza, il presidente Caiazzo ha comunicato che dopodomani, venerdì, a mezzogiorno, convocherà la conferenza dei capigruppo per discutere l’argomento consiglio comunale straordinario. Lo scontro politico in atto è molto duro. I circa 400 cassintegrati (300 secondo la questura, alcuni dei quali iscritti ai sindacati del si a Marchionne, Fim e Uilm in testa) che hanno sfogato ieri la loro rabbia per le strade della città delle fabbriche in crisi, non perdonano a nessuno i rapporti «fin troppo stretti tenuti finora col Lingotto». Tanto per fare qualche esempio Mimmo Mignano, operaio Fiat licenziato, al termine della breve assemblea nel centro storico ha ricoperto d’insulti, insieme ai suoi compagni, l’ex sindaco di Pomigliano, Michele Caiazzo, del Pd.

Intanto quel che è certo è che il futuro prossimo sarà all’insegna della lotta di piazza. Lo ha fatto capire chiaramente Andrea Amendola, segretario regionale della Fiom: «Oggi a Pomigliano, tra poco alla Regione, domani a palazzo Chigi».

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