Marigliano. Liceo Colombo, vandalismo perpetuo

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La lettera aperta della Preside del “L.S.S. Colombo” contro i continui atti di vandalismo, invita ad una riflessione.

“Non lasciate il Liceo Colombo da solo. Non lasciate che questa scuola, vanto di un territorio, possa essere denigrata offesa, oltraggiata”. È questa una piccola parte del tragico appello che la Preside Maria Grazia Manzo rivolge alla comunità di Marigliano, all’indomani dell’ennesimo atto vandalico che ha visto la scuola protagonista. Nato nel 1961 come sezione staccata del Liceo “Mercalli” di Napoli, per soddisfare le esigenze educative di una diffusa utenza delle province di Napoli e Avellino, il Liceo Scientifico Colombo, per oltre un decennio è stato l´unico Liceo Scientifico dell´agro nolano: il Colombo ha rappresentato una fucina di generazioni di studenti, formati attraverso straordinarie capacità educative e mezzi didattici all’avanguardia che lo hanno reso, per anni, un’eccellenza a livello regionale.

Oggi viene ripetutamente attaccato. Il grido d’allarme del dirigente scolastico, prontamente sottoscritto dai Rappresentanti d’ Istituto e della Consulta Provinciale, diffonde l’insofferenza di una realtà scolastica dilaniata da episodi di violenza continua; l’ultimo, in ordine temporale, mercoledì 7 novembre scorso. La solita, triste storia: creolina dispersa al suolo, estintori scaricati nelle aule, uova marce e, addirittura, un rudimentale ordigno incendiario esploso sul piano della presidenza, per fortuna senza arrecare troppi danni che una buona ritinteggiata non ha potuto risolvere.

Insomma, tutta una serie di brutti colpi all’immagine della scuola, come sottolinea la Preside nella sua lettera aperta in cui tiene, a dispetto di tutto, a rivendicare il ruolo forte di un’ istituzione che non può essere soggiogata da pochi facinorosi; il suo è “un appello affinché non si diffonda la falsa idea che la scuola, questa scuola, sia impotente o peggio ancora che si voglia arrendere di fronte a chi, operando nell’ombra come solo i vigliacchi sanno fare, provoca danni alle cose, ma soprattutto all’immagine non solo del Liceo, ma di una città, Marigliano. Quella che io definisco "immagine" non è pura forma, ma sostanza perché espressione di senso di appartenenza, frutto di lavoro costante, di impegno continuo, di risorse investite”.

Il problema ha radici profonde. Dietro le facili constatazioni di un disimpegno rispetto agli obblighi scolastici che porta alcuni a vandalizzare la scuola c’è sicuramente dell’altro; emergenza educativa, sfogo generazionale, bisogno di far sentire la propria voce possono essere alcuni elementi che identificano il problema. Una piaga che interessa l’intera scuola italiana e non si limita ad un caso sporadico. È stato calcolato, infatti, che ben il 31% degli edifici nazionali è stato interessato da episodi di vandalismo il cui 30% ad opera di soggetti “interni” mentre il 70% ad opera di soggetti “esterni” alla scuola (fonte: “X Rapporto su sicurezza qualità e comfort degli edifici scolastici” di Cittadinanzattiva).

La dimensione di questa forma di grave violenza è, sociologicamente, analizzabile sotto due aspetti: quello della violenza concreta, fisica verso oggetti o persone, e quello simbolico, rispetto ad un ordine precostituito. Fenomeno sociale spronato dall’avvento della società di massa, può essere considerato figlio di una “diseducazione alla violenza”, che sfocia in gesti di trasgressione devianti. I raid nelle aule degli edifici scolastici sono veri attacchi all’istituzione educativa. Ma, ovviamente, nascono dalla responsabilità di pochi. I colpevoli vanno perseguiti in nome del diritto allo studio e alla formazione, ma anche recuperati: la sensibilizzazione dei giovani al rispetto della res publica, infatti, è il passo iniziale per contrastare una forma di criminalità che minaccia di colpire a morte l’istruzione.
(Fonte Foto:Rete Internet)

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