Un’intensa giornata al MAV di Ercolano, tanto interesse per i tavoli di discussione, tanti proponimenti ma poche istituzioni.
Ore 10.30 e poco più, la sala non è gremita, in effetti di politici, quelli che dalle nostre parti catalizzano l’attenzione, ce ne sono pochi, anzi, per quel che ho visto, nessuno, se si esclude una vecchia gloria del comune di Ercolano dalla folta chioma bianca. Attenderemo il pomeriggio e vedremo. L’interesse dei presenti sembra comunque tanto e chi presenzia ai primi posti della sala grande del MAV, ha di sicuro preferito amare il territorio invece di fruirne semplicemente, magari al calore di una spiaggia o alla spensieratezza di una gita fuori porta. Del resto perché fargliene una colpa? Perché tediarsi, perdendo la prima vera giornata estiva utile? In mezzo a tante chiacchiere ci sarà senz’altro chi si prenderà carico dei suoi doveri civici.
Il primo della mattinata a relazionare è Raniero Madonna, storico appartenente a Let’s do it, sin dall’epoca della pulizia delle piazze napoletane. Raniero è uno dei membri del gruppo di mappatura e monitoraggio e per l’esperienza fatta all’ombra del Vesuvio ci illustra sapientemente e con l’ausilio di un reportage fotografico, la situazione registrata dal gruppo e specificando ogni singola tipologia di rifiuto.
Viene poi il momento dell’esilarante Vincenzo Venditto, professore di Chimica Industriale all’Università di Salerno che in maniera tutt’altro che accademica ma senz’altro esaustiva esporrà le varie problematiche legate allo smaltimento dei rifiuti urbani. “Il perché ci sono i rifiuti per strada, è sì un problema di cattiva gestione, senz’altro, ma anche il rifiuto stesso è un problema di per sé, in Italia come in Svezia”. Ciò vuol dire che è il rifiuto di per sé a creare il problema e quindi la problematica va spostata verso la sua produzione e soprattutto la sua gestione quasi mai lineare e chiara. Poco chiara e nebulosa come la gestione dei dati relativi all’inquinamento. La dose tollerabile giornaliera di diossina, sostiene il prof, per un adulto di 70 kg (UE 2001), è di 140 picogrammi/giorno (1pg = 10-12 grammi), in verità piccoli numeri, equivalenti a piccole quantità, ma non certo equiparabili a zero come vorrebbero molti politici per sminuire la quotidiana lapidazione che il nostro corpo subisce.
Il prof. pone ad esempio il problema dell’esposizione di Seveso, dopo più di trent’anni esistono ancora problemi epidemiologici riscontrabili tra la popolazione e non solo la cloracne prefigurata dai soliti smorzatori di toni. Nel frattempo, la produzione italiana di rifiuti speciali nel 2008 era salita a 138.410.000 tonnellate annue con una percentuale di rifiuti non pericolosi in aumento del 52% e di quelli pericolosi dell’8%, il tutto senza tener conto di ciò che allora era accaduto e che oggi accade ancora su più larga scala, cercando ausili dalla dubbia valenza in quei palliativi quali ad esempio gli inceneritori.
La crescita di rifiuti in Italia è la stessa di quella svedese, là dove, così come cresce il PIL così crescono i rifiuti e nel sud d’Italia esiste la stessa produzione di rifiuti del Nord e solo in quelle regioni come Emilia Romagna e Toscana si producono più rifiuti, semplicemente perché sono più ricche. Purtroppo, la raccolta differenziata media in Italia è al 34% e non è per niente alta rispetto agli altri paesi europei e non bisogna, in tal modo, relegare il problema esclusivamente al Sud.
Inoltre, non sono le città grandi a non gestire bene la raccolta differenziata ma in realtà sono quelle medie ovvero quelle intorno ai 50.000 abitanti. Il problema quindi è legato all’esistenza o meno di una volontà nel volerlo risolvere e in questo la normativa nazionale non agevola certo la soluzione. Il DPR 915/82 infatti vede il rifiuto vincolato alla discarica; nonostante la legge sia soltanto di trent’anni fa non si prevedeva alcuna riduzione ad esclusione del mandare la spazzatura nelle cave. Solo col Dlgs 22/97 la discarica diviene una fase residuale del ciclo dei rifiuti, si incomincia infatti ad affrontare la logica dell’aspetto produttivo ovvero quello dell’abbattimento degli imballaggi.
La direttiva europea IPPC (96/91/CE) Integrated Pollution Prevention and Control (Prevenzione e Riduzione integrata dell’inquinamento) mette però le cose in chiaro, la prima cosa da fare, prima di attuare la logica dell’incenerimento dei rifiuti è l’abbattimento a monte di questi. Ma allo stato attuale non esiste nessuna disposizione di legge che indichi chiaramente, nel nostro paese, l’attuazione di questa disposizione europea. Come al solito bisogna leggere tra le righe, nella questione dell’incenerimento dei rifiuti. Secondo la normativa europea esiste una responsabilità estesa del produttore, in Italia invece esiste la possibilità che questi se ne occupi, non l’obbligo che lo faccia, lasciando il Belpaese nello sfacelo che poi vediamo.
Nel 2004 sulla prestigiosa rivista Lancet oncology, Alfredo Mazza, cardio-oncologo dell’Università di Salerno, e terzo relatore della mattinata, pubblicò un suo studio, sollevando il caso dei rifiuti speciali in Campania. Il suo articolo, che fece tanto scalpore, era quello che riguardava il famoso triangolo della morte (Nola, Marigliano e parte di Acerra) e si basava sull’analisi dei dati forniti dall’ASL NA4 e il suo registro delle malattie tumorali.
Dai suoi studi deriva il fatto che gli idrocarburi policiclici aromatici e la diossina, hanno effetti sempre più rilevanti sulla salute umana e, nello specifico provocano: infertilità ed endometriosi; Teratogenesi e malformazioni; disturbi della funzione endocrina e immunitaria; cancerogenesi del fegato, linfo-ematica, del colon; della vescica; malattie cardiovascolari e diabete. C’è la conferma inoltre dell’aumento del cancro della mammella presso la popolazione giovanile.
Da triangolo, ci spiega il medico, e non senza commozione leggendo il nome della sua Nola sulla cartina tematica, si è arrivati al rettangolo della morte, con la sovrapposizione di due triangoli, con l’inclusione del basso Casertano, dove è alta la concentrazione di diossina prodotta dalla combustione della plastica ad una temperatura inferiore agli 800 gradi, in quei roghi che ormai costellano abitualmente il panorama del litorale domizio. La diossina, vaporizzando, si diffonde sui pascoli che il bestiame bruca e di conseguenza entra nel ciclo alimentare umano.
Chiude la il tavolo tecnico il fisico Alessandro Iacuelli, attivista di Let’s do it Vesuvius, nonché giornalista, scrittore e grande esperto della questione rifiuti.
“Dovremmo forzare loro, i delinquenti, ad andare via e non andare via noi come sosteneva Mazza” In questo modo esordisce Iacuelli, facendo seguito allo sconforto del precedente oratore.
“Sono stanco di fare chiacchiere, in 10 anni non è cambiato nulla è il momento di agire direttamente”.
“Il piano nazionale di bonifica è vecchio di anni ma per quanto riguarda il Vesuvio gli interventi latitano”.
“Le soluzioni? La responsabilità estesa, menzionata del dott. Venditto, sicuro è una strada, la responsabilità è del detentore certo, ma c’è anche una responsabilità criminale, a causa del patto scellerato tra la delinquenza organizzata e l’industria ma non nascondiamoci dietro l’alibi esclusivo della camorra.”
Il miraggio del profitto nel più breve tempo possibile ha fatto sì che si facessero carte false. “Le istituzioni, è probabile che non verranno ma mi piacerebbe vedere, prima o poi, un rappresentante di Confindustria, per chiedergli perché permettono ancora lo smaltimento illecito dei rifiuti e perché permettono che le industrie virtuose vengano penalizzate.” “Di fondo c’è, in Italia, oltre alla politica e alla camorra anche una responsabilità industriale!”
L’incontro del pomeriggio conferma i timori degli organizzatori, dei 13 del Parco solo uno, quello di Torre del Greco si è presentato all’appello, e a lui tanto di cappello! Ma ovviamente, né il Presidente del Parco, né la Provincia, né la Regione hanno dato segni di vita, e figuriamoci il Ministro dell’Ambiente, il quale ha però cortesemente scritto per scusarsi e lodare l’iniziativa.
Buket, dolce ragazza turca, ci ha mostrato e descritto l’attuale situazione del suo paese “immaginate se il vostro governo volesse mettere un centro commerciale nel parco della Floridiana, cosa accadrebbe qui da voi?” Immagina mia cara amica quello che hanno fatto con le discariche sul Vesuvio, in un parco nazionale! Questo pensavo tra me e me e le immagini di Instanbul ritornano alla mente come quelle di Terzigno e della Rotonda di Boscoreale o anche Marano per Chiaiano.
Presente il sindaco di Torre del Greco, Malinconico, incomincia con i ringraziamenti di rito. E dopo aver confuso il parco nazionale con il non esistente parco naturale del Vesuvio, elogia il lavoro di chi parteciperà all’evento di domenica e che lo farà anonimamente e gratuitamente, solo per fornire il suo apporto alla causa.
Vincenzo Capasso organizzatore e moderatore dei tavoli, sottolinea le poltrone vuote e il problema relativo allo scarso interesse che le istituzioni rivolgono alla tematica. Poi, ci introduce al successivo oratore.
Padre Alex Zanotelli si rivolge ai giovani poiché la sua generazione ha fatto ciò che di peggio si potesse fare al proprio territorio, fa riferimento alla generazione successiva alla II guerra mondiale. Sostiene poi che dall’alto non c’è più niente da aspettare, perché la politica fa solo da copertura a ciò che i potentati economici decidono, lui non è per l’antipolitica, la politica fatta bene è un qualcosa di sacro ma se solo se messa in opera con onestà. La Campania, continua padre Alex, è la punta dell’iceberg che ci sommergerà tutti, il pianeta non sopporterà più l’homo sapiens, siamo ormai nell’era dell’homo temens che incute timore per il male che fa alla natura e a se stesso. Vorrebbe vedere più parrocchie, padre Zanotelli, per renderle più partecipi a simili iniziative per evitare quella schizofrenia che fa sì che si dica una cosa in chiesa e se ne faccia un’altra fuori. È importante fare rete e non fare ognuno per sé. “Qualcuno mi vuole denunciare per procurato allarme. Ma se la banca mondiale sostiene che andiamo verso una desertificazione di vaste aree del pianeta!” “Il mondo è nelle mani di politici, banchieri, un’oligarchia, un ecofascismo. Ci dovrebbe essere un insurrezione in favore della vita, anch’io sono un indignato climatico!”
Inerviene Simone D’Antonio, rappresentante dell’ANCI e dice che non esiste smart city (che bellipparole!) senza la partecipazione delle persone, manca la partecipazione dei cittadini alle scelte urbane. E vabbè ma se ci fossero pure i politici in mezzo ai cittadini non sarebbe male.
Pina Orpello, consigliere dell’Ente Parco auspica un lavoro sinergico delle varie istituzioni per fare del Vesuvio una nuova leva (meno male che non l’ha chiamato volano!) per l’area metropolitana di Napoli. “Bonificare il Vesuvio è un nostro impegno costante” “Siamo l’angelo custode degli abitanti, delle piante e degli animali di questa zona. Si sta inoltre istituendo una video sorveglianza con una rete in collegamento con la prefettura e spera nella bonifica delle discariche dismesse in tempi più rapidi. A mio avviso, allo stato attuale, fantascienza!
Il Comitato fuochi, rappresentato da Ambrogio Vallo, sostiene invece che uniti si vince e ci mostra un filmato agghiacciante, con immagini non solo dello scempio del territorio ma anche, quelle di chi è prematuramente morto per tumore, in quella terra maledetta, la cosa che più ci colpisce è la novità delle immagini, spesso legate alla rete e poco diffuse al livello dei media.
Il Comitato ha ottenuto dal Ministero l’istituzione di un “Prefetto dei fuochi”, un patto dei fuochi con relativa legge regionale dove si assimila il reato ambientale a quello di stampo mafioso e dove si attuerà la tracciabilità dei cibi provenienti da zone non inquinate e la destinazione dei terreni inquinati ad aree non utilizzabili a scopo alimentare.
La sintesi della serata: “Non deve essere una gara a chi sta peggio ma una gara a chi sta meglio!”
Così opportunamente chiude gli interventi Vincenzo Capasso.
(Fonte foto: rete Internet)

