Le noci sono la verità che si nasconde e si rivela: hanno il colore della terra e della sofferenza. Il rosso sta al quadro di Sisley come il miele sta alla torta, come le cose piene di senso stanno alla conoscenza.
Ingredienti per la ” base “ :300 gr di farina; 130 gr di burro; 2 uova; ammoniaca; 140 gr di zucchero. Ingredienti per il ripieno: 180 gr di zucchero; 180 gr di burro; 75 gr di miele; 300 gr di gherigli di noci.
Preparare la base e farla cuocere a forno medio per una decina di minuti ; intanto far cuocere in una pentola gli ingredienti del ripieno fino a che essi non risulteranno amalgamati. Versare l’amalgama sulla “ base “ e far cuocere ancora per 15 minuti. Far raffreddare e cospargere di zucchero a velo.
E’ la perfezione della semplicità: ancora una prova del fatto che il cibo sprigiona tutta la sua forza suggestiva se è perfetto, e se incontra l’umore perfetto. il mio umore, quando la torta arrivò in tavola, era turbato dalle ultime notizie sulle imprese della “ casta “ centrale, quella che ha sede a Roma, e delle “ caste “ periferiche che in nome nostro governano democraticamente gli affari loro. Per fortuna la torta di Tilde risultò da subito una meraviglia esemplare, cancellò a poco a poco il nero dal mio umore, liberò i sensi e li “ distrasse “, li “ divertì” dalle cose che stanno e si muovono sotto i nostri occhi a quelle che con le loro fluide forme tessono la nostra memoria.
Per tutto il pomeriggio, mentre mi informavo sul destino tragicomico del fondo di funzionamento dei gruppi del consiglio regionale, i consiglieri della Regione Campania me li ero immaginati tutti intenti a tirar su da un pozzo – un pozzo nostro – secchi colmi d’acqua, e a svuotarli a terra: e intanto una voce beffarda li incitava a calare ancora e ancora i secchi nel pozzo, e li esortava a non preoccuparsi, “ ne abbiamo il diritto, la legge sta con noi “: e io, illuso, ho sempre creduto che la legge sia uguale per tutti. E dire che il penultimo capitolo del libro che sto scrivendo sulla camorra vesuviana e nolana sarà tutto dedicato al gigantesco “ affare “ che la camorra pulita costruì intorno all’acqua: e ancora costruisce, tanto che intorno ai pozzi e alle falde l’affare dell’acqua si intreccia, nel luridume, con quello della monnezza.
Placatasi la rabbia nel sapore pieno del miele, la mente si aprì al ricordo dei briganti vesuviani che – così raccontavano gli informatori dei carabinieri – si nutrivano, nei loro rifugi, di frutta, di pane e di noci: e una borraccia piena di liquore di noce, il “ nocino “, un caffettiere di Pomigliano inviò all’equivoco brigante Raffaele Pipolo. Ma è probabile che i briganti non si addormentassero mai all’ombra di un noce: le fattucchiere e le janare del territorio sapevano che era un sonno più pericoloso di una “ fattura ”.
L’intimo della torta di noci e miele è una dolcezza piena, ma non satura, compatta e nello stesso tempo morbida, protetta e nascosta dalla consistenza scabra della superficie, che eccita piacevolmente ogni nervo del gusto. Gli studiosi di iconologia e dei simboli nella pittura hanno dedicato alle noci analisi raffinate, distinguendo con sottigliezza tra nudi gherigli, noci intere e noci col guscio infranto: un valore a sé avrebbero perfino i frammenti del guscio e i malli .
Mentre gustavo una porzione non piccola della torta, non potevo non pensare al quadro di Alfred Sisley, che correda questo articolo: spesso mi azzardo a copiarlo: è un manuale di tecnica pittorica, è un libro di filosofia. La tovaglia è l’animo, la psyché, di ciascuno di noi: sul candore della condizione iniziale la società di cui siamo parte ha già impresso i segni viola della sua storia: il nostro animo non nasce puro, come sappiamo. Al centro della tavola sta il piatto tondo, pieno di uva e di pomi: l’uva è il simbolo dionisiaco delle emozioni, i pomi rappresentano le virtù, prima di tutto la temperanza. L’orlo del piatto e il rigo azzurro e viola li serrano insieme: il succo delle passioni vitali si manifesta tutto in quel piatto, nell’evidenza della sua forza, nella perfezione della sfera, nella vigorosa sinfonia del rosso, del giallo, delle ombre azzurre, verdi e viola.
Fuori sta la presenza misteriosa delle noci, della verità chiusa nel guscio che ha il colore della terra e della sofferenza, si raggrinza nelle rughe e nei solchi del dubbio, e ci avverte che ciò che si vede corrisponde perfettamente a ciò che sta dentro: talvolta sostanza e apparenza coincidono: il gheriglio ha la forma del cervello umano, e del destino. La vita di ciascuno di noi si espande, dunque, dalla sfera della volontà e degli impulsi ai tormenti dell’incertezza, all’audacia dell’intelletto : la bellezza della vita sta tutta in ogni suo momento. Il caso sta in agguato, con le sue insidie, rappresentate dal coltello, e con la sua violenza, espressa dallo schiaccianoci: ma l’uva, i pomi e le noci sono ancora intatti.
La natura “ morta “ diventa una dichiarazione di speranza: e non c’è un punto del quadro in cui il rosso, il colore dell’energia, non sia presente: fluisce anche sotto il bianco della tovaglia, è il tono che dà unità all’imprimitura. Il rosso sta al quadro come il miele sta alla torta, come le parole e le cose piene di senso, e anche una torta, stanno alla conoscenza.
(immagine: quadro di Sisley- Natura Morta)





