Alla Galleria Paola Verrengia di Salerno, la mostra dedicata a Piero Gilardi: in esposizione i celebri “Tappeti di natura”, brani di natura rielaborati attraverso le resine sintetiche.
Tappeti di natura: un’espressione quasi ossimorica per il binomio artificiale-naturale a cui rimanda, associando il tappeto, oggetto d’abituale utilizzo casalingo e frutto dell’invenzione umana, all’elemento naturale.
Ed effettivamente sono proprio questo i “Tappeti di natura” di Piero Gilardi: la materializzazione di un contrasto, di un’apparente incoerenza semantica che porta in essere la contraddizione di qualcosa di naturalmente artificiale o di umanamente naturale. “Percorsi di natura” è il titolo della mostra dedicata all’artista torinese, in scena alla Galleria Paola Verrengia di Salerno fino al prossimo 31 maggio. Piero Gilardi nasce a Torino nel 1942, dove vive e lavora ancora oggi. È datata 1963 la sua prima mostra personale "Macchine per il futuro", alla Galleria "L’Immagine": questa gli apre le porte per esposizioni internazionali; successivamente, infatti, espone a Parigi, Bruxelles, Colonia, Amburgo, Amsterdam e New York.
15 “Tappeti di natura”, presentati nella speciale esposizione salernitana rievocano la straordinaria rivoluzione pop cui Gilardi partecipò nella seconda metà degli anni sessanta. All’epoca, la sua Torino era uno dei centri della penisola più in fermento: Michelangelo Pistoletto, Aldo Mondino, Ugo Nespolo e, ovviamente, Gilardi, rappresentarono il quartetto le cui proposte artistiche rielaboravano, secondo modalità personali ed uniche, le tematiche dei pop statunitensi, facendo di Torino, insieme a Roma, l’altro grande polo nostrano della “Popular Art”.
“Il Passaggio del Minotauro” (1967) in mostra a Salerno è il punto di partenza di un sottobosco artificiale. I colori dei tappeti natura dell’artista sono vividi e squillanti più di quelli della natura stessa, grazie all’espediente del poliuretano espanso. Sfruttando lo sviluppo tecnologico che porta alle resine sintetiche, Gilardi ricrea il mondo floreale, allertando con un brivido quasi di terrore come quello che si prova davanti ad un manichino di cera da Madame Tussauds: repliche che nella loro bellezza sono tanto reali e fedeli da risultare fredde, vuoti duplicati senz’anima. Gilardi cristallizza l’elemento naturale, non semplicemente riproducendolo, ma producendo un nuovo oggetto.
Come scrive Barilli “cade la divisione tra ciò che appartiene alla natura o invece all’umanità, la nostra abilità riproduttiva si impadronisce della controparte, riesce a mutarla perfettamente in merce, avviandola agli scaffali dei supermarket, o ricavandone arredi per i nostri interni”. I prati, i mantelli di foglie e i ciuffi d’erba, i ciottoli o i finti rami esprimono un intento provocatorio, polemico: oggetti resi asettici e gelidi, depauperati di quella poesia che caratterizza la natura, esprimono la critica “ecologista” al consumismo che imperversava negli anni sessanta. Le opere presenti a Salerno ripropongono un itinerario lungo 40 anni: la carriera di Gilardi, rivissuta attraverso le resine sintetiche protagoniste dei suoi percorsi di natura, attraverso cui esorcizzare la pervasiva distruzione causata dalla mano dell’uomo.
(Fonte foto: Rete Internet)

