Favoritismi, corruzione quotidiana, atteggiamenti culturali, eccessiva burocrazia e forme malsane di potere politico. Mille volti un’emergenza attuale da contrastare con piccoli e grandi provvedimenti.
Il tema riguarda ognuno di noi. E’ attuale, pervade il nostro stile di vita, le nostre abitudini, la nostra quotidianità. La corruzione non è un fenomeno da giudicare dall’esterno con la convinzione che sia operato da cariche sociali alte o che sia prerogativa strettamente legata al potere. Il nostro modo di agire influisce più di quanto noi stessi ci accorgiamo, sulla proliferazione dei sistemi corrotti.
Non ci facciamo nemmeno più caso, come quando, ad esempio, chiediamo un favore a quell’amico che lavora in quell’azienda pubblica per ricevere in tempi più veloci i benefici che diversamente otterremmo con attese estenuanti. E’ corrotto il vigile urbano di provincia che toglie la multa perché “quello è un amico”, è corrotta la coppia di poliziotti in servizio che lasciano la macchina in doppia fila, per restare più di mezz’ora nel bar a degustare caffè. E’ corrotta quella rete di conoscenze produttrice di raccomandazioni ai figli di papà, capre ignoranti e incapaci che, magicamente, si ritrovano ad acquisire status professionali di prestigio a discapito di ragazzi preparati che conoscono solo tirocini non pagati.
Non è affatto sbagliato accostare il termine corruzione con il termine mafia. In fondo non sono fenomeni astratti, non sono fumo misterioso e inafferrabile, sono fatti ben precisi, sono atteggiamenti culturali condivisi che si traducono in una serie di macro conseguenze. E’ anche questo che ha ridotto la Campania e l’Italia intera, in questa realtà deplorevole. Va detto e sottolineato, che lo Stato spesso contribuisce a questo modus operandi, attraverso una burocrazia eccessiva. Perché aspettare tre anni per un permesso quando basta chiedere un favore o “fare un regalo” a un amico affinché la richiesta sia ottenuta in tempi brevi?
Lo stato alimenta l’allontanamento delle norme, non contemplando per nulla che talvolta, il rispetto della norma, prevede iter con tempi lunghissimi. Disorganizzazioni che troppo spesso non consentono nemmeno il raggiungimento delle finalità previste, a causa dei danni creati dall’eccessivo rinvio della soluzione. Un colpevole di reato, in Italia, finisce col vivere tranquillamente anni e anni della sua vita prima di avere la sua condanna, e quando la ottiene (se la prescrizione non lo salva prima) sconta una pena di poco tempo e piena di agevolazioni. Senza dilungarsi troppo sulle ramificazioni del fenomeno, è fondamentale limitarsi a mettere in luce lo stretto legame tra corruzione e politica, dualismo incessante nella realtà governativa regionale e nazionale.
Il politico deve tornare a essere un soggetto pubblico, un funzionario al servizio della cittadinanza. In conformità a ciò, deve essere obbligato a dimostrare la sua trasparenza morale e fiscale. Deve rendere pubblico il portfolio delle sue attività svolte e dovrebbe avere in concessione dei tempi brevi entro cui ha l’obiettivo di portare a termine gli impegni prefissati, con i quali in precedenza ha convinto gli elettori. In Italia, gli elettori sono intesi come il punto di partenza da convincere per vincere le elezioni, ma raramente sono intesi come punto di arrivo, persone da soddisfare, per far ottenere al politico i giusti meriti e la giusta crescita nella sua carriera. Le norme legislative devono essere punitive nei confronti dei funzionari pubblici corrotti, anche se è dovere di quest’analisi, specificare che tale concetto si estranea da quella generalizzazione che considera i politici come tutti opportunisti e malfattori.
Non sono ancora tutti corrotti, ma la contemporaneità ci sta dimostrando che poco ci manca! Per fare in modo che tali norme legislative siano rispettate, è inevitabile citare un’ulteriore questione importante: la certezza della pena. Tempi brevi e sentenze esemplari dovranno far parte dei futuri metodi di controllo sociale. Soltanto in tale maniera potrà essere garantito un maggiore rispetto del legale procedimento delle attività politiche, così come della sicurezza pubblica. Ad oggi, le distorsioni delle regole diventano regole nuove, accettate e condivise, una sorta di “mal comune mezzo gaudio”. Se molti si comportano in modo corrotto, allora accade che noi stessi ci sentiamo moralmente autorizzati a comportarci, quasi inconsapevolmente, in modo corrotto.
Quest’ultima analisi è una delle contaminazioni più rischiose prodotta dai benefici economici e sociali concessi dalla corruzione, rischio facilmente accattivante per i nuovi soggetti politici. Nell’ultimo anno stiamo assistendo al principio di una nuova generazione di politici, una classe che, molto lentamente, occuperà il posto della vecchia politica nazionale. E’ quindi questo, più che mai, il tempo migliore per mettere in evidenza i provvedimenti anti-corruzione, sfavorendo così il rischio di ritrovarsi con politici giovani ma con collusioni vecchie. A riguardo, è ammirevole la campagna promossa da Don Ciotti su www.riparteilfuturo.it. “La corruzione è uno dei motivi principali per cui il futuro dell’Italia è bloccato nell’incertezza.
Pochi paesi dell’Unione Europea vivono il problema in maniera così acuta (fanno peggio solo Grecia e Bulgaria). Si tratta di un male profondo, fra le cause della disoccupazione, della crisi economica, dei disservizi del settore pubblico, degli sprechi e delle ineguaglianze sociali. Durante la campagna elettorale per le elezioni politiche 2013 abbiamo chiesto candidature trasparenti e impegno contro la corruzione. È stato un successo: più di 850 candidati hanno aderito. Ora è venuto il momento di portare in Parlamento la battaglia contro la corruzione. Con questa petizione chiediamo al Parlamento di rafforzare la legge anticorruzione.
Concretamente, chiediamo sia modificata la norma sullo scambio elettorale politico-mafioso (416 ter) entro i primi cento giorni di attività parlamentare”. Così si legge nell’home page dell’iniziativa. Questa rubrica, nella persona del sottoscritto, ha aderito firmando la petizione. Ora tocca a voi.
(Fonte foto: Rete Internet)






