Il picco di incassi registrato a Ferragosto dagli scavi di Pompei e dagli alti siti archeologici, fa pensare: può la cultura sconfiggere la crisi?
Che l’estate fosse anche per gli italiani un’occasione per visitare i siti archeologici, i monumenti e i musei del nostro Paese lo si sapeva già. Ogni anno vengono registrati picchi d’incasso sempre maggiori, ma quest’anno il boom di ingressi è davvero notevole. Molti, moltissimi, di quel 27% dei connazionali rimasti a casa per le vacanze estive, hanno scelto un luogo d’interesse culturale per passare l’afoso Ferragosto.
In Campania, il Sito Archeologico degli Scavi di Pompei, da solo, ha stappato in un giorno circa 12000 biglietti. Una cifra impressionante, considerata la calura di questi giorni e il sovraffollamento delle spiagge. I tanti che hanno passato il Ferragosto in città hanno resistito al richiamo del sole e del mare e preferito una gita all’insegna della cultura. Un successo per l’iniziativa del MIBAC, che ha garantito l’apertura dei musei statali per tutto il periodo di Ferragosto. Per quanto il nostro Paese resti indissolubilmente legato al turismo balneare, sapere che qui, come altrove, il turismo culturale inizia a farsi strada fa tirare un sospiro di sollievo.
È vero, gran parte del merito spetta alla crisi, ma abbiamo dimostrato comunque che gli italiani non sono il popolo più ignorante d’Europa sebbene, in questa direzione, resti ancora molta strada da fare. I dati registrati in questo periodo in Campania, come nel resto d’Italia, lasciano sperare. Bisogna capire che di cultura si può (e si deve) mangiare, a differenza di quanto sosteneva a suo tempo l’ex ministro Giulio Tremonti. La crisi attacca? Ebbene, la cultura risponde.
Non si deve dimenticare che il nostro patrimonio storico-artistico è il più grande e importante del mondo, non sfruttarlo è un’offesa alla nostra intelligenza collettiva. Nessuno Stato può vantare tanto “ben di Dio”. Eppure, negli Stati Uniti, che possiedono meno della metà dei patrimoni umanitari riconosciuti dall’UNESCO rispetto all’Italia, tre musei raggiungono più del doppio dei visitatori annui rispetto al museo più visitato d’Italia, la Galleria degli Uffizi (non sono da considerare “italiani” i Musei Vaticani, con i loro 4 milioni di visitatori l’anno), e lo stesso vale per la Gran Bretagna. Raddoppiare o addirittura triplicare gli incassi dei nostri siti archeologici e dei nostri musei principali è possibile e significherebbe davvero vivere di cultura.
A conti fatti, stiamo letteralmente perdendo un gran mucchio di soldi ogni minuto, ogni secondo che passa. Ci si domanda allora dove stiamo sbagliando. La realtà è che, mentre Monti cerca mezzi sempre nuovi per “tirare la cinghia”, si continua a non guardare ai veri tesori che l’Italia, è il caso di dire, nasconde e che nessuno trova il coraggio e la voglia di “scoprire”. A Ferragosto abbiamo dato segno di risvegliarci dal nostro torpore ma bisogna perseverare ed insistere. A Natale, per esempio, sotto l’albero, regaliamo un biglietto d’ingresso per qualche museo italiano, sembra poco, ma la cultura, in Italia, può davvero sconfiggere la crisi.
(Fonte foto: Internet)






