Ieri l’Alta Corte ha spiegato i motivi che l’hanno spinta a far riaprire alla Fiom le porte delle fabbriche del Lingotto.
Per la verità il rientro dei delegati della Fiom negli impianti della Fiat, da cui erano stati cacciati per non aver firmato il nuovo contratto aziendale, non è ancora avvenuto. Finora i responsabili dei metalmeccanici Cgil hanno sempre sostenuto che prima di chiedere al Lingotto il riconoscimento delle agibilità sindacali nei suoi stabilimenti sarebbe stato necessario leggere il dispositivo con cui la Corte Costituzionale ha motivato la cancellazione dell’articolo 19 dello Statuto dei lavoratori, datato 1970.
Articolo che prevedeva la possibilità di fare sindacato in fabbrica solo da parte delle organizzazioni che avevano firmato il contratto con le aziende. Intanto ieri il dispositivo è spuntato. Dà ragione praticamente su tutta la linea alla Fiom. E non solo alla Fiom. La Corte sostanzialmente dà torto a chi impedisce a chicchessia di svolgere nei luoghi di lavoro la più che legittima, perché costituzionalmente riconosciuta, attività sindacale. Chiunque, aziende, sindacati o singoli individui, non rispetti questo principio di fondo è contro il dettato su cui si fonda la nostra Repubblica democratica. A questo punto il via libera sembra totale. Maurizio Mascoli, della segreteria regionale della Fiom Campania, lascia intravedere soluzioni imminenti.
“Stamattina ascolteremo i nostri legali – fa sapere Mascoli – probabilmente spediremo di nuovo alla Fiat la richiesta delle agibilità sindacali in fabbrica, nel nostro caso a Pomigliano e in tutti gli altri impianti regionali del Lingotto”. Landini nel frattempo ribadisce la necessità di un incontro con Marchionne, che due settimane fa, cioè poco dopo l’emanazione della sentenza della Consulta, aveva lui stesso preannunciato. Ora però l’amministratore delegato batte i pugni sul tavolo. Dopo aver letto il dispositivo, dà la sensazione di un manager che vuole portare via dall’Italia la produzione automobilistica. Non è la prima volta che il timoniere della Fiat lancia strali di questo tipo.
“Ci rivolgeremo ai giudici di merito”, scrive il Lingotto in un suo commento a caldo, di ieri. La partita tra la Fiat e la sinistra politica e sindacale è appena iniziata o è finita? L’interrogativo sembra destinato a resistere in assenza di una politica che riesca a dire qualcosa.






