Nel Duomo di Napoli, la tavola dell’Assunta di Pietro Perugino è ciò che oggi più si avvicina all’affresco che lo stesso artista realizzò per la Cappella Sistina, andato perduto in seguito ai lavori michelangioleschi.
Che si creda o no, a Napoli è possibile ammirare un pezzo della Cappella Sistina. Non è esattamente un’opera progettata per la cappella vaticana, ma, a quasi cinquecento anni dalla scomparsa della “pala d’altare” che il Perugino realizzò prima dell’intervanto del Michelangelo, la tavola napoletana è ciò che oggi più si avvicina a quell’inestimabile capolavoro perduto.
Quando, infatti, il 15 agosto 1483, la Cappella Sistina fu inaugurata dal suo fondatore, papa Sisto IV della Rovere, appariva molto diversa da come la conosciamo oggi. Michelangelo aveva, a quel tempo, poco più di 8 anni ed era ancora ignaro di quanto quel luogo gli avrebbe, un giorno, cambiato la vita. Altre mani avevano decorato la magnifica cappella e altri pittori, i migliori dell’epoca, avevano interamente affrescato quello che sarebbe stato poi il canovaccio su cui il sommo artista avrebbe mostrato al mondo il suo sublime talento pittorico.
Fu Pietro Vannucci, detto il Perugino, circondato da collaboratori eccelsi come Domenico Ghirlandaio e Sandro Botticelli, a portare a compimento quel primo magnifico ciclo di affreschi, con “Storie di Mosè” e “Storie di Cristo”, tutt’ora in gran parte visibile lungo le pareti della Sistina. Al pittore umbro e ai suoi colleghi si deve dunque la realizzazione di quello straordinario progetto pittorico che comprendeva la totale decorazione della chiesa, dalle pareti al soffitto.
Per volere di Giulio II prima e Paolo III poi, Michelangelo finì per mutilare, anni dopo, i lavori del Perugino e compagni dipingendo, in due tempi diversi, le “Storie della Genesi” sulla volta e il “Giudizio Universale” sulla parete d’altare. Degli affreschi quattrocenteschi, distrutti o coperti durante gli interventi michelangioleschi, possiamo quindi solo farci un’idea grazie alle poche testimonianze pervenuteci fino ad oggi. Sappiamo, da queste, che un “cielo stellato”, simile a quelli molto utilizzati in epoca tardo-medievale, copriva interamente il soffitto, mentre la parete d’altare ospitava i primi due episodi delle vite di Mosè e di Cristo (esattamente il “Ritrovamento di Mosè nelle acque del Nilo” e una “Natività”) e la succitata “Assunta” del Perugino.
Di quest’ultima, in particolare, possiamo avere un’esatta ricostruzione grazie ad un disegno, oggi a Vienna, che mostra, in cielo, la Vergine in una mandorla di angeli e più in basso alcuni santi, tra cui Pietro, che, a sinistra, con una delle chiavi, indica Sisto IV, committente della Cappella, che resta inginocchiato dinanzi l’immagine della Madonna. Tuttavia, per avere un’idea chiara del dipinto, è possibile anche visitare il Duomo di Napoli e ammirare un’altra “Assunta” del Perugino, quella realizzata dal pittore umbro, tempo dopo, per il cardinale Oliviero Carafa.
I due lavori appaiono chiaramente molto simili (vedi foto). Unica differenza la scena del committente. Nella pala napoletana, infatti, Sisto IV è sostituito dal cardinale partenopeo, anch’egli inginocchiato dinanzi la Vergine, che alle spalle, al posto di Pietro, presenta un altro santo, molto caro alla città, San Gennaro, intento a mostrare a Maria il prelato. Sono questi due personaggi gli unici inserti in un’opera che altrimenti non avrebbe significative differenze con quella poi sostituita dal “Giudizio” del Michelangelo.
Trovare a Napoli un pezzo di Sistina non deve comunque meravigliare. Il Perugino fu, come molti suoi contemporanei, un artista da bottega, abituato a ripetersi. La somiglianza tra alcune delle sue opere fu, anzi, sottolineata sin dal Vasari, a dimostrazione di quanto, a quel tempo, il “marchio di fabbrica” degli artisti fosse legato al modo di dipingere le figure, i volti, i paesaggi. La ripetitività del Perugino ha comunque reso possibile questo prodigio. E se è vero che la visita alla Cappella Sistina è connessa ovviamente agli splendidi affreschi di Michelangelo, ai più intraprendenti, un salto a Napoli aiuterà a scoprire come poteva apparire la chiesa vaticana prima degli interventi del sommo maestro.
(>Fonte foto: Rete internet)





