I paesi aderenti alla UE, in un dibattito che li ha visti confrontarsi intorno ad un tavolo comune, hanno esposto le loro esperienze sul turismo accessibile.
Un disabile che viaggia all’estero deve superare svariate difficoltà prima di potersi sentire , tranquillo. Tranquillo di godersi la propria vacanza. Se valutiamo il panorama internazionale, notiamo ancora oggi la mancanza di uno standard comune inerente all’accessibilità. Tuttavia, lungaggini e ritardi a parte, qualcosa inizia a muoversi, almeno su scala europea.
Nei giorni scorsi, 3 e 4 dicembre per l’esattezza, si è inaugurata a Bruxelles la “Giornata del turismo accessibile in Europa”, una conferenza durata ben due giorni totalmente dedicata alla questione delle barriere architettoniche, delle soluzioni già adottate e di quelle ancora da applicare.
Il turismo accessibile va visto come una risorsa, economica e occupazionale. Nel considerare questo settore come un pilastro economico, dobbiamo prendere in considerazione dei dati inconfutabili: 1,8 milioni di imprese all’attivo nel settore con una forza lavoro di oltre 10 milioni di dipendenti.?Il lavoro che va nella direzione di un turismo sempre più accessibile si materializza in una migliore qualità di vita, sia per i viaggiatori che per i residenti delle mete turistiche.
Paola Benvenuti, rappresentante del direttivo di Strabordo, un’associazione che collabora con le agenzie turistiche per proporre viaggi accessibili, ha così commentato: “In Europa si registrano comunque già buoni risultati”. Dal 2008, infatti, anno che ha visto la nascita dell’associazione, migliaia di disabili hanno toccato diverse mete europee tra cui: Parigi, Londra, Madrid, Berlino, San Pietroburgo. Ognuna di loro è affascinante per un proprio tratto distintivi, ma in termini di servizi senza barriere, al primo posto svetta sicuramente Berlino, “È pianeggiante, con buoni alberghi e mezzi di trasporto validi”, spiega Paola Benvenuti.
Sui trasporti, da sempre questione spinosa quando si discute di accessibilità, la rappresentante di Strabordo sottolinea la necessità di un miglioramento urgente: “Ad esempio, per il trasferimento dagli aeroporti agli hotel si usano i pullman, ma non è facile trovarne di accessibili, e spesso sono più costosi da prenotare. Anche le metropolitane, poi, non sono sempre facilmente raggiungibili. Ci sono però casi come a Londra in cui i taxi, con la loro altezza, sono adatti al trasporto di disabili. Bisogna però sempre dividersi nella comitiva e darsi appuntamento nel luogo di arrivo”.
Ma in Italia, noi, sul fronte del turismo senza barriere, come siamo messi? “Un amico, di ritorno da un giro in Francia, mi ha detto che noi siamo più avanti per accessibilità”, dichiara Paola Benvenuti.
Il Libro Bianco sul Turismo per Tutti in Italia, invece, disponibile dall’inizio del 2013, ci chiarisce quanto ci sia ancora da fare per rendere più fruibile l’esperienza turistica nel nostro Paese da parte dei disabili. Ed è proprio sfogliando le pagine di questa guida che ci accorgiamo di quanto siano enormi i margini di miglioramento, tanto che si potrebbe prendere come modello l’esperienza di Pistoia, città italiana classificatasi al primo posto nell’ultima edizione del progetto europeo Eden, European Destinations of EccelleNce che aveva, nel 2013, il tema del turismo accessibile.
(>Fonte foto: Rete internet)
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