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L’ARTE DEL PRESEPE: UNA TRADIZIONE TUTTA ITALIANA

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Storia e mito del presepe. Da Greccio a Bologna passando per Napoli, ecco l”itinerario storico di un”usanza millenaria e di una tradizione tutta nostrana.

Nonostante esistano testimonianze di raffigurazioni della Natività precedenti, ufficialmente il presepe ha origine a Greccio, nei pressi di Rieti, nel Natale del 1223. Si racconta, infatti, che fu San Francesco d’Assisi a realizzare nel piccolo paese una rappresentazione “vivente” della Nascita di Cristo, invitando gli abitanti del luogo a interpretare i personaggi principali del brano evangelico.

Il successo di questa iniziativa è testimoniato dalla fortuna che il tema della Natività ebbe nell’arte dei secoli successivi. Difatti, proprio dopo il presepe di Greccio, cominciò a nascere una vera e propria iconografia del genere. Scultori come Nicola Pisano e Arnolfo di Cambio, pittori come Giotto e Pietro Cavallini non poterono fare a meno, tra il XIII e XIV secolo, di trattare, nelle loro opere, questo soggetto, consapevoli (come lo stesso Francesco) di quanto esso fosse vicino alla religiosità popolare. È nel corso del Rinascimento, tuttavia, che alle numerosissime rappresentazioni pittoriche della Nascita di Cristo cominciarono ad affiancarsi i primi veri presepi. È nel Quattrocento, infatti, che troviamo, a Napoli, le prime tracce di una vera e propria arte presepiale.

Sembra anzi che questo genere di opere d’arte esistesse in città già da molto tempo, addirittura dal 1025. È noto, ad esempio, che la regina Sancia d’Aragona, moglie di Roberto d’Angiò, regalò nel 1340 un presepe alle clarisse della chiesa di Santa Chiara. Nel XVI secolo, mentre a Napoli si consolidava il mestiere dello scultore presepiale, nelle botteghe artigianali bolognesi cominciava intanto a svilupparsi un particolare tipo di ricostruzione plastica della Natività, con statuette in ceramica, ispirata alla pittura di quegli anni: il presepe bolognese. Fu dopo il Concilio di Trento, comunque, che questo tipo di rappresentazione iniziò a diffondersi, da Napoli e Bologna, in tutta Italia.

Difatti, la Chiesa controriformista, tra il XVI e XVII secolo, aveva intrapreso una politica per immagini che sollecitava gli artisti a produrre opere capaci di suscitare il trasporto emotivo dei fedeli, soprattutto del popolo minuto. Il presepio, con il suo straordinario realismo tridimensionale, non poteva che rientrare tra queste. Nel Seicento, sotto la spinta del movimento Barocco, il presepe napoletano acquisisce la sua “spettacolarità”. Prendendo spunto dai quadri dei grandi maestri della pittura barocca partenopea, i presepisti daranno vita a veri e propri capolavori d’arte traducendo plasticamente le due correnti principali del tempo: il classicismo barocco, evidente nelle vesti leggere e cangianti degli angeli e della Sacra Famiglia, e il realismo caravaggesco presente nelle scene di genere, come le botteghe, la locanda o il mercato, tutti elementi immancabili della tradizione presepiale napoletana.

Nel XVIII secolo, mentre a Bologna veniva istituita la Fiera di Santa Lucia, famoso mercato di statuine per il presepe, a Napoli questa tradizione inizia ad assumere un valore sempre più grande. Lungo via San Gregorio Armeno cominciano a moltiplicarsi le botteghe degli artigiani specializzati nella realizzazioni di presepi, all’epoca un lusso ancora per pochi. Sono per lo più i nobili napoletani, infatti, i committenti di queste straordinarie opere; nei loro suntuosi palazzi colossali composizioni di sughero e cartapesta riempiono intere camere. Stoffe pregiate e gioielli autentici, accuratamente scelti dagli aristocratici, vestono e decorano i “pastori” di questi magnifici e scintillanti presepi.

Proprio perché ispirato alla pittura barocca non deve stupire che alcuni personaggi del presepe campano vestano abiti “moderni” (seicenteschi, settecenteschi o persino ottocenteschi), o che la scena presepiale sia ambientata in una Napoli del XVII o del XVIII secolo. Già dalla fine del Cinquecento, infatti, era divenuta una prassi pittorica rappresentare le scene evangeliche in contesti contemporanei. Ne sono un esempio le numerosissime tele di Caravaggio, forse il primo ad adottare questo stratagemma, che raffigurano Cristo, la Vergine o i Santi tra la gente vestita con gli abiti del tempo. L’idea, legata al nuovo spirito controriformista, era quella di rendere ancora più diretto il messaggio evangelico facendo figurare l’immagine di Gesù o di Maria in un contesto storico più attuale.

È risaputo che Carlo III di Borbone amava fare il santo presepio “per esser Egli devotissimo di Gesù Bambino”. “Era cosa mirabile”, scrive il D’Onofri nel 1789, “vederlo a certe ore sfaccendate del giorno con le regie sue mani impastar de’mattoncini, e cuocerli, disporre i soveri [i sugheri], formar la capanna, architettar le lontananze, situarvi i pastori, ecc., e tener tutto pronto per la sacralissima notte del Santo Natale”. È tra il Settecento e l’Ottocento, infatti, che il presepe divenne, per i napoletani, un culto. Ogni chiesa e convento di Napoli aveva il suo presepe ed era quasi obbligatorio visitarli tutti. Agli inizi del Novecento non c’era casa a Napoli che non avesse un presepe. Persino chi non poteva permetterselo si cimentava, con i materiali più svariati, a costruirne uno. Allestire il presepio divenne così un’usanza doverosa del Natale napoletano ed italiano.

È durante questo periodo, quando cioè il presepio diviene di “dominio pubblico”, che nascono le varie leggende legate ai personaggi tipici della tradizione presepiale napoletana, come Benino (o Benito), il “pastore dormiente” che sogna lo stesso presepe, e Cicci Bacco (raffigurato con un fiasco di vino in mano o seduto su una botte), personificazione del dio Bacco e simbolo, come le colonne spezzate o le rovine di templi e di palazzi antichi, dell’imminente fine, con la venuta di Cristo, del mondo pagano. Nel Novecento, grazie alla massiccia emigrazione, il presepe arriva nelle case di tutti gli italiani e ha grande fortuna all’estero. Negli Stati Uniti è possibile, oggi, trovare con facilità statuine provenienti da Napoli. Esistono inoltre numerose tipologie di presepi che si sono sviluppate in Europa negli ultimi secoli, ma quella presepiale resta senza dubbio una tradizione tutta italiana e un orgoglio del made in Italy.

Negli ultimi anni l’usanza dell’albero di Natale sta ormai offuscando lentamente quella del presepe, sebbene attualmente sia possibile trovarlo di ogni forma e dimensione. È nostro compito preservare e custodire questa tradizione. Perché il presepio è qualcosa di speciale, di magico, è un rito che si ripete ogni anno, che comincia a novembre e termina la notte di Natale quando il Bambino, unico pezzo mancante, viene posto nella mangiatoia.
(Fonte foto: Rete Internet)

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