La capolista per il Sud alle Europee, che spende per due settimane di provviste 80 euro, si laureò con una tesi sul linguaggio politico di De Mita. Ha parlato della politica del “dolce forno”: era solo un confuso ricordo dei ” due forni ” di Andreotti?
Anagramma di “Pina Picierno”: Pani e porcini
La signora Pina Picierno, deputata, è il “nuovo” di Matteo Renzi: è stata scelta come capolista per il Sud alle Europee, al posto di Michele Emiliano, sindaco di Bari. Non le sarà facile dimostrare che la scelta è stata saggia.
Da una marpionesca intervista che le fece nel dicembre 2013 (C. del Mezzogiorno, 11/12/13) Gimmo Cuomo abbiamo saputo che la signora si è laureata con una tesi dal titolo magnifico: Analisi del linguaggio politico degli anni Ottanta, confronto tra Craxi e De Mita a Mixer. Penso che la Picierno abbia visto in De Mita il vincitore della contesa: sarebbe interessante conoscere le ragioni del suo giudizio, e sapere se l’autrice ha individuato i modelli dell’oratoria politica a cui si ispirava Ciriaco di Nusco. Lei, la Picierno, si ispira a Eschine, come le signore della Destra: concetti corti e ripetuti più volte, ossessivamente, come un “ taluorno”, direbbero i napoletani. Come una nenia.
Questa studiosa del linguaggio politico è incappata in uno scherzo del caso. Il conduttore di “Un giorno da pecora “ le ha chiesto cosa pensasse di un accordo con l’Udc di Casini, e la Picierno ha pontificato che tutto dipende da Casini, dalla sua disponibilità a non praticare più la politica del “ dolce forno” (Il Messaggio, 3 maggio 2014). Smarrimento di conduttori e di ascoltatori. Che vuole di’, questa? Vuoi vede’ che è una nuova categoria della politica italiana, questo “dolce forno”? Vuoi vede’ che questa allude, hanno sospettato gli ascoltatori colti ricordando che per Lorenzo il
Magnifico, per il Della Casa autore del Capitolo in lode del forno, e perfino per Domenico Rea, il “forno” è, insomma, così per dire, quella cosa lì, l’organo sessuale femminile. Alla fine, è convenuto a tutti, anche alla signora Picierno, concludere che lei si era sbagliata, che voleva dire “ la politica dei due forni” di cui parlò Andreotti, che la memoria e l’emozione l’avevano indotta all’ errore. Ma io resto nel dubbio. Una intellettuale che si laurea con una tesi sul linguaggio politico di De Mita non può squilibrarsi in uno scivolone di tale portata.
E poi gli 80 euro e la spesa per due settimane. Questi 80 euro sono diventati un dramma, e una barzelletta. La signora Picierno è corsa in aiuto di Renzi e ha detto a televisioni e a giornali che lei con 80 euro ci fa la spesa per due settimane. E poiché sa che siamo un popolo di scettici e che il nostro santo è San Tommaso, quello del dito nel costato di Cristo, ella, la Picierno, ha sciorinato a destra e a manca gli scontrini dei supermercati, e Alessandra Longo ha trascritto la lista dei prodotti acquistati (la Repubblica, 30 aprile): tra gli altri, 5 baguette ( la finezza francese), macinato per il ragù, bocconcini di vitello; nutella; un litro d’olio, una cassa d’acqua minerale, e per finire i tarallucci.
Proprio così: la lista finisce con i tarallucci. E non poteva che finire così. In tutto 28 capi, per un totale di euro 80, 02. “ Caspita, un ottimo supermercato” dichiara la giornalista, che poi legge alla Picierno il commento di un certo Ferdinando: “Lei è una donna da sposare, una perfetta massaia”. E la Picierno: “Le ho detto. Non vedo spazio per l’ironia.”. Non lo vede questo spazio nemmeno quando la Longo, a chiusura d’intervista, le chiede: “ In separata sede, mi dice in che mercato fa la spesa?”. E la deputata: “Volentieri”.
I conti della Picierno hanno avuto il grande merito di aver spinto gli italiani a forgiare battute di ironia e di sarcasmo memorabili, che sarebbe bello raccogliere in un’antologia. Vanamente la signora ha ricordato che vive sola, e che congela la carne. Inoltre, nella lista non è indicato il peso né del macinato del ragù, né dei bocconcini di vitello, né dei tarallucci. Ma sono quisquilie, queste: è confusione creata ad arte dai nemici di Renzi e di Picierno, “dai troll di Grillo e dai gattopardi della politica”.
E io aggiungo: anche dai borbonici e dai leghisti. Perché la Picierno è di Teano, o è legata a Teano, che lei ha proclamato “la culla dell’unità italiana“. A proposito della lista della spesa. L’anagramma di Pina Picierno è: pani e porcini. Mi pare che i funghi porcini costino parecchio. Anagramma è anche : panini e porci. Ma i vesuviani, quando parlano di una signora, anche del solo nome della signora, evitano di usare termini poco profumati.
Quando Gimmo Cuomo le domandò: Lei è stata eletta per due volte in parlamento grazie alla buona posizione in lista. Le fa paura dovere probabilmente affrontare il battesimo delle preferenze? la deputata rispose così: La seconda volta ho affrontato le primarie. A prescindere dal mio destino, comunque, penso tutto il male possibile delle preferenze che significano clientele. No, signora, non ci siamo. Se lei avesse detto che è contraria alle preferenze per far risparmiare tempo agli elettori e matite allo Stato, avrei applaudito.
Di questi tempi, le matite possono costar care all’ Amministrazione Pubblica, soprattutto se le comprano certi membri di certi Consigli Regionali.. Ma quel riferimento alle clientele non è digeribile, soprattutto perché viene da una deputata che ha fatto la tesi su De Mita, che è consulente in comunicazione, che collabora con la cattedra di Metodologie e Tecniche della Ricerca Sociale dell’Università di Salerno. Dunque, signora Picierno, saremmo tutti clientes di “patroni“ che ci dicono a chi dare le preferenze?
Se i “patroni“ fossero per caso camorristi, saremmo tutti camorristi? Invece, il meccanismo senza preferenze, con le liste bloccate, chi ha portato in Parlamento, signora Picierno? Le devo fare l’elenco? E poi è una questione di diritti costituzionali. Io ho il diritto di votare scegliendo nominalmente il candidato che preferisco. E infine è una questione di stile, signora Picierno. Non può parlar male delle preferenze chi è stata “eletta due volte grazie alla buona posizione in lista“. Siamo stanchi di un sistema in cui “una buona posizione“ apre le porte del parlamento.
(Foto: Jan Knap, Senza titolo, 2006)





